Il sogno americano di Cecilia Alemani: donna da record nel Nuovo Continente

Storia della curatrice ops della conferma vivente che essere brillanti, meritevoli e attenti verso il mondo che cambia velocemente, paga. Eccome.

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Courtesy Cecilia Alemani

“Meno del 5% degli artisti della sezione di Arte Moderna sono donne, ma più dell’85% dei nudi sono femminili”. Era il 1989 quando il gruppo di artiste Guerrilla Girls, con l’opera provocatoria Do women have to be naked to get Into the Met.Musem? riempiva gli spazi pubblicitari di New York, dando vita a una bufera mediatica. Non si è ancora placata la voce della protesta (come dimostrato dal recente scandalo Weinstein o dai neonati movimenti di denuncia come #MeToo) ma, da trent’anni a questa parte, le donne sono effettivamente riuscite a varcare la soglia del museo, vestite. E soprattutto autorevoli, preparate, brillanti e propositive. Alla direzione di importanti istituzioni o nel ruolo di curatrici indipendenti, le storie di queste figure meritano di essere raccontate. E con loro, quel retrogusto di amore e lotta che caratterizza ogni conquista. Oggi parliamo di...

Una vita divisa tra la Grande Mela e Milano, uno sguardo sicuro di sé e un sorriso oltremodo radioso incorniciati da una chioma total curly. Cecilia Alemani, classe 1979, vanta un percorso disseminato di record. Prima di tutto, quello di essere la prima under 40 ad aver ottenuto nel 2011 la carica di direttrice artistica dell’High Line Art di New York, uno dei luoghi attualmente più in voga dove incontrare l’arte contemporanea. Un sogno americano “da manuale” che dovrebbe essere da esempio anche per il Vecchio Continente, dove la burocrazia delle vecchie istituzioni lascia spazio ai giovani solo in casi sporadici. "In America conta molto la formazione, l’esperienza e la capacità di saper lavorare. Nel mio caso, è stato il personale dell’High Line a contattarmi direttamente e a propormi il ruolo che oggi ricopro", dichiara in un’intervista per La Voce di New York. Cecilia Alemani è la conferma vivente del fatto che essere brillanti, meritevoli e attenti nei confronti del mondo che cambia velocemente paga, eccome.

Ma che cos’è esattamente l’High Line Art? Nientemeno che il programma di arte pubblica più ambizioso di New York, ora uno dei simboli della città: nato nel 2009, si sviluppa tra le architetture dei quartieri Chelsea e Meatpack, sui binari della vecchia ferrovia sopraelevata, offre una lunga passeggiata in cui entrare a contatto con i progetti di numerosi artisti contemporanei di tutte le nazionalità. Un paesaggio urbano unico che gode di una folta vegetazione e una vista spettacolare sull’Hudson, che ospita otto milioni di visitatori all’anno (più di quelli del Metropolitan!). Anche qui non mancano temi legati a una visione forte e femminile, come dimostrato dal lavoro di Dorothy Iannone, un’artista americana che lavora a Berlino e crea disegni di sapore esoterico, tutti incentrati sull’erotismo e sull’esperienza sessuale femminile. “I Lift My Lamp Beside the Golden Door” è il grande murales collocato all’altezza della 22esima strada: stagliate su sfondo bianco, tre “signore” statue della libertà, sexy e colorate, forniscono una versione molto più vitale dell’originale, a tal punto che, a seguito delle nuove amare leggi Usa sull’immigrazione, l’artista ha voluto rappresentare il proprio dolore ponendo delle lacrime che rigano i loro volti.

Ma è giunto il momento di aprire una parentesi sulla cronaca rosa: Cecilia Alemani e suo marito Massimiliano Gioni, sono stati più volte definiti “la coppia più influente del mondo dell’arte”. Lui, l’enfant prodige, è stato Direttore della Biennale di Gwanju nel 2010, della Biennale di Venezia nel 2013 e tutt’ora capo della Fondazione Trussardi a Milano, giusto per inquadrarlo. Lei lo conosce nel 2004, mentre frequentava uno stage nell’edizione di Manifesta di San Sebastián (Spagna) di cui lui è curatore. Dopo qualche anno di rimpiattino per il mondo (d’altronde lo abbiamo capito, il curatore di successo oggi è un mestiere globale), la scelta ricade, per ovvi motivi, su New York, ancora inframmezzata da frequenti viaggi nell’appartamento di famiglia Alemani in Corso Buenos Aires a Milano, curiosamente spoglio: "Guardiamo arte tutto il giorno per mestiere. Per rilassarsi qualcuno medita, altri fanno yoga. A noi piace guardare le pareti bianche", confida in un’intervista al Corriere Living.

Nel 2017 si piazza direttamente al 78esimo posto come New Entry nella classifica dei Power 100, le personalità più influenti nel mondo dell’arte, (ben 11 posizioni sopra Marina Abramović, “The artist is falling”…), dato che fa intravedere un futuro ben lieto. Dopo aver rappresentato l’Italia all’ultima Biennale di Venezia, volerà a Buenos Aires (quella in Argentina!), per dirigere la prima edizione dell’Art Basel City Project, un progetto itinerante con l’obiettivo di stimolare l’attività artistica in luoghi generalmente meno toccati dall’arte contemporanea. Dai binari della ferrovia newyorkese al dialogo con i governi e le amministrazioni della capitale sudamericana, restiamo col fiato sospeso in attesa di scoprire l’esito di questo ultimo viaggio.

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