Sarah Sze, in mostra a Roma le sue emozioni in 3D

Sovrappone vernici, carte e ricordi: così l'artista americana reinventa la scultura contemporanea. Le sue opere sono esposte nella sede della galleria Gagosian della capitale fino al 12 gennaio.

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Courtesy Sarah Sze e Gagosian

Per lei la creatività è azione. Sarah Sze trasforma concetti come evoluzione e cambiamento in macchie di colore, installazioni e collage. Secondo i critici sta rivoluzionando l’idea stessa di scultura, che declina con sovrapposizioni di materia, strati di pittura, carta e oggetti d’uso quotidiano. Un sostanzioso assaggio della sua poetica è esposto fino al 12/1/19 alla Gagosian Gallery di Roma, tramutata in una vera lanterna magica. Nata a Boston, 49 anni, 2 figlie, Sarah vive a New York col compagno Siddhartha Mukherjee, fisico e oncologo, vincitore del Pulitzer per The Emperor of All Maladies. Il 19 novembre Seamless, una delle sue installazioni “storiche”, sarà allestita alla Tate Modern di Londra, il 21 novembre la sua scultura Split Stone (7:34) sarà esposta nella storica Crypta Balbi romana, proprio in concomitanza con la personale alla Gagosian, mentre nel 2019 la Fondation Cartier di Parigi le dedicherà un’attesissima mostra.

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Sarah Sze
Deborah Feingold

Le sue opere vivono sempre a contatto con l’architettura dei luoghi in cui espone. In che modo l’ha ispirata la Gagosian? La galleria ha uno spettacolare ovale. Ho lavorato a una serie di videosculture chiamate Timekeepers, che giocano coi concetti di tempo e memoria. Le opere, composte da centinaia di immagini, orbitano nello spazio ellittico della galleria che si trasforma in un planetario o in una sorta di lanterna magica.

Nel suo lavoro c’è più caos o controllo? Diciamo che controllo le mie creazioni come cerco di controllare la mia vita. Ogni giorno organizziamo tempo e relazioni, ma l’imprevisto è dietro l’angolo.

Centrifuge, 2017
Courtesy Sarah Sze e Gagosian

Lavora con proiezioni, orologi digitali, luci elettriche: cosa pensa del mondo digitale? Le tecnologie sono diventate parte della vita. Si è talmente immersi nel mondo digitale, che è difficile distinguere ciò che è simulato da ciò che è reale. Video virali, intelligenza artificiale, immagini in movimento: è tutto talmente pervasivo che ha stravolto la definizione di esperienza.

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Perché non è su Instagram o Facebook? Voglio mettere al centro la mia arte e non me stessa. Se vai su Instagram e cerchi #sarahsze hai un caleidoscopio di visioni differenti della stessa opera, da Roma a Shanghai. Amo analizzare come muta questa percezione da soggetto a soggetto, ma preferisco proteggere privacy ed emozioni.

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Courtesy Sarah Sze e Gagosian

Il suo compagno ha vinto il Pulitzer, la scrittrice Zadie Smith è un’amica: che legame c’è fra arte e letteratura? Penso sempre a una struttura narrativa quando creo un’opera. C’è un inizio, una parte centrale e una fine, ovviamente trasformati in coreografie visive. Mi ispirano scrittori che amano confondere le carte, come Borges, Joyce e Calvino.

E i link con la musica? I miei flussi di immagini sono influenzati dal jazz. ’Round Midnight di John Coltrane è il mio brano favorito. Ma la musica mi ricorda anche mia nonna, che era pianista. È scomparsa prima che nascessi, ma mi hanno raccontato che metteva a letto mia madre suonando Chopin. Oggi i Notturni Op. 9 di Chopin mi fanno pensare sempre a mia nonna.

Avere figli cambia la vita. A lei cosa è successo? Ha mutato la concezione del tempo, della memoria, della morte. E soprattutto della vita. La mia, ora, è indissolubilmente legata a quella dei miei figli.

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