Perché il nuovo arrivato in azienda guadagna più di me, e io sono più brav*?

Analisi di un problema surreale e diffuso, che trasforma esperienza e affidabilità in un disvalore (fastidioso).

scenic aerial view of pink salt lake
Oleh_SlobodeniukGetty Images

Il mio stipendio è troppo basso? Una domanda che molti si sentono in imbarazzo a porsi anche mentalmente. In un tempo in cui le cose evolvono a una rapidità senza precedenti e gli imprevisti sono più fitti che sul tabellone del Monopoli, abbiamo tutti ovunque nel mondo un disperato bisogno di consigli sulle questioni di lavoro che sovente i genitori non sono più in grado di darci. Le rubriche degli specialisti sulle testate sono (ri)diventate un faro nelle nebbie, soprattutto negli Usa, dove anche The Cut ne offre una chiamata #AskABoss che permette di scrivere lettere anonime al proprio capo per metterlo al corrente di qualcosa di cui non si ha il coraggio di lamentarsi personalmente. Magari i capi non leggeranno mai davvero la lamentela. Però la titolare della rubrica, la giornalista consulente del lavoro Alison Green, risponde analizzando la questione e intrigando tutti, soprattutto se si parla di un fenomeno diffuso ovunque nel mondo come quello esaminato di recente. Ovvero: perché la retribuzione che ci viene offerta con una promozione è inferiore a quella di chi viene assunto direttamente in quella posizione?

Stavolta non si tratta di gender gap, ma dello strano modo in cui chi è già una figura collaudata in un organico, uomo o donna, rischia di essere sottopagato rispetto a una new entry con pari responsabilità. Alison Green affronta il problema pubblicando la lettera di un neopromosso in un settore non specificato che racconta di aver avuto, dopo cinque anni di assunzione, un importante upgrade con un aumento del solo 22%. L’autore della lettera dice di non voler cambiare azienda e di aver provato a spiegare ai suoi superiori che lo stipendio medio per quella posizione è molto più alto, ma non è riuscito a spostare il tema dal concetto di aver già ricevuto "un aumento significativo". Poco dopo, ha ricevuto da un competitor un’offerta di stipendio doppio rispetto al suo, che ha rifiutato solo perché l’ambiente di lavoro di quest’altra società è “tossico”. Ma ha potuto utilizzare l’offerta per trattare col suo capo un altro +20%, restando dell’idea (a ragione) di essere ancora sottopagato. Nella conclusione della lettera, l’autore chiede a Alison Green qualche consiglio su come cavarsela in questo frangente senza sembrare un ingrato solo perché, dice, “voglio solo essere pagato in modo equo”.

Alison Green dà subito ragione all’autore della lettera. Il fenomeno di porre un tetto agli aumenti da riservare ai propri dipendenti è molto diffuso ovunque nel mondo, anche in Italia. Sono più di quanti si creda i "veterani" che vengono affiancati da neoassunti con meno esperienza o competenza aziendale, ma che a parità di incarico e competenze ottengono un assegno più alto perché in fase di assunzione, le aziende non possono promettere uno stipendio inferiore al valore di mercato. “Una volta che hanno dimostrato di svolgere con competenza il ruolo dovrebbero comunque passare nella fascia salariale prevista per quel lavoro”, dice Green riferendosi ai vecchi dipendenti promossi, e non farlo, per la giornalista consulente del lavoro è “bizzarramente miope”. Il modo migliore per lasciare che i talenti si lascino attirare facilmente dalla concorrenza, portando con sé il loro bagaglio di esperienza, di conoscenze dell'organizzazione interna e del modo in cui opera. Mentre i neoassunti passano i primi tempi – pagati bene – a imparare da zero la cultura aziendale. In pratica, l’esperienza in una “famiglia” dovrebbe essere considerata un valore aggiunto, e invece ti penalizza. Dopo aver fatto prendere coscienza ai lettori del problema, Alison Green conclude dando tre consigli fondamentali di cui possiamo fare tesoro: 1) è giusto far notare al capo che la retribuzione media per il proprio lavoro è notevolmente superiore; 2) senza minacciare, far notare che andando via, la persona da assumere per rimpiazzarti costerebbe molto di più, e con meno esperienza; 3) metter in chiaro di essere contenti del lavoro e di voler restare, ma che vuoi sapere se e quando il tuo stipendio verrà adeguato (e farselo mettere per iscritto); 4) Non trattare mai fingendo di avere un’altra offerta inesistente: potrebbero risponderti che faresti bene ad accettarla. Imbarazzante.

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