E così, la regista francese Laetitia Colombani diventò scrittrice di best seller

Famosa in patria per i suoi film, ora è l'autrice del un caso editoriale internazionale dell'anno La treccia (in uscita in 29 paesi), storie parallele di tre donne lontane tra loro

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Photo Nine Kopfer Unsplash

Per fare una treccia occorrono tre ciocche di capelli; tre come i destini delle donne -a latitudini diverse - che si intrecciano a distanza, emanano coraggio, tenacia, voglia di riscatto e confluiscono in un libro bellissimo diventato caso editoriale internazionale. La treccia (Casa Editrice Nord) è il romanzo d’esordio della giovane regista, sceneggiatrice e attrice francese Laetitia Colombani. Destinato a diventare anche un film. È in testa alle classifiche in Francia, tradotto in 29 paesi, oltre 300mila copie vendute. Tre continenti, tre donne con lingue, vite e occupazioni differenti che non si incontreranno mai, se non nei capelli di una treccia che diventa simbolo della loro forza. L'abbiamo incontrata per parlarne con lei. Ma prima conosciamo le protagoniste.

Photo Eline Nieszawer

India. In un villaggio dell’Uttar Pradesh, Smita è una “dalit”, intoccabile fuori casta, impura al gradino più basso del sistema. Raccoglie a mani nude gli escrementi della gente: nessun diritto, umiliazione a palate. In un paese in cui le neonate spesso vengono sepolte vive alla nascita, lei è già stata fortunata. Ha sposato un uomo buono che non la picchia, fa il cacciatore di ratti ed è rassegnato al suo misero dharma. Quella di Smita è una condanna a vita ereditata da generazioni di donne dalit e lo stesso (non) futuro attende sua figlia Lalita. Però Smita non ci sta, per la sua piccola vuole di meglio. Dapprima, a fatica, la iscrive in una scuola perché sa che il riscatto passa attraverso l’istruzione. Ma quando si accorge che è una strada sbarrata, di notte abbandona il marito, prende con sé la piccola e fugge lontano, rischiando anche la vita. Infine arriva al Tempio di Tirupati dove i pellegrini pregano per una vita migliore e offrono la sola cosa che hanno al mondo: i loro magnifici capelli.

Italia. A Palermo, Giulia adora leggere e lavora con passione nello storico laboratorio paterno; l’ultimo in cui si realizzano parrucche di capelli veri grazie alla “cascatura” (tradizione siciliana di conservare i capelli tagliati o caduti spontaneamente). Quando il padre si ammala e l’azienda sta per fallire, Giulia non si perde d’animo… e nel frattempo si innamora del rifugiato politico di fede sikh, Kamal, bracciante in una cooperativa. Un amore clandestino e fuori da ogni schema, ma grazie al quale troverà anche la soluzione per salvare il laboratorio: importare dall’India i capelli che in Sicilia non si trovano più.

Canada. A Montreal, Sarah è una rampante avvocato che alla carriera ha sacrificato due matrimoni e il tempo con i figli. Poi la diagnosi di cancro al seno e il debilitante iter della chemioterapia. Donna sempre vincente e all’apice del successo non permette alla malattia di farla rallentare. Ma in un mondo di squali quando si avverte la debolezza e si annusa odore di sangue non esiste pietà e Sarah dovrà combattere anche contro la discriminazione sul lavoro. Poi la svolta: capisce che la sua vita era un inganno, riassesta la prospettiva e, con tempra da gladiatore, decide di dedicare ogni secondo della sua vita alla lotta contro il male, per continuare a vivere e crescere i suoi figli. La base di partenza di questa rinnovata autostima è la parrucca di capelli veri con cui coprirà il cranio rasato. Ed ecco l’intrecciarsi delle tre protagoniste nella storia da cui sarà tratto un film, come ci racconta l’autrice. «Pensiamo di girare nei prossimi due anni e uscirà nelle sale probabilmente a fine 2020. Ho appena firmato con una produzione francese e sto già lavorando all’adattamento del romanzo. Non voglio apparire sullo schermo, ma mi occuperò della sceneggiatura e della regia, sulla quale voglio concentrarmi in modo particolare. Sarà una sfida, ma anche una stupenda avventura», ci spiega Laetitia Colombani.

