Uomini e faccende domestiche sono geneticamente incompatibili?

Una serie di ricerche pubblicate da Atlantic (con relativa riflessione) danno la risposta definitiva a una domanda spinosa.

uomini e faccende domestiche
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Uomini e faccende domestiche, un argomento che fornisce ancora spunti per il dibattito, da qualsiasi lato lo si prenda. Se qualche anno fa una ricerca italiana svelò che il 75% degli uomini che hanno vissuto da soli smettono di fare ogni faccenda in casa quando vanno a vivere con una donna, Joe Pinsker di Atlantic ha invece affrontato il tema dagli Usa con un articolo intitolato The Myth That Gets Men Out of Doing Chores, il mito che tiene gli uomini lontani dalle faccende domestiche. I maschi, ci ricorda Pinkers, hanno la reputazione di essere particolarmente disordinati ma il disordine, fa notare l’autore in modo per nulla scontato, è fatto di due ingredienti: sporcare e non pulire. Per capirci, il disordine in casa si fa lasciando i calzini in giro invece che nel cesto della biancheria sporca, ma anche non lavando i piatti che, necessariamente abbiamo dovuto sporcare. L’idea generale, a parte qualche eccezione, è che un uomo sia più incline a seminare biancheria lungo la strada verso la doccia, ma anche più tollerante nel lasciare che sui piatti sporchi nel lavello cresca la penicillina. La genetica c’entra qualcosa?

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L’articolo di Joe Pinsker spiega che una delle motivazioni razionali addotte dagli uomini è che le donne abbiano “standard più elevati di pulizia, o sono semplicemente più brave a gestire i lavori domestici, quindi finiscono per farne di più”. Ma secondo la biologa Susan McHale docente di sviluppo umano alla Penn State University, interpellata da Pinsker, la genetica non c’entra nulla. "Non ci sono prove di differenze sessuali intrinseche e biologiche nella pulizia o nel disordine", chiarisce McHale all’autore, la quale ha anche spiegato che l’inclinazione innata verso l'ordine varia da bambino a bambino, che sia maschio o femmina, ma che sono i fattori culturali ad avere un'influenza significativa sul risultato finale. Tutto questo lo sospettavamo un po' tutti, basti pensare al vecchio concetto per cui “il posto di una donna è la cucina”, se però la cucina è quella di un ristorante stellato diventa un ambiente quasi prettamente maschile. Ciò che più è interessante di questo articolo emerge da una serie di ricerche di cui vengono riportati gli esiti.

La prima curiosità è il risultato di uno studio del 2019 in cui a circa 600 intervistati ambosessi è stato chiesto di valutare se una stanza mostrata in foto fosse da considerarsi ordinata o disordinata. La percezione del disordine è risultata mediamente la stessa, che a rispondere fossero uomini o donne. Questo ha confermato, intanto, la medesima capacità di un uomo di capire se un ambiente è da rassettare. Quello che invece risulta interessante è che se si specificava agli intervistati chi vivesse nella stanza mostrata nell’immagine, tutti tendevano a giudicarla più sporca se gli si diceva che era abitata da una donna, quasi accettabile se era un uomo. Anche con cenni di biasimo verso l’ipotetica donna, su come sarebbe stata giudicata da un estraneo che fosse entrato nella camera. Un doppio standard sociale, quindi, secondo cui ci si aspetta un maggiore ordine dalle donne.

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Un’altra informazione interessante, risultato di una serie di interviste condotte da una dottoranda di Harvard, tra coppie in cui entrambi erano laureati, è che le caratteristiche principali che avevano aiutato l’uomo ad avere successo sul lavoro, come essere proattivi e scrupolosi, scomparivano totalmente quando era il momento di affrontare delle faccende domestiche semplici quali cambiare una lampadina, atto rimandato per giorni, o saper muovere un mocio correttamente sul pavimento. Da questo si deduce che si tratti di una sottrazione istintiva al compito appresa sin da piccoli come un privilegio, mentre le donne vengono spinte a essere orgogliose di ordine e pulizia. Sono dinamiche di cui maschi e femmine prendono atto già intorno agli 8 anni mentre, secondo una ricerca del Pew Research Center, tra i 15 ai 17 anni già la forma mentis è impostata così bene che, anche durante l'anno scolastico, le ragazze svolgono una media di circa 4,4 ore di lavori domestici a settimana (quindi mettere a posto la stanza e aiutare anche in casa), mentre i ragazzi solo 2,8 ore di media, che probabilmente comprende solo la loro stanza. Da adulti, la media di tempo che negli Stati Uniti una donna impiega per le faccende domestiche è di circa un’ora e di 20 minuti per un uomo. È così che i genitori, in buona fede e inconsciamente, danno per scontato che i ragazzi debbano essere più spensierati perché hanno e avranno “cose più importanti della pulizia ​​di cui preoccuparsi". Una convinzione che viene trasmessa con l’educazione dando forma al luogo comune del maschio “naturalmente” più disordinato. Un uomo è invece in grado di riconoscere perfettamente una casa in disordine e sporca: semplicemente, non sente lo stesso impulso di una donna a porvi rimedio. Uno schema che solo i genitori di bambini di oggi possono provare a rompere, per gli adulti di domani.

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