Quando Robert Mapplethorpe rese eterne le provocazioni estreme di Patti Smith

La controcultura a stelle e strisce & i nostri tabù attraverso gli scatti del fotografo americano in mostra e al cinema con Patti Smith.

Robert Mapplethorpe - Patti Smith
Robert Mapplethorpe - Patti Smith, 1976, Gelatin silver print, 35.2 x 34.9 cm, Solomon R. Guggenheim Museum, New York Gift, The Robert Mapplethorpe Foundation 93.4278 © Robert Mapplethorpe Foundation. Used by permission

Il linguaggio musicale e poetico underground di Patti Smith sa stare al passo con i tempi meglio di altri. Batte al ritmo di un dialogo tra arte e contemporaneo che ci vede lungo. In sintonia con quello di Robert Mapplethorpe che gli scatta questo ritratto nell'autunno del 1976, messo a nudo e al centro di una rete di linee verticali, orizzontali e diagonali. La sintesi perfetta del sodalizio artistico e sentimentale che ha maturato il talento provocatorio di entrambi e, a trenta anni dalla scomparsa del fotografo, rinnova il dialogo di un'opera controversa che continua a disturbare e sedurre. Esposta da Porto a Napoli, aspettando le mostre di Zurigo, New York e il nuovo biopic per il grande schermo, interpretato da un esperto di viaggi in altri mondi come Matt Smith (ex Doctor Who).

Robert Mapplethorpe, Self Portrait, 1980, Gelatin silver print, 35.6 x 35.6 cm, Solomon R. Guggenheim Museum, New York, Gift, The Robert Mapplethorpe Foundation 93.4289
© Robert Mapplethorpe Foundation. Used by permission

Da prospettive diverse, ogni approfondimento espositivo, editoriale e cinematografico, tocca le trasgressioni audaci che hanno reso il ragazzo del Queens uno dei fotografi più dirompenti del XX secolo. Sfiora il corpo sublime della sua opera, insieme a tutto quello che ne spinge la perfezione neoclassica, ben oltre le assuefazioni del nostro immaginario. Viaggia nelle sue sperimentazioni, inaugurate da collage che usano le riviste porno gay per esplorare le potenzialità artistiche di corpi, passioni, ossessioni e tabù. Matura con il sapiente uso della luce e della forma che si serve della Polaroid, quando ha l'urgenza di risparmiare tempo e denaro per realizzare quello di cui ha bisogno. Anche la prima personale con le Polaroids esposte alla Light Gallery di New York nel 1973. La sua opera artistica carica di tensione vitale e sensuale, giunge ai nostri occhi disincantati dalla pornografia degli istinti più letali e la brama di oggetti da consumare, con la scena S&M gay protagonista del controverso Portfolio X e l'anima più seducente della natura morta, senza discriminare tra fiori, falli e feticci, anche quando scatta i ritratti di personaggi celebri. Meglio, di quello che li ha resi tali, come nel caso dell'arte scultorea esplicita di Louise Bourgeois, fotografata mentre 'sostiene' la sua grossa e fallica Fillette ("ragazzina" in francese) con uno sguardo ironicamente malizioso.

Robert Mapplethorpe - Louise Bourgeois, 1982 Gelatin silver print, 38.7 x 38.6 cm Solomon R. Guggenheim Museum, New York Gift, The Robert Mapplethorpe Foundation 96.4367
© Robert Mapplethorpe Foundation. Used by permission