E le attrici?
Sarò io a sceglierle nei vari paesi, perché il film sarà girato in India, Italia e Canada. Vorrei un’attrice indiana per Smita, una giovane ventenne italiana per Giulia ed una quarantenne anglosassone per Sarah. Ma per ora non ho in mente nessuno in particolare.

Com’è nata l’idea di questo romanzo? E come è stato scriverlo?
Semplicemente avevo voglia di dipingere ritratti di donne contemporanee, completamente diverse tra loro, raccontarne difficoltà, lotte e speranze. Volevo ritrovare il piacere di scrivere in libertà che avevo fin da piccola; concentrarmi sulla musicalità delle frasi e trovare le parole giuste. Non avevo un editore, né un progetto completo, ma ero libera! Da 20 anni scrivo per il cinema dove ci sono precise costrizioni: dal budget che va rispettato, ai tempi e agli attori…».

Perché proprio queste tre protagoniste? Coraggi diversi e ostacoli diversi: si è ispirata a donne che conosce?
Anni fa ho visto un documentario sull’India e sugli intoccabili, in modo particolare le donne e quello che devono subire; allora ho pensato che avrei voluto raccontare quella realtà. Per il personaggio di Sarah invece mi sono ispirata ad una delle mie più care amiche che ha scoperto di avere un cancro. Ha dei figli, una carriera molto esigente e in un batter d’occhio la sua vita è stata completamente sconvolta. Un giorno l’ho accompagnata a comprare una parrucca e mi è venuta l’idea di un libro con tre destini femminili intrecciati.

Come si spiega e come vive il grande successo del suo esordio letterario?

È stata un’immensa sorpresa. Il libro l’ho scritto per la mia amica Olivia e poi perché volevo fare un’esperienza diversa dallo scrivere per il cinema; ma non mi aspettavo tanto entusiasmo. Vivo questo successo come un dono che la vita mi ha fatto. Mi permette di incontrare moltissime lettrici, ma anche uomini, ascolto le loro testimonianze e questo si traduce in energia positiva».

Regista, sceneggiatrice e attrice, in quale di questi tre ruoli si trova meglio?
Mi piace tutto quello che faccio semplicemente perché sono sfaccettature del grande desiderio di raccontare storie e rendere visibile un universo immaginario che mi interessa. Se però dovessi scegliere, la scrittura è quella che mi definisce di più e riflette le mie aspirazioni».

Per lei il cinema è…?
Il mio sogno da bambina, quando ero profondamente affascinata dai film, e già allora avevo capito che era quello che volevo fare. A 12 anni ho iniziato a calcare le scene in teatro ed ho fatto una scuola di cinema per imparare a scrivere sceneggiature e regia. Poi fui ingaggiata come figurante in un film in costume, con un bellissimo abito del 18°secolo. Sono entrata così nel circuito dei cameraman e il capo operatore mi disse di rimettermi jeans e scarpe da ginnastica perché aveva bisogno di una persona come me. Questa la mia prima avventura, e mi ha portato bene, perché il produttore del film diventò anche quello del mio primo lungometraggio “Ti amo, non ti amo”».

Lei quanto è coraggiosa e tenace?
Sono determinata; però ho anche avuto la grande fortuna di una vita gradevole…e tocco ferro mentre lo dico. Non mi sono mai dovuta confrontare con situazioni drammatiche come quelle del romanzo. Credo che il coraggio di una persona e la sua vera natura vengano fuori proprio di fronte a sfide difficili».

Si nasce con la forza d’animo o la si impara strada facendo?
Credo che spesso, in parte, nasca con noi; poi le prove della vita rafforzano la personalità. Per esempio Lalita è una bambina estremamente coraggiosa; ho voluto questo personaggio proprio per ricordare che non c’è un’età per esserlo, ci sono dei piccoli veri e propri eroi. Certo è la madre che la trascina nell’avventura, ma lei a 6 anni già si oppone al bramino che rappresenta il potere. Giulia nel romanzo nasce ragazza che neanche sa di avere il coraggio che poi tirerà fuori, e finisce per diventare una donna».

Ha già in mente un altro libro?
Si ho già iniziato a scriverlo perché La treccia mi ha dato moltissimo e mi incoraggia a continuare su questa strada, e in parallelo lavoro al film.

Courtesy Editrice Nord
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