Se solo le donne di Westworld ci somigliassero un po' di più

Alla sua seconda stagione il capolavoro HBO regala personaggi femminili molto, molto (troppo) attuali?

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HBO

Westworld, l’intricato show Hbo di Jonathan Nolan e Lisa Joy che è il puzzle collettivo preferito dagli amanti delle serie tv, ha appena concluso la sua seconda stagione. È un prodotto di intrattenimento unico nel suo genere: filosofico e quasi metafisico, sotto i complicatissimi circuiti della trama giacciono domande talmente esistenziali da risuonare – almeno ai più cinici – quasi ridicole tanto sono grandi, schiaccianti, totali. Una di queste è: «Cos’è l’uomo?». Più importante ancora, la serie sembra chiedersi: «Cos’è la donna?». Roba da poco, insomma.

Al centro degli accadimenti di Westworld - parco a tema western dove «tutto è possibile» e a chiunque abbia pagato il biglietto è consentito divertirsi come meglio crede interagendo con robot in tutto e per tutto identici agli esseri umani - sono in particolare due personaggi femminili che sono anche androidi. Una è Dolores Abernathy, interpretata dalla splendida Evan Rachel Wood; l’altra è Maeve Millay, cui presta il volto una Thandie Newton potentissima. Nel 2016, con la prima stagione, abbiamo conosciuto Dolores soprattutto come figlia e fidanzata; incarnazione della tipica «damsel in distress» o damigella da salvare, gli uomini dello show si sono battuti per la sua innocenza, per la sua incoscienza e per la sua dolcezza. Maeve, invece, era la maitrêsse di un bordello, il saloon Mariposa che fa da epicentro dell’esperienza di Westworld stesso; l’abbiamo incontrata dunque come femme fatale, prostituta, donna indecente e amorale.

Dolores e Maeve sono agli antipodi come personaggi ma proprio per questo compongono, assieme, il delicato discorso sulla femminilità che punteggia Westworld. Nella seconda stagione andata in onda quest’anno su Sky Atlantic entrambe si sono trasformate in una sorta di opposto speculare di quel che erano nella prima: in seguito alla ribellione dei robot che costituisce a oggi la trama della serie Dolores si è trasformata in Wyatt, un bandito senza scrupoli con una visione sin troppo tristemente chiara e consapevole del destino della sua «specie»; Maeve, invece, in un «admin» o androide superintelligente ma soprattutto in una madre amorevole (se non ossessionata) disposta a fare qualsiasi cosa pur di proteggere quella che - in una delle sue tante vite meccaniche precedenti - era stata sua figlia. In soldoni, le due donne hanno ribaltato la loro funzione nel parco e nella storia: da oggetti sono divenuti soggetti, da comprimarie si sono mutate in protagoniste ed eroine.

Facendo un rapido ragionamento sui tempi di produzione è molto difficile che lo scandalo Harvey Weinstein e il #MeToo siano stati «calcolati» nella seconda stagione di Westworld, scritta probabilmente prima che il tornado investisse numerosissime donne dello spettacolo e la società intera. Non di meno la serie, nel suo secondo corso, a prima vista funziona perfettamente come araldo e agente di consolidamento di una rivoluzione nella rappresentazione in televisione, a patto che se ne accetti l’ingenuità. La sensazione con Dolores e Maeve infatti è che entrambe, pure a ruoli ribaltati, facciano poco altro che calzare altri stereotipi (pasionaria e genitore) con poche concessioni a ciò che dovrebbe essere un ritratto femminile efficace nel 2018: quello di una donna che vive per se stessa. Certo, si tratta di robot, e la sospensione dell’incredulità è necessaria, ma è difficile negare che questi grandi personaggi siano rimasti in gabbia, marionette cui viene vietata una completezza di scopi e intenti, o almeno un pizzico di egoismo sovversivo e salvifico.

Forse è di questo che abbiamo bisogno in televisione. Di donne con la capacità – null’altro che reale, a ben guardare, siamo tutte così in un modo o nell’altro – di spaziare tra sfumature concedendosi di essere madri un momento, amanti nell’altro, bandite se lo desideriamo, umane e solidali perché così impone la nostra scala di valori o assolutamente stronze se la circostanza lo richiede. Contraddittorie, in una parole, perché la totale coerenza è soltanto delle macchine. Staremo a vedere se nella sua terza stagione (che arriverà verosimilmente nel 2020) Westworld accetterà la sfida e trasformerà davvero creature come Dolores e Maeve in femmine autodeterminate, il cui vero scopo sia la vita.

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