"Non riesco a staccarmi dai miei figli"

I consigli preziosissimi di due esperti per accettare la crescita dei figli e crescere insieme in modo sano e sereno.

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Molte persone, quando sono diventata madre per la prima ma anche per la seconda volta, mi avevano confessato che vedere, accorgersi e rimanere impotenti di fronte ai figli che crescono, ti evitano e ti guardano come se fossi un marziano, mi avrebbe portato una forte inquietudine. Non mi svelarono però il segreto per affrontare il turbamento, uscire dallo smarrimento né come affrontare la crisi.

Qualche giorno fa mi sono accorta di avere aggiunto un nuovo piolo a quella scala, che ti affanna ma ti tiene attivo e allenato, che è la crescita familiare. Mio figlio di sette anni, seconda elementare, per storia doveva ascoltare e poi spiegare il significato del testo Non m'annoio di Jovanotti. "In questa canzone Lorenzo Cherubini dice che il tempo è uguale per tutti. Non è che si ferma se sei in ritardo e non va più veloce se arrivi prima. Il tempo poi è prezioso quindi ti conviene saperlo organizzare. Infine questo cantautore spiega che quando ti annoi sembra che il tempo non passi mai mentre quando sei felice vola via". Quante verità dice questo rapper che tre decadi fa mi faceva andare in giro molleggiando, facendo buffi gesti con le dita e indossando un inseparabile capellino da baseball rigorosamente girato di lato. Da dove arriva questo settenne dalle gambe lunghe e magre come quelle di Pinocchio? Chi è questo ragazzino dalla voce sicura che parla filosoficamente del trascorrere del tempo portando esempi di vita vissuta? Dov'è quel bambolotto cicciottello che cercava il mio aiuto per articolare le sue prime parole e muovere i suoi primi passi? Baaam! Eccolo qua lo smarrimento/turbamento di cui mi avevano anticipato l'esistenza quando entri nel mondo della maternità. Goethe diceva che “due sono le cose che i bambini dovrebbero ricevere dai loro genitori: radici e ali”. Dove ci troviamo noi ora? Quanto siamo radicati? E quanti abbracci coccolosi ci saranno ancora prima che queste appendici mobili saranno in grado di portarti in un altro nido?

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"Per ogni genitore arriva prima o poi il momento in cui ci si accorge che qualcosa di importante è cambiato: a volte si è colpiti dal cambiamento di aspetto, altre volte dal comportamento o dal modo di ragionare del figlio che mostra inequivocabilmente di non essere più un bambino", mi spiega e rassicura la dottoressa Maria Beatrice Toro, psicologa e psicoterapeuta a Roma. "Alcuni reagiscono positivamente, felici di vedere aumentare l’autonomia del ragazzo, altri soffrono. Di sicuro, tutti vivono un passaggio considerevole: il figlio si conquista una soggettività separata da noi, è meno dipendente, noi siamo più liberi. La chiave positiva per vivere questo momento può essere data da due elementi: il primo è la soddisfazione di accompagnare il figlio nella sua nuova realtà, il secondo è il recupero di spazi di vita che erano stati ridotti o azzerati dalla presenza di un bambino". L'esperta aggiunge che questi cambiamenti non devono essere necessariamente vissuti in modo traumatico, ma come esperienze significative, anche quando i figli sono ragazzi e hanno la porta della camera inesorabilmente chiusa per molte ore al giorno. "Dobbiamo avere le spalle larghe e capire che questo confine va rispettato, perché non sarebbe sano che la porta rimanesse aperta e se il figlio è cresciuto vuol dire che abbiamo fatto un buon lavoro come genitori. Ora il lavoro continua, ma non sarà più basato sui vecchi canoni, ma sul dialogo e sul confronto. A un adolescente è difficile imporre regole di cui non capisca il senso. Armiamoci dunque di pazienza e accogliamo nella nostra vita una persona che è cambiata, ma che rimane nostro figlio. Siamo di fronte a un cambiamento, non a una perdita!", prosegue Toro sottolineando che in ogni passaggio sano e fisiologico dovremmo sempre avere il piacere di confrontarci e di empatizzare, condividere delle attività, ma anche coltivare nuove e/o vecchie passioni sia insieme sia in solitaria.

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Secondo la dottoressa Angela Pellecchia, psicologa, psicoterapeuta e terapeuta EMDR presso il Centro Medico Unisalus (centromedicounisalus.it) "la famiglia è la prima rete sociale, il luogo dove ogni individuo impara a conoscere se stesso, a costruire la propria identità e a relazionarsi con gli altri. Le esperienze familiari, infatti, hanno una forte pregnanza sulla crescita dei bambini ed è per questo che risulta fondamentale che siano vissute in modo sereno". L'esperta precisa che nei primi due anni di vita il bambino si affida alle persone a lui più vicine, i cosiddetti caregiver, tramite i quali sperimenta un primo approccio al mondo esterno in maniera sicura e speranzosa. "In questi anni le figure parentali sono il centro del mondo dell'infante e soprattutto le mamme si sentono al centro del mondo del loro figlio. Dai due anni in poi, invece, nel bambino emerge la voglia di autonomia, il desiderio di conoscere e toccare ciò che lo circonda. È in questo momento che i rapporti cambiano e molti genitori si sentono svuotati, inutili e vanno in crisi. È in questa fase che risulta davvero importante sapere accettare e accogliere il cambiamento", continua Pellecchia. "Il ciclo vitale della famiglia è un modello teorico che studia lo sviluppo della famiglia nel tempo attraverso l'individuazione di specifiche fasi evolutive e illustra bene come la vita di una famiglia sia caratterizzata da un percorso scandito da passaggi da uno stadio all'altro, con relativi compiti di sviluppo che possano fare emergere difficoltà e persino traumi relazionali nell'affrontare la modificazione dei ruoli e del rapporto di dipendenza - autonomia. In questi delicati momenti di passaggio potrebbe essere una buona idea riprendere in mano i propri interessi, magari riaprire quel cassetto dove giace quel sogno mai realizzato, ritrovare il tempo da condividere con il proprio partner, rallentare anziché accelerare, accettare che volere bene ai propri figli vuol dire lasciarli liberi di fare il proprio percorso, di cadere, anche, per potersi rialzare da soli. In conclusione è importante ricordare che adulti sicuri infonderanno senso di sicurezza e radici robuste. Adulti equilibrati tesseranno le basi per bambini in grado di adattarsi a tutte le situazioni. Adulti liberi di separarsi doneranno ai figli ali per fare esperienze e volare in alto nella vita".

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