"La pornografia ha influito su di me, ma solo in termini di soggetto, poiché la mia attitudine nel fotografare un fiore non è oggi diversa da quella di ritrarre un pene. In fondo sono la stessa cosa". Robert Mapplethorpe a Germano Celant, anche in Robert Mapplethorpe La ninfa fotografia, Skira Ed, 2014. Per il fotografo si rivelano entrambi soggetti ideali del suo modo controverso di vivere tutto, abbattendo i confini tra l'arte e la vita, per godere di entrambe come piace a lui. Smaliziato protagonista della scena underground newyorchese, artistica e omosessuale. La perfezione formale della classicità, tutta composizione, equilibrio e bellezza, con la quale inquadra gli organi riproduttivi degli esseri umani e delle piante, abbatte ben più del confine tra fotografia artistica e quella destinata al mercato pornografico. Le pose esplicite di celebri personaggi della cultura e della sottocultura omosessuale di New York, investono i concetti americani di razza, sesso, genere e moralità. Superando di gran lunga gli obiettivi meno elevati del suo autore, seppure consapevole del potere della fotografia su un mondo dominato dalle immagini. Al punto che la rivoluzione audace della percezione e della scena artistica che innesca, resiste anche alla critica e i processi accesi dai suoi scatti più S&M e dall’AIDS che ha ucciso il fotografo a quarantadue anni nel 1989, ma non la sua irruente eredità, condivisa dalla Robert Mapplethorpe Foundation, continuando a devolvere gran parte dei suoi introiti alla lotta del virus.

Robert Mapplethorpe, White Gauze, 1984
© Robert Mapplethorpe Foundation. Used by permission
Robert Mapplethorpe Lisa Lyon, 1982 Gelatin silver print, 48.7 x 38.7 cm Solomon R. Guggenheim Museum, New York Gift, The Robert Mapplethorpe Foundation 93.4294
© Robert Mapplethorpe Foundation. Used by permission

La sua notorietà raccontata in modo brutalmente franco da uno dei suoi ex amanti, confidenti e colleghi Jack Fritscher, nelle pagine di Mapplethorpe: Assault With a Deadly Camera (Hastings House, 1994), non fa mistero di quello che anima il fotografo, condividendone anche confessioni tra le lenzuola: "Voglio essere una storia raccontata nei letti di notte in giro per il mondo".

Just Kids di Patti Smith (Feltrinelli, 2010) ne offre un racconto appassionato e senza retorica della grande sintonia, maturata come conviventi, amanti, complici e amici per tutta una vita ai margini delle convenzioni, mentre politica, rock e sesso (non necessariamente in questo ordine) si preparavano a cambiare il mondo. Racconti di avventure e sperimentazioni che hanno influenzato talento e trasgressioni di entrambi. La storia di un legame profondo impresso in tanti scatti celebri di Mapplethorpe, a partire da quello finito sulla copertina di Horses, il primo album capolavoro della sacerdotessa del rock. Testimoniato da altri obiettivi come quello di Norman Seeff, in mostra al momento anche con Sessionsin Sound: Photographs by Norman Seeff, alla Proud Galleries di Londra (fino al 13 gennaio 2019).



Lontano da idealizzazioni e purificazioni di quello che nasce per 'mortificare', Mapplethorpe ci lascia tante storie su cui riflettere, mentre le sue fotografie scattate duranti i turbolenti anni 70 e 80, la liberazione sessuale e sociale, sembrano perfette per riflettere sui nostri tempi e pudori, costringendoci a fare i conti con istinti e perversioni (chi non ne ha), morale e ipocrisia.

Robert Mapplethorpe, Phillip Prioleau, 1982.
© Robert Mapplethorpe Foundation. Used by permission

A questo scopo, Robert Mapplethorpe: Pictures, in mostra alla Fondazione Serralves di Porto (fino al 6 gennaio 2019), con la curatela di João Ribas e il coordinamento di Paula Fernandes, ne offre la panoramica più completa. La selezione di 159 opere, tra collage, Polaroid, ritratti audaci e pose scandalosamente provocatorie, toccano gli aspetti salienti della sua breve ma intensa carriera e brama di successo, mentre le 400 pagine del catalogo, ne offrono un corposo approfondimento con il contributo dello storico dell'arte portoghese Jonathan K. Nelson e una prefazione, richiesta dallo stesso artista all'influente intellettuale, scrittrice e amica Susan Sontag.



