La poesia anarchica di Fabrizio de André negli sguardi randagi di Guido Harari

A 20 anni dalla scomparsa, le ballate eversive del cantautore genovese raccontano vizi e virtù del contemporaneo, in libreria e in mostra a cura del fotografo e critico musicale di Wall Of Sound Gallery.

Fabrizio De Andrè, Guido Harari, tour, Genova
Fabrizio De Andrè - Palasport, Genova, 1991. Tour Le nuvole © Guido Harari

Io t’ho amato sempre, non t’ho amato mai / amore che vieni, amore che vai, Fabrizio de André.

Il senso dell'amore delle canzoni di Fabrizio de André, tocca nel vivo quello della vita, dell'umanità e del suo impegno civile. Condensa bene la potenza della sua poesia anarchica, scritta per (s)travolgere il senso di parole e sentimenti universali, con l'alchimia della musica che parla tutte le lingue del mondo, si intrufola sotto la pelle dell'immaginario e risveglia emozioni eversive. Arriva al cuore delle ballate di un romanzo popolare strappato al tempo (e una carriera appena insignita del premio Manzoni), toccando corde nascoste e nervi scoperti d'intere generazioni. Quelle rivoltose degli anni Sessanta e Settanta, quanto quelle nate dopo la sua scomparsa, quel 19 gennaio del 1999. Tutte consapevoli che venti anni non sono bastati a dimenticare e, tra fiumi di omaggi e tributi che non hanno risparmiato film al cinema o sul web, usiamo ancora le sue cantate anarchiche per affrontare vizi e virtù del contemporaneo. Mossi dalla voglia di sentire più che dalla nostalgia, anche l'uomo dietro al mito, riflesso negli sguardi randagi di un compagno di viaggi e tournée leggendarie come il fotografo e critico musicale Guido Harari. Sguardi randagi come la mostra nella sua galleria Wall Of Sound Gallery di Alba (fino al 13 gennaio 2019), Sguardi randagi come il libro con tutte le foto di Fabrizio De André scattate tra il 1979 e il 1998, tra inediti, ricordi e aneddoti dalla "viva voce" del cantautore genovese.

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Guido Harari - Fabrizio De André, Palasport, Genova, 1991. Tour Le nuvole
© Guido Harari

«Sguardi randagi perché sopra le righe, fuori dagli schemi, imprevedibili, forse anche improbabili. Spesso "rubati", sull’onda dell’estro del momento, dentro e oltre l’ufficialità, vincendo la pigrizia o la ritrosia di Fabrizio, in un continuo rimpiattino. A Fabrizio non piaceva farsi fotografare. Amava però lasciarsi guardare e se, nelle fotografie, riusciva a riconoscersi, a trovare qualche traccia di sé per lui inedita o inattesa, allora poteva nascere un rapporto di fiducia e di amicizia. O, piuttosto, un libero e spontaneo interfacciarsi», Guido Harari, Agosto 2018, introduzione Sguardi Randagi.

Guido Harari - Fabrizio De Andrè - Palasport, Bologna, 1979. Tournée con PFM
© Guido Harari

"Fabrizio De André. Sguardi randagi. Le fotografie di Guido Harari" (Rizzoli) arriva in libreria con la prima raccolta degli oltre trecento scatti di Harari, frutto del rapporto di stima e amicizia reciproca. Un ritratto inedito del cantautore di Amico fragile, scritto dopo essersi ubriacato sconciamente e insultato tutti, o del Cantico dei drogati, venuto alla luce mentre era totalmente dipendente dall'alcool. Della Smisurata preghiera per Anime salve, scritta con Ivano Fossati e rivolta a chi viaggia in direzione ostinata e contraria.

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Fabrizio De Andrè. Sguardi Randagi, foto di Guido Harari - inaugurazione Alba
photo Bruno Murialdo

Scatti celebri e inediti, di momenti intimi e privati. In mostra e in libreria con le mille sfumature e complessità di un mito che rischia di dimenticare l'uomo. Il Faber di carne e sangue che non temeva l'inferno degli uomini, ma era sensibile a quello delle anime fragili di emarginati, vinti e ribelli. Di chi vive senza il sogno di un amore, come Marinella Che scivolò nel fiume a primavera / Ma il vento che la vide così bella / Dal fiume la portò sopra a una stella.

