Di suggestioni millenarie e poesie visive, la Cambogia del Photo Phnom Penh 2018

Dal 5 ottobre al 5 novembre, la nona edizione del festival fotografico che fa dialogare Asia e Europa attraverso i frame più suggestivi al mondo.

Charles Fréger, divinità giapponesi, kimono, Giappone, Photo Phnom Penh 2018
Saotome, Ayashi, Sendai, Prefettura di Miyagi © Charles Fréger (Courtesy Photo Phnom Penh 2018)

Un kimono sa in-vestire l'immaginario di suggestioni millenarie, profumando d'oriente qualsiasi stile o guardaroba, ma quelli fotografati da Charles Fréger nella sua Yokainoshima, offrono un viaggio molto più avventuroso. Sull'isola che esiste solo nei rituali più spirituali che la dimensione umana intrattiene con il divino. Le figure "selvagge" (il cuore selvaggio) della cultura popolare europea, rappresentate con maschere e folclori nel precedente Wilder Mann, spingono il viaggio del fotografo francese nel regno delle creature mistiche associate al folklore giapponese, con artisti che danno corpo allo spirito di Saotome (donne che piantano il riso nella foto di apertura) nel paesaggio innevato di Sendai, a nord di Tokyo, tra fantasmi, mostri, orchi e goblin che propiziano il trascorrere delle stagioni. Un viaggio nella cultura popolare europea e asiatica, pronto ad arricchire il dialogo tra Asia ed Europa e lo sguardo sulla nuova fotografia cambogiana, protagonista del festival di fotografia Photo Phnom Penh 2018. Il tour espositivo del panel di respiro internazionale è pronto a inaugurare la sua nona edizione (5 ottobre - 5 novembre 2018), con entrambi i progetti di Fréger esposti sulle mura dell'ambasciata francese, tra i carichi portati dalle donne e la poesia della natura che dilata limiti e confini, a partire da quelli della fotografia contemporanea.

Daesung Lee - Futuristic archaeology, 2014 South Korea
© Daesung Lee (Courtesy Photo Phnom Penh 2018)

Conferenze, workshop, letture di portfolio e incontri, insieme a una proiezione inedita che dialoga con i diversi progetti esposti, accompagnano le visite alle mostre, toccando varie sedi della capitale politica ed economica della Cambogia. A toccare quello che scompare sono invece i paesaggi della Futuristic Archaeology, messa in scena dal coreano Daesung Lee, con una serie di collage che toccano il cuore della città e delle culture tradizioni messe a rischio dai cambiamenti climatici ed economici. Non solo per le culture nomadi di cavalieri, falconieri e pastori della Mongolia. I cambiamenti climatici che ingrossano il flusso migratorio di profughi e sfollati, toccano anche le inondazioni di Phnom Penh, documentate da un talentuoso amatore cambogiano come Ly Min, con la serie puntata sulla vita che scorre sotto i nostri occhi su zattere improvvisate. Un progetto che potrebbe non continuare, se i lavori affrontati dal comune riusciranno a evitare gli allagamenti.

Lo spostamento che investe il paesaggio e dilata il concetto di confine, arriva in mostra alla Galleria dell'Istituto Francese della Cambogia con il dialogo simbolico tra lo storico progetto di Olivier Culmann e quello inedito di Lim Sokchanlina. Gli autoritratti di The Others, dedicati dal fotografo francese all'esplorazione dei codici sociali ed estetici dell'India, attraverso la costruzione dell’immagine di sé. Lo spazio scenico dei paesaggi video e fotografici messo a fuoco dal fotografo cambogiano con Wrapped Future.

This content is imported from Instagram. You may be able to find the same content in another format, or you may be able to find more information, at their web site.
This content is imported from Instagram. You may be able to find the same content in another format, or you may be able to find more information, at their web site.

Il contributo del giovane fotografo thailandese Watsamon Tri-yasakda, ha l'obiettivo puntato sulla questioni dei diritti umani della comunità LGBT in Tailandia e nel Sud-Est asiatico. Il suo contributo arriva in mostra con i ritratti dei ragazzi in uniforme scolastica del suo paese, riflettendo, non senza ironia, sul ruolo giocato dalle istituzioni educative sull'immaginario della virilità. Dall'ironia alla poesia, il viaggio non è poi così lungo e affidato alla metafora colorata del sontuoso teatro di ombre messo in scena da From hunting to shooting di Mak Remissa, tra i più importanti fotografi cambogiani.

Mak Remissa - From hunting to shooting
From hunting to shooting © Mak Remissa

Il dialogo tra Asia ed Europa si intensifica sull'isola di Koh Pich (Diamond Island) con il contributo di progetti che spaziano dalla riflessione sul recupero intraprendente del bielorusso Alexey Shlyk, a quella sulla percezione di bagagli, dettagli e paesaggi, inquadrati in modo straniante e poetico dai negativi a colori dello svedese JH Engström. Il formato quadrato e in bianco e nero degli scatti del cinese Yang Ming si concentra sulla perdita di radici del suo paese, mentre cavalca tigri giocattolo, come quelle che spopolano nei nostri centri commerciali, con le fattezze di ogni genere di animale (probabilmente Made in China). Dalla Cina al Giappone, lo sguardo si addolcisce con incanto cromatico che attraversa i cieli e i tralicci di Tokyo con i pappagalli fotografati del giapponese Yoshinori Mizutani.

Yoshinori Mizutani - Tokyo Parrots
© Yoshinori Mizutani (Courtesy Photo Phnom Penh 2018)

Il peso sostenuto dalle donne in tutto il mondo, è messo in scena, neanche troppo simbolicamente e con un tocco di humour poetico, da un progetto come How much can you carry della francese Floriane De Lassée. Immagini colorate e piene di vita che guardano con ottimismo condizioni e paesi difficili, insieme al dialogo tra Asia e Europa, Oriente e Occidente, portato avanti con determinazione dal festival fotografico cambogiano.

Floriane De Lassée - How much can you carry
© Floriane De Lassée (Courtesy Photo Phnom Penh 2018)
This content is created and maintained by a third party, and imported onto this page to help users provide their email addresses. You may be able to find more information about this and similar content at piano.io
Pubblicità - Continua a leggere di seguito
Altri da Cultura