“Ti sei mai chiesta perché ci insegnano ad alzare la mano per andare in bagno in prima elementare? È per abituarci alle campanelle della fabbrica”. Ivan Mazzoleni parte da un’inquadratura sociale alla Tempi Moderni per spogliarci di due cose: il concetto di carriera e il concetto di gerarchia. Il Ceo di Flowe, nuovo istituto di moneta elettronica e società benefit del gruppo bancario Mediolanum, in un’ora di Zoom non lascerà nel piatto neppure una delle certezze che dalla seconda rivoluzione industriale in poi ci hanno sorretto, o confuso. Lavoro fisso, meritocrazia aziendale, avanzamento di carriera, possesso di immobili, conti, investimenti, accantonamenti. Pensiamo al futuro con i piedi nell’oggi. E se pensassimo all’oggi con i piedi nell’oggi? Tipo. È il principio di quella che Ivan Mazzoleni chiama economia del miglioramento. La Betterbeing Economy, però, non passa dalla City londinese, tantomeno da Wall Street, anzi, guarda il toro e va altrove: “veniamo da una cultura solida che trova nella laurea un titolo nobiliare, oggi post crisi e conseguente nuovo assetto economico, sono le esperienze vicarie i veri master che le generazioni più giovani vogliono seguire”. Le esperienze vicarie a cui fa riferimento Mazzoleni sono quelle di non-influencer che hanno rotato la videocamera dell’iPhone e hanno iniziato a condividere forme imprenditoriali nate in una cameretta ed evolutesi in tutte le varianti possibile del self branding e self managing “sono persone che chiamiamo creator”. Ribaltare la tavola o togliere la tovaglia in un colpo di polso: “l’economia del miglioramento è un nuovo paradigma economico il cui obiettivo è quello di abbinare la finanza e l’economia all’idea di vita sostenibile, in armonia con gli altri e con la responsabilità civile. Il nostro più grande stimolo è quello di aiutare le persone a diventare, grazie a piccoli gesti e accortezze, persone migliori e consapevoli del mondo attorno a sé. Vogliamo aiutarle a esercitare il libero arbitrio e il proprio spirito imprenditoriale, connetterele in modo da creare sinergie nuove e originali, aiutando - i giovani soprattutto - a riscoprirsi e grazie all’esempio vicario, dare loro una spinta per mettersi in moto e crearsi il proprio futuro" continua Mazzoleni.

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L’idea dietro a Flowe è dunque dare gli strumenti per costruire la propria forma di economia, di consumo e gestione. Passa da un’app ma sfocia in talk, letture digitali tra voci che, con le loro esperienze, hanno stimolato dibattiti, inviti a migliorarsi per un proprio interesse personale e non aziendale: “it’s time to wake up, vedere qualcuno che inizia da niente stimola, crea un effetto a catena” azione, reazione, il volano di ciò che è più concreto che mai: quello che ieri era un esercito di freelance che non hanno mai conosciuto un posto fisso oggi diventa un impero di consulenti che, dovendo reinventarsi nel lavoro, sono costantemente pro-attivi nel formarsi e aggiornarsi: “le competenze di un lavoratore durano quattro anni, dopo è necessaria una nuova propulsione”. Un’economia del miglioramento personale e non strutturale: “parliamo di attori attivi e non passivi, di non dover più dipendere dal riconoscimento da parte di terzi del proprio valore, siano sistemi gerarchici o like sui social”. Flowe ha letto il momento e ha stimolato concretamente il dibattito unendosi in una partnership con la piattaforma Carriere.it (permette corsi di alta qualità a prezzi accessibili o gratuiti), insieme le due aziende tech distribuiranno mille abbonamenti gratuiti a “utenti con minori possibilità economiche o disoccupati”. Obiettivo: dare l’opportunità ai giovani di creare nuove economie, domani e formarsi per bene, oggi. “Flowe si rivolge alle generazioni Y, Z, M, con una forte sfera femminile, digitalmente accolturate, che affrontano quello che è uno dei valori meglio conosciuto da chi è cresciuto nell’incertezza lavorativa: l’idea che la svolta avviene per una chiamata interiore o uno shock traumatico come un fallimento lavorativo”.

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Nulla di tutto quello che abbiamo vissuto negli ultimi 12 mesi era prevedibile: come società collettiva non eravamo già indietro sulla formazione e assistenza delle categorie più giovani? “complessivamente la pandemia è stata solo un amplificatore di una realtà già esistente, di una condizione molto arretrata in cui ci trovavamo già per quel che riguarda l’educazione - continua Mazzoleni - “il mondo sta andando verso il self-employment, il mondo del lavoro sta cambiando ed è quindi necessario cambiare i percorsi di apprendimento classici e indirizzarsi verso modalità più innovative, che preparino i nostri giovani a una nuova realtà. Non esiste ancora un percorso educativo formativo che rende l’individuo imprenditore di se stesso. Come ci spiega Bob Johansen, docente dell’Institute for the Future della Silicon Valley, in un mondo che è sempre più VUCA (Volatile, Incerto, Complesso, Ambiguo) sarà importante imparare a uscire dagli schemi classici, facendo propria l’abilità di cercare chiarezza attraverso diversi gradienti di possibilità. Per un mondo che si sta sempre più avviando verso la gig-economy, sarà importante avere nuove competenze digitali, continuare a imparare, scoprire e sperimentare. Alcune delle competenze di base più richieste sono e saranno quelle legate a social media, personal branding, story making e content creation”. In conclusione quanto è cambiato il concetto di carriera rispetto a 10, 20, 30 anni fa? “Fino a oggi la carriera era raggiungere una certa professione, per un determinato titolo o stipendio, ora è un momento perfetto per rifocalizzarsi su se stessi e scoprire le proprie passioni (filosofia orientale dell’ikigai, per esempio) per farne una professione più ricamata su di noi. La carriera erano gli step, le gerarchie, la ricerca di potere”.

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