Yasumasa Morimura è l'uomo dei mille volti della nostra cultura

L'arte dell'autoritratto di Morimura si mette nei panni delle icone della cultura pop e della storia dell'arte, mostrandoci il volto del contemporaneo, in mostra da New York a Osaka

Yasumasa Morimura, Audrey Hepburn
Yasumasa Morimura, One Hundred M's self-portraits (1993-2000), 100 gelatin silver prints © Courtesy of the artist and Luhring Augustine, New York

Siete proprio sicuri di cosa state guardando? Audrey Hepburn in Colazione da Tiffany, Yasumasa Morimura in tubino nero di Givenchy, o il ritratto ironico della nostra brama d'icone? Il disincanto artistico del 'postmoderno' ci pone questo dilemma continuamente. L'arte di appropriarsene, sperimentata con sottile ironia da Yasumasa Morimura, ne svela volti, maschere, icone e contraddizioni. Storia, cultura e miti dietro le immagini e l'immaginario del XX secolo, la nostra vita e l'identità (da un po' anche l'aspetto). I suoi autoritratti si dipingono sulla faccia il periodo blu di Vincent van Gogh e il sorriso ambiguo della Gioconda. Amplificano il trompe-l'œil surreale di René Magritte e il fascino sovversivo di Marlene Dietrich in frac. Si mettono in posa e a nudo, come Marilyn Monroe sul primo paginone centrale di Playboy, o l'icona replicabile all'infinito del ready made pop di Warhol. Quasi trentacinque anni di esplorazioni artistiche che guardano in faccia il volto del contemporaneo. Al momento, anche in mostra, con Yasumasa Morimura In the Room of Art History al Luhring Augustine di Brooklyn (fino al 22 dicembre 2018); la personale Yasumasa Morimura: Ego Obscura alla Japan Society di New York (fino al 13 gennaio 2019); la collezione permanente ospitata nel nuovo Morimura@Museum (M@M) di Osaka.

Yasumasa Morimura - Self-Portraits through Art History (Van Gogh’s Room), 2016, Color photograph
© Courtesy of the artist and Luhring Augustine, New York
Yasumasa Morimura- Self-Portraits through Art History (Magritte / Triple Personality), 2016 Color photograph Edition of 5 and 1 artist’s proof
© Courtesy of the artist and Luhring Augustine, New York

L'eclettico performer giapponese (Osaka nel 1951), sfida ben più della ritrattistica tradizionale, insieme agli standard di genere, razza, etnia e cultura. Ricorre a travestimento, trucco, messa in scena e manipolazione per rimettere le mani sulle numerose icone della cultura pop e della storia dell'arte. Sulla costruzione dell'identità, le strategie di rappresentazione e l'inganno dell'arte visiva, svelato insieme alla maschera, come Cindy Sherman. Una musa, omaggiata anche vestendo i panni della seducente teen-ager del celebre e quotatissimo Untitled #96, con l'opera To My Little Sister: For Cindy Sherman.

La Luhring Augustine di New York, ci invita nella sua Room of Art History, ricca di Self-Portraits through Art History che strizzano l'occhio ai capolavori dell'arte di van Gogh, Caravaggio, Rembrandt, Frida Kahlo e le signore di Vermeer. Anche la Ragazza con il turbante (meglio nota come la Ragazza con l'orecchino di perla) che forse il pittore olandese ritrasse intorno al 1665, utilizzando una camera oscura (ma questo è tutto da dimostrare)..

Installazione Yasumasa Morimura In the Room of Art History, Luhring Augustine, New York
© Photos Farzad Owrang
Yasumasa Morimura - One Hundred M’s self-portraits, 1993-2000
© Courtesy of the artist and Luhring Augustine, New York

Una parete della galleria è dedicata a Marilyn e Brigitte Bardot, Rita Hayworth, Ingrid Bergman e tutte le celebri star glamour, protagoniste degli autoritratti in bianco e nero di One Hundred M's self-portraits, 1993-2000.

Tutte riflettono sull'influenza della cultura occidentale, con la quale Morimura è cresciuto nel Giappone del dopoguerra e del dopobomba, attraverso scatti, video e performance del nostro modo d'interiorizzarla. Una riflessione profonda su una relazione di odio-amore, sul mix di stereotipi culturali consumati dall'immaginario collettivo. Anche nel Giappone che ha conquistato l'immaginario del mondo intero con sushi, geisha e manga.



La sua versione di una moderna Olympia di Manet (1863), ha una tipica acconciatura da geisha, giace nuda su un kimono e la nostra idea occidentale di bellezza e desiderio, mentre lo sguardo è richiamato dal saluto di benvenuto felino del maneki neko.
Una risposta palese a quanti sottovalutano lo sguardo acuto e aguzzo di Morimura, mentre l'opera guida la selezione dei suoi autoritratti in mostra con la personale curata da Yukie Kamiya alla Japan Society Gallery di New York.

La sua prima personale istituzionale che presenta in anteprima negli Stati Uniti anche due dei suoi ultimi lavori. L'interpretazione di dodici maestri degli autoritratti del suo primo lungometraggio Egó Sympósion, insieme all'installazione cinematografica multimediale di Egó Obscura, sviluppata dalla performance Morimura's Nippon Cha Cha Cha!



Molto di più offrono le due sale espositive, la biblioteca, il negozio, una grande sala e un mini teatro del Morimura Museum. Lo spazio di 400 metri quadrati aperto a Osaka lo scorso novembre, pronto a offrire accesso in ogni momento all'opera di un artista di fama internazionale che continua a guardare il mondo, senza mai smettere di guardare se stesso e vivere nel quartiere popolare di Tsuruhashi, vicino alla casa in cui è nato e cresciuto.

Usando la faccia come una tela e l'autoritratto come l'arte di guardare tutto, Morimura gioca con la copia dell'originale e tutta la verità svelata dal falso, per stuzzicare il nostro nervo meno scoperto. La realtà sotto gli occhi di tutti. Mettendosi letteralmente nei panni dell'altro, con un approccio artistico ambiguo, meticcio e mutante, Morimura riflette sui segni della nostra cultura e sulla crisi d'identità, sull'ossessione per il corpo e la maschera indossata da tutti (che tutti bramiamo togliere agli altri). Sull'inganno del vero che ci spinge a guardare noi stessi negli occhi degli altri!

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