Robert Mapplethorpe. Coreografia per una mostra / Choreography for anExhibition, curata da Laura Valente e Andrea Viliani al Museo Madre di Napoli (fino 8 aprile 2019), si concentra sulla matrice performativa della pratica fotografica di Mapplethorpe. Lui che è parte dell'evento e della realtà che fotografa, che rende oggetto, non solo quando si scatta autoritratti o è il protagonista di pose sadomaso estreme. A questo genere di fotografie è comunque riservata una X(Dark) Room (vietata ai minori), tra ouverture dedicate a muse, mentori, compagni e amanti come Patti Smith e Samuel Wagstaff Jr, mentre le altre sezioni esplorano le relazioni con il resto del suo mondo. L'intero allestimento per immagini di oltre 160 opere, insieme al dialogo immaginato tra antichità e modernità, fotografia e danza, è arricchito dal programma di performance dal vivo realizzate da alcuni dei più importanti coreografi della scena internazionale.

Robert Mapplethorpe, Phillip, 1979
© Robert Mapplethorpe Foundation. Used by permission



Il calendario espositivo delle sua opera, nel 2019 tocca anche la svizzera, con la mostra Robert Mapplethorpe in programma alla Mai 36 Galerie di Zurigo (18 gennaio – 2 marzo 2019), pronta a continuare il dialogo su quello che ci hanno sempre detto sulla sua fotografia e quello che sa ancora scatenare, in un ampia gamma di reazioni che oscillano tra l'ammirazione e il fastidio. A trenta anni dalla sua scomparsa e parecchie speculazioni sulla sua opera, il Solomon R. Guggenheim Museum di New York che custodisce uno dei più completi archivi pubblici del suo lavoro, si prepara a esplorarne la complessa eredità, con Implicit Tensions: Mapplethorpe Now. Una mostra di un anno, divisa in due parti sequenziali nella Mapplethorpe Gallery, Tower Level 4 (25 gennaio 2019 - 25 gennaio 2020).

Robert Mapplethorpe Ajitto, 1981 Gelatin silver print, 45.6 x 35.6 cm Solomon R. Guggenheim Museum, New York Gift, The Robert Mapplethorpe Foundation 95.4322
© Robert Mapplethorpe Foundation. Used by permission
Robert Mapplethorpe - Calla Lily, 1986 Gelatin silver print, 48.9 x 49.1 cm Solomon R. Guggenheim Museum, New York Gift, The Robert Mapplethorpe Foundation 93.4302
© Robert Mapplethorpe Foundation. Used by permission
Robert Mapplethorpe Self Portrait, 1985 Gelatin silver print, 38.7 x 40.5 cm Solomon R. Guggenheim Museum, New York Gift, The Robert Mapplethorpe Foundation 96.4372
© Robert Mapplethorpe Foundation. Used by permission

Un lungo viaggio espositivo che parte con l'installazione della collezione di circa duecento fotografie e oggetti unici donate al Guggenheim nel 1993. Eredità tale da influenzarne le successive acquisizioni, con le opere di artisti contemporanei che affiancano quelle di Mapplethorpe nella successiva fase espositiva, dedicata all'impatto esercitato nel campo della ritrattistica contemporanea e dell'auto-rappresentazione. Il dialogo curato da Lauren Hinkson e Susan Thompson, con Levi Prombaum, punta anche a riflettere sulle conversazioni che hanno interessato l'intera opera nell'ultimo trentennio.

Indipendentemente dall'esito delle loro e nostre riflessioni, a marzo 2019 è prevista l'uscita nelle sale americane di Mapplethorpe, il nuovo biopic diretto da Ondi Timoner. Due anni dopo l’uscita dello shockumentary Mapplethorpe – Look At the Pictures, diretto da Fenton Bailey e Randy Barbato, il controverso legame fra sfera personale e professionale del fotografo che ha scandalizzato l'America, torna anche sul grande schermo. Questa volta con Matt Smith nei panni del protagonista, Marianne Rendón in quelli di Patti Smith, John Benjamin Hickey il quelli del collezionista, mentore e amante Sam Wagstaff, mentre McKinley Belcher III in quelli dello statuario modello Milton Moore.

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