Mary Ceruti, “il successo splende ai margini”

La curatrice, partita da Long Island, si prepara a diventare direttrice del Walker Art Center di Minneapolis

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Walking the walk, not talking the talk è il motto preferito di Mary Ceruti: “non parole ma fatti” come diremmo noi. Certamente, rimboccarsi le maniche e buttarsi a capofitto sul lavoro non ha mai spaventato la curatrice. Dopo quasi vent’anni in carica allo Sculpture Center di Long Island, è volata a Minneapolis pronta per la nomina a direttrice del Walker Art Center, che comincerà ufficialmente a gennaio 2019.

Walker Art Center, Minneapolis
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Un incarico prestigioso che la vedrà a capo di un museo con quarant’anni di storia, composto da una struttura sconfinata: al preesistente edificio di Edward Larrabee Barnes è stata aggiunta, in seguito, un’espansione di ben sette piani progettata dagli architetti Herzog & De Meuron. Un affascinante complesso eterogeneo composto da mattoni a vista e metallo decorato, forme sia geometriche che irregolari, a cui si va inoltre ad aggiungere il parco: ampliato nel 2001, è annoverato come uno tra gli Sculpture’ Gardenspiù belli d’America. Oltre al fornitissimo bookshop e all’elegante Bistrot, non mancano anche un cinema e un teatro, a rimarcare la vocazione polifonica del Walker Art Center, votato non solo alle arti visive ma anche a danza, performance, musica, fotografia e nuovi media.

"Il Walker Art Center ha avuto ruolo pionieristico nell'individuare l'arte e gli artisti sperimentali e influenti del suo tempo, dimostrando continuamente come il potere dell'arte ci aiuti a capire, esplorare e modellare il mondo contemporaneo", ha affermato la curatrice in un comunicato.

Walker Art Center, Minneapolis, Theatre
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Un trait d’union che combacia perfettamente con il percorso intrapreso in quel lontano 1999 allo Sculpture Center di New York, in cui Ceruti ha promosso la nascita di tantissimi artisti oggi rinomati, crescendo anche lei tramite il loro lavoro. È stata lei a lanciare personalità rinomate come Mike Kelley, ribelle artista e musicista dall’immaginario trash-punk, esploratore del cattivo gusto, del sentimentalismo vernacular attraverso le sottoculture giovanili. Oppure Rashid Johnson, artista afroamericano considerato centrale nel dibattito sulle tematiche di identità, integrazione, memoria. Dopo una brillante ascesa, l’abbiamo visto quest’anno ospite a Unlimited di Basilea (e, con la sua prigione eco-artistica di piante, alimentata dalle note di un pianoforte, di certo non è facile da dimenticare…).

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Mary Ceruti, conosciuta anche negli ambienti artistici nostrani, era stata nel 2013 in Italia in occasione della Biennale di Venezia, collaborando con Ilaria Bonaccossa (da diversi anni “boss” dell’importante fiera torinese Artissima) al padiglione islandese dell'artista Katrín Sigurdardóttir: “l’unione fa la forza”, così le due curatrici avevano supervisionato la realizzazione di una piattaforma sospesa di circa 90 metri quadrati che riprendeva motivi barocchi. Insomma, per la curatrice americana, dagli occhi cerulei e dalle argentee meches sulla fronte (che a noi fa un po’ “stile Paola Marella”), agire di improvvisazione è sempre meglio che stare sotto i riflettori con copioni già preparati. Come racconta a Pin Up Magazine, le migliori esperienze per lei sono state quelle condivise con artisti che amavano le safe zone piuttosto che i rumorosi contesti dell’establishment artistico: “C'è molto spazio ai margini per fare qualcosa di più interessante di quello che puoi fare nel mezzo.” L'ultima sfida, per la curatrice che viene da Long Island, sarà quella di continuare a lanciare artisti preparati sotto spotlight sempre più luminosi, senza però mettere a rischio la ricerca e la sperimentazione che contraddistingue i più giovani.

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