#EleNão: un hashtag al femminile per contestare le elezioni in Brasile

Milioni di donne brasiliane si sono mobilitate contro il candidato presidente di estrema destra Jair Bolsonaro, risultato in vantaggio nel primo turno delle elezioni del 7 ottobre

Women Protest Against Jair Bolsonaro
Getty ImagesNurPhoto

Un hashtag che è partito ad agosto e che oggi è diventato virale: #Elenao. È il grido delle donne brasiliane che hanno lanciato una campagna social per denunciare la politica estremista del candidato social liberale Jair Bolsonaro che ha appena avuto la maggioranza al primo turno delle ultime elezioni.

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Spaventano le sue posizioni misogine, omofobe e contrarie ai diritti umani. Membro della camera dei deputati dal 1991, Jair Bolsonaro è stato protagonista di attacchi nei confronti delle donne, dei membri della combattiva comunità LGBTQ brasiliana e delle minoranze etniche.

Le militanti dell'hashtag sono donne comuni organizzate in un movimento che unisce, diverse età anagrafiche, etnie e classi sociali. Alla mobilitazione hanno aderito la comunità LGBTQI e vip del paese: attrici, presentatrici e giornaliste brasiliane. La protesta ha raggiunto, al 29 settembre, 453.200 menzioni su Instagram e una diffusione internazionale, con condivisioni sui profili di star come Dua Lipa, che ha ritwittato un articolo del New York Times aggiungendo l’hashtag #Elenao, e Madonna, che ha postato sul suo profilo Instagram una foto già diventata simbolo.

Instagram: il profilo di Madonna contro Bolsonero
InstagramMadonna

Il suo viso in primo piano, la bocca tappata da un nastro adesivo e la scritta freedom. A spiccare sul fondo nero la scritta #Elenao. Non solo Instagram e Twitter, in appena un mese la pagina Facebook Mulheres unidas contra Bolsonaro, ideata dalla pubblicista di San Paulo Ludmilla Teixeira, ha raggiunto più di tre milioni di follower.

Il movimento vorrebbe porsi sopra le ideologie e i partiti, essere trasversale e concentrato sull'opposizione all’intolleranza del candidato. Dal gruppo il messaggio è: non si tratta di una questione di partito, è questione di valori morali e diritti.

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L'attesa adesso, dopo il 46,2% ottenuto da Jair Bolsonaro è per il ballottaggio del prossimo 28 ottobre. Il movimento tifa per il candidato Fernando Haddad, ex sindaco di San Paolo, uomo simbolo del Partito dei Lavoratori dopo l'arresto dell'ex presidente Luiz Inácio Lula da Silva.

Il picco della campagna #Elenao si deve però registrare il 29 settembre con quella che la stampa internazionale ha definito «una rivoluzione orchestrata dalle donne contro il fascismo». L’organizzazione di marce nelle piazze brasiliane e di tutto il mondo, ha visto le militanti sfilare in viola, cantare parodie dei discorsi di Jair Bolsonaro e (per fortuna) anche la partecipazione maschile si è rivelata buona. Ad aderire trenta città in Brasile e diverse altre in tutto il mondo: Berlino, Bueno Aires, Parigi, Londra, New York, Washington. Solo a Brasilia i manifestanti erano 40 mila, secondo gli organizzatori.

«Le donne brasiliane vogliono esprimere il loro rifiuto verso le dichiarazioni di odio del candidato per la presidenza, Jair Bolsonaro, in particolare contro le donne, i neri, indigeni e LGBT. Per noi, il peso della sua ascesa sarebbe violenta, perché siamo il più vulnerabili, perseguitate e criminalizzate quando i diritti sono rimossi», racconta la sociologa femminista Natalia Mori a Marie Claire Brasile.

In Brasile le battaglie femminili sono da tempo dedicate alla rappresentanza politica dell’elettorato femminile: meno del 10% del Congresso è costituito da donne. Il tasso di femminicidi è di circa 4,8 ogni 100mila donne, numeri che pongono il Brasile al 5 posto nel mondo per la violenza sulle donne, secondo dati dell' Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms).

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