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«La Canzone di Marinella non è nata per caso, semplicemente perché volevo raccontare una favola d'amore. È tutto il contrario. È la storia di una ragazza che a sedici anni ha perduto i genitori, una ragazza di campagna dalle parti di Asti. È stata cacciata dagli zii e si è messa a battere lungo le sponde del Tanaro, e un giorno ha trovato uno che le ha portato via la borsetta dal braccio e l'ha buttata nel fiume. E non potendo fare niente per restituirle la vita, ho cercato di cambiarle la morte», Fabrizio De André.

Guido Harari - Fabrizio De Andrè - L’Agnata, Sardegna, 1996 (Inedita)
© Guido Harari


Guido Harari - Fabrizio De Andrè - Palasport, Bologna, 1979. Tournée con PFM
© Guido Harari

Un viaggio dietro al palco e tra le righe di canzoni che hanno cambiato la mia vita e forse anche un po' la vostRa, condensato in pagine da sfogliare e immagini da guardare con attenzione. Scattate da un'interprete appassionato del talento dei grandi innovatori della musica contemporanea, da Miles Davis a Lou Reed, passando per Bob Dylan, David Bowie, Kate Bush e Patti Smith. Fotografo ufficiale delle ballate di Faber, dalla leggendaria tournée con la PFM e l’album Le nuvole, alla rivoluzione linguistica e musicale di Crêuza de mä. Anni passati a rincorrere il vento e le nuvole che, l'avventura editoriale arricchita da un'edizione deluxe di sole 350 copie, arricchisce con la prefazione appassionata del figlio Cristiano, la postfazione di una compagna di gioie e dolori come Dori Ghezzi, insieme a una dedica di Fernanda Pivano. La "Nanda" a cui noi italiani dobbiamo la conoscenza di molta letteratura americana, Faber la complicità in opere indimenticabili, a partire dall'amicizia nata con Non al denaro, non all'amore né al cielo, libero adattamento di alcune poesie dell'Antologia di Spoon River.

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Guido Harari - Fabrizio De Andrè abbraccia Fernanda Pivano, Teatro Smeraldo, Milano, 1997
© Guido Harari

«Che dolore pensare che foto così non se ne potranno fare più, che riconoscenza che ci sono. Fabrizio c’è stato e ci sarà sempre. Grazie a queste, e grazie a Dori, grazie a canzoni e poesie che appartengono con lui agli enormi spazi profumati dell’eternità. Chissà che cosa avevi in mente, Guido, per stregarci tutti così, inchiodarci così alle emozioni, alla passione di queste immagini che non possiamo vedere senza tremare, senza desiderare che ce ne siano altre, tante, miliardi, quante sono le stelle meno splendenti di Fabrizio, meno magiche di Fabrizio, meno fatate di Fabrizio, ma tenere quanto il tuo, il nostro, il vostro amore», Fernanda Pivano.

«Preferisco leggere che vedere diceva, ma le immagini qui raccontano spesso anche l’invisibile, il fuori scena, le emozioni e l’unicità dei momenti trascorsi insieme. In questo senso Sguardi randagi vuole condividere frammenti di una vita straordinariamente complessa e, al contempo, incredibilmente semplice. È, questo, materiale altamente volatile, frutto di assoluta estemporaneità; giochi di luci e ombre per incontrare ancora una volta Fabrizio, in passaggi di tempo e di pensiero. Viviamo di memoria, di sguardi (randagi) all’indietro, ancor di più man mano che il futuro si assottiglia» , Guido Harari, Agosto 2018, introduzione Sguardi Randagi.

Guido Harari - Fabrizio De Andrè - L’Agnata, Sardegna, estate 1990
© Guido Harari
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