Doriana Mandrelli Fuksas progetta la città post-pandemia

In una lunga chiacchierata l'architetta racconta i 40 anni di vita col marito, i problemi di genere, i nuovi progetti per i centri urbani e gli spazi per le case di domani.

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Courtesy photo: Jacopo Brogioni

Ripensare ai centri abitati, riflettere sulle aree comuni, riprogettare le case. C’è molto da fare perché «non possiamo più credere di poter vivere come prima della pandemia». Doriana Mandrelli Fuksas, storica dell’arte prima e architetta poi, compagna di Massimiliano nella vita e nel lavoro da 40 anni, due figlie (una regista e l’altra designer di gioielli), ci racconta come saranno gli spazi di domani. O meglio, quelli che lei sta ideando.

Possiamo immaginare una città delle donne?
Mi pare assurdo fare distinzioni: siamo tutti uguali, basta parlare di donne come animali in via d’estinzione. Certo, è vero che le città sono state costruite dagli uomini e sono a loro immagine e somiglianza. Ed è vero che se una donna si occupa di urbanistica sicuramente progetterà spazi per bambini e anziani, parchi e aree per gli animali. L’accudimento rimane materia femminile e quindi un’architetta cercherà il modo per vivere meglio. Siamo predisposte a occuparci di più cose. E lavoriamo anche di più: casa, famiglia, figli, genitori. Non sarà solo loro, ma il lavoro delle donne è maggiore. E io mi fido di più. Certo non si può generalizzare. Ma noi siamo più affidabili, più serie. E’ raro che veda una donna che abbandoni un lavoro a metà.

Doriana Mandrelli Fuksas al lavoro.
Jacopo Brogioni

Dunque, nuovi spazi, quali?
Da tempo ci pensiamo. Durante la pandemia - nel primo lockdown quando mio marito ed io siamo rimasti bloccati in campagna in Toscana - lo abbiamo fatto con un gruppo di amici intellettuali architetti, medici, e professionisti vari. Abbiamo pensato a spazi per una nuova e più consapevole relazione dell’uomo con la natura per uno stile di vita più armonico e volto al benessere degli individui e della collettività in una prospettiva di crescente ecosostenibilità. Un messaggio che è stato anche rivolto al presidente della Repubblica Mattarella con una lettera aperta.

In città, cosa si dovrebbe fare?
Piste ciclabili. Giardini e fermate dei mezzi pubblici illuminati. Mobilità con più auto elettriche. E nelle periferie bisogna creare luoghi dove poter stare più insieme. Non ora certo, ma sicuramente domani.

Doriana Mandrelli Fuksas vicino al plastico del nuovo centro congressi del quartiere EUR di Roma: la celebre "Nuvola di Fuksas".
Jacopo Brogioni

E come vede l’abitazione di domani?
Con un piano libero da condividere tra gli inquilini. Perché sia innanzitutto uno spazio di primo pronto soccorso, con l’ossigeno (non possiamo più farci trovare impreparati) e che sia anche un luogo per i giochi dei bambini, dove magari più famiglie possono condividere la stessa babysitter. Non abbiamo più bisogno degli spazi di prima: ad esempio quanto tempo passiamo nel soggiorno o in cucina? E quando invece ce ne serve se lavoriamo da casa? Gli appartamenti devono essere “fluidi”, con pareti mobili, leggere e trasparenti, come il plexiglass ad esempio, che facciano passare la luce ma che permettano di isolarti quando ne hai bisogno.

In questo scenario c’è molta condivisione…
Sì, l’era dell’individualismo è finita. In molte città si vedono già i segnali: auto, bici, monopattini in “sharing”. Poi è anche vero che la gente li abbandona: quello che è di tutti non è di nessuno; è un problema di educazione. Speriamo nelle nuove generazioni. Non abbiamo più bisogno di

Qual è la città ideale in Europa ?
Credo ancora Berlino, nel passato è stata per tutti un sogno. E lo è ancora: musica, arte, locali, ristoranti, la città contemporanea. E nel mondo alcune città in Cina: per esempio Shenzhen dove abbiamo costruito l'aeroporto.

Quali sono le ultime opere realizzate?
La fermata “Duomo” della metro a Napoli che verrà inaugurata a giugno. E l’aeroporto di Gelendzhik, in Russia, sul mar Nero, che sarà finito tra un anno.

Quando dice “noi” cosa vuol dire?
Mio marito e io lavoriamo insieme da 40 anni. Siamo complementari, io più attenta ai dettagli, anche per i miei studi in Storia dell'arte. Purtroppo, poi, spesso, viene fatto solo il suo nome. Un problema di genere, difficile da eliminare. I committenti quando entrano in studio quasi tutti cercano Massimiliano. Solo Giorgio Armani, dopo il primo incontro, ha chiesto sempre di me: siamo diventati grandi amici.

E dunque il suo tocco femminile, qual è?
La mia formazione in storia dell'arte mi è rimasta negli occhi. I dettagli per me fanno la differenza. Se, poi, vivi a Roma , i marmi, il cielo azzurro il sole, le proporzioni, architettura barocca.. le proporzioni tornano e me ne accorgo. Non prendo mai le misure: sbaglio sempre di pochissimo. Ricordo l'acquisto di un tavolo che non passava dalla porta per un centimetro...

Torniamo ai problemi di genere in architettura. Lei fa parte delle Rebel Architette...
Sì ,un gruppo di agguerrite architette che sostiene equa visibilità e partecipazione alla professione da parte delle donne. Ma non è ancora abbastanza. Siamo ancora poche. Ad esempio, se le chiedo di fare cinque nomi di architetti li li cita in scioltezza, ma sa fare lo stesso con cinque donne... Eppure sono tante quelle che fanno lavori eccelsi.

In Italia le donne nell’architettura sono il 30%. Cosa dice alle giovani che iniziano?
Di non imitare gli uomini, di non perdere la loro femminilità. Di studiare, aggiornarsi e di avere molti sogni da realizzare.

Foto in apertura di Jacopo Brogioni: Doriana Mandrelli Fuksas nello studio di Roma, davanti al plastico della nuova fermata “duomo” della metropolitana di Napoli che sarà inaugurata a giugno. I coniugi Fuksas hanno altri tre studi: a Parigi e, in Cina, a Shenzhen e a Dubai. La Fuksas è legata al movimento Rebel Architette, che sostiene equa visibilità e partecipazione alla professione da parte delle donne.

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