Tutti i linguaggi dell'arte nell'opera che ha vinto il Maxxi Bulgari Prize

Ludwig di Diego Marcon entrerà nella collezione permanente del Maxxi Arte, che ha inaugurato in questa edizione la partnership con Bulgari.

Maxxi Bvlgari Prize 2018
Elisabetta VillaGetty Images

Roma, il Maxxi e Bulgari, una storia d’amore a tre. O meglio, Roma amor condiviso tra il museo Maxxi, perla dell’arte e dell’architettura contemporanee, e la casa gioielliera che proprio nella città eterna fu fondata nel 1884 da Sotirios Voulgaris. 134 anni dopo, la scintilla si rinnova con la consegna del Maxxi Bulgari Prize 2018, il premio che sigla la prima collaborazione tra il museo di via Guido Reni e lo storico marchio di gioielleria del gruppo LVMH.

La rosa purpurea dei 3 finalisti del Maxxi Bulgari Prize anticipati lo scorso maggio -Talia Chetric, il duo Invernomuto, Diego Marcon- e rimasti in mostra nelle sale mozzafiato del primo piano del museo (lo saranno fino al 4 novembre e vale davvero la pena scoprirli), si è presentata nella serata del 26 ottobre nella Sala Carlo Scarpa, alla presenza della presidente della fondazione Maxxi Giovanna Melandri, del CEO di Bulgari Jean Christophe Babin e dei giurati che hanno determinato il vincitore, premiato dal regista Giuseppe Tornatore. E a vincere è stato Diego Marcon, classe1985 da Busto Arsizio, che avrà l'orgoglio della sua opera Ludwig (realizzata con la tecnica della computer generated imagery, la CGI degli effetti speciali nel cinema) nella collezione permanente del Maxxi Arte.

Ad aprire la serata il discorso della presidente Melandri, che pur consapevole di non poter premiare tutti ha voluto riconoscere l’alto livello delle opere presentate: “Hanno vinto tutti. Perché hanno accompagnato tutti noi e i nostri visitatori per molti mesi. È stato bellissimo vedere tanti ragazzi giovani fermarsi, sostare, sedersi per terra di fronte a queste opere” ha raccontato la presidente, ringraziando calorosamente Bulgari quale nuovo partner del progetto di rilancio del premio: "Ci affiancherà per 6 anni per fare un salto di scala e di qualità” ha proseguito Giovanna Melandri. “Pensiamo di aver dato un valore in più a questo progetto, perché la giuria è internazionale e posa uno sguardo tale anche sugli artisti italiani. È così che si aiutano gli artisti del nostro paese o che si ispirano al nostro paese. È una delle missioni istituzionali del Maxxi scavare nei meandri della creatività contemporanea” ha concluso la presidente poco prima di lasciare la parola al CEO di Bulgari, Jean Christophe Babin. Che non ha smentito il suo savoir-faire di eleganza e di inclinazione ad ogni tipo di creatività: “Per Bulgari è un grandissimo onore, la maison è sempre stata ispirata dall’arte, centrale per noi come Roma per la famiglia Bulgari” ha esordito Babin. Un fluire di preziosi scambi continui tra la città e l’haute joaillerie che incorporano la ricerca artistica cui è votato il Maxxi. “L’arte non sarebbe niente se non ci fosse innovazione, il Maxxi stesso è un concetto avanguardista che rispecchia la storia di Bulgari nello spingere i confini più avanti, nel modo più audace che conosca. Per noi il Maxxi è il partner ideale, anche perché è di Roma. L’arte per noi è uno stimolo, non cerchiamo di riprodurre solo ciò che l’arte ci suggerisce. In questo premio, i vincitori sono riusciti a creare qualcosa di unico” ha concluso il CEO della maison.

Elisabetta VillaGetty Images

Giuseppe Tornatore, l’amico di questa edizione come lo ha definito la presidente Melandri, ha avuto l’onore di consegnare il Maxxi Bulgari Prize 2018 al vincitore Diego Marcon. Prima di donare definitivamente il piccolo parallelepipedo in cemento, il regista ha regalato le sue impressioni e le motivazioni che hanno spinto i selezionatori a premiare Ludwig. “Le opere mi hanno molto toccato. Queste finaliste sono tutte molto attraenti, mi hanno colpito e mi hanno fatto riflettere sul mestiere del quale mi occupo, il cinema, giudicato come il linguaggio più forte che si nutre di tutti gli altri linguaggi artistici combinati insieme” ha esordito Tornatore. Il suo cinema, proprio nei giorni della ricca Festa del Cinema di Roma, gli servito per leggere in modo diverso le opere presentate dai tre artisti: “Scoprire come il linguaggio audiovisivo possa diventare materia prima grezza per altri linguaggi e modi di vedere il mondo mi è sembrato straordinario. Mi ha dato la sensazione di un orizzonte sconfinato della creatività umana. È un’emozione profonda e un messaggio confortante in un’epoca in cui si torna a parlare di confini e muri sull’orizzonte dell’uomo. Diventa un messaggio politico”.

L’opera "Ludwig" di Diego Marcon
Courtesy Maxxi

La straniante, inquietante angoscia in loop che monta dentro perdendosi nell’opera di Diego Marcon vincitore, che raffigura un bambino che accende un fiammifero in uno spazio sospeso (una nave in balia di una tempesta), è avvolgente come il buio che la permea nei flutti. Il fiammifero si consuma e la voce del bambino si interrompe nel canto dal timbo sì dolcissimo, ma dai versi disperati. La scena reiterata diventa, secondo dopo secondo, sempre più ossessiva. La partitura per pianoforte e voce è di Federico Chiari, eseguita da Marco de Gaspari e interpretata da Gianluigi Sartori, allievo cantore del Coro Voci Bianche dell’Accademia Teatro alla Scala di Milano. “Per la sintesi originale tra linguaggio analogico e digitale, per la capacità di interpretare con grande efficacia lo spirito contraddittorio della nostra epoca attraverso frammenti della tradizione musicale e artistica del passato; per il modo poetico ed evocativo di coniugare alla dimensione esistenziale quella globale” sono state le motivazioni che lo hanno portato alla vittoria. Ed è, sul piano più privato dell'interpretazione, il primissimo passo per smettere di farsi cullare, ossessivamente, dalle proprie paure.

Elisabetta Villa
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