Le principesse dell'ultimo libro di J.K. Rowling non sarebbero piaciute a Walt Disney?

Spoiler: lieto fine e matrimoni principeschi non sono inclusi. Solo eroine mooolto pragmatiche, audaci, semplicemente umane.

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Getty Images

A quanto pare, una come J.K. Rowling oggi detesta annoiarsi e non ama perdere tempo. I sette libri da lei scritti e dedicati ad Harry Potter, il maghetto più amato e conosciuto al mondo, le sono sembrati pochi. Forte delle 500 milioni di copie vendute, delle traduzioni in ottanta lingue, dei successi dei film che sono seguiti, sempre presa da quella sua irrefrenabile voglia di non star mai ferma almeno con mente, pc e penna, J.K. Rowling ha deciso di regalarci altre storie. Un romanzo per adulti, il libro Il seggio vacante (4,25 euro su Amazon.it), opere teatrali e nuove pellicole (da Animali Fantastici e dove trovarli, per citarne uno), ma anche diversi racconti scritti per beneficenza. Tra questi, il libro Le fiabe di Beda il Bardo (10,20 euro su Amazon.it), uscito in Gran Bretagna dieci anni fa per sostenere Lumos (un'associazione che aiuta bambini in difficoltà), e adesso anche in Italia per Salani nella traduzione di Luigi Spagnol.

La copertina del libro di J.K. Rowling, Le fiabe di Beda il Bardo (Salani, Milano 2018)
Chris Riddell ©Bloomsbury Publishing plc

Il libro, impreziosito dalle illustrazioni di Chris Riddel (che vi proponiamo in queste pagine), è una raccolta di storie scritte per giovani maghi e streghe da quel Beda il Bardo del titolo, un personaggio di cui si sa pochissimo, ricorda la Rowling nella prefazione, se non che sia vissuto nel Quindicesimo secolo, che nacque nello Yorkshire e che avesse una lunga barba, come si vede nell'unica xilografia rimasta che lo raffigura. Diffidava della Magia Oscura e riteneva, i “babbani”, i “non maghi” - per usare una terminologia cara al mondo di Hogwarts - più ignoranti che malevoli. Le sue sono state favole popolari per secoli che assomigliano alle nostre per molti aspetti. La virtù, ad esempio, vi è ricompensata, e la cattiveria è punita, ma a differenza delle favole “babbane”, la magia non sta di solito alla radice dei problemi dei protagonisti. Nelle “nostre”, ad esempio, c'è una strega cattiva che ha avvelenato la mela o ha fatto dormire la principessa per cento anni, oppure ha trasformato il principe in una bestia orribile. Ne Le fiabe di Beda il Bardo invece, molto amate da Albus Silente (preside della Scuola di Magia e di Stregoneria di Hogwarts nella saga di Harry Potter), incontriamo eroi ed eroine che sono in grado essi stessi di praticare la magia, conservando però anche quella difficoltà che abbiamo noi nel risolvere i problemi. Chi ne esce vittorioso non sono i personaggi dotati di magia, ma quelli con grande raziocinio, gentilezza, buonsenso e ingegnosità e alla base delle stesse c'è una verità insindacabile, cioè che la magia crea tanti problemi così come li risolve.

La copertina del libro di Newt Scamander, Gli Animali Fantastici: Dove Trovarli (Salani, Milano 2017)
Olivia Lomenech Gill ©Bloomsbury Publishing plc

I personaggi femminili protagonisti di Le fiabe di Beda il Bardo sono ovviamente presenti, ma le loro storie hanno un lieto fine insolito. Non finiscono con lo sposare un principe azzurro, non si trasformano in esseri umani per sceglierne poi uno per la vita e non sposano una bestia che torna ad essere un uomo. No, nulla di tutto questo. Nell’episodio La Fonte della Buona Sorte, ad esempio, dopo un lungo percorso le tre protagoniste, le streghe Asha, Altheda e Amata, sono molto più attive nel cercare la propria fortuna rispetto alle “classiche eroine”. Anche Baba Rapa, protagonista della fiaba Baba Rapa e il Ceppo Ghignante, non sta di certo ad aspettare che arrivi qualcuno che le riconsegni una scarpetta persa ad una festa o che le dia un bacio dopo secoli di bei sogni. Prendono in mano il proprio destino, le eroine immaginate dalla mente di J.K. Rowling oggi, ma non è detto che sia favorevole. Un esempio? La bella fanciulla riccioluta e bionda che ne Lo Stregone dal Cuore Peloso è vittima di una violenza indicibile, in cui molti vi leggono tra le righe un caso di #MeToo descritto 10 anni fa.

La copertina del libro di J.K. Rowling, Harry Potter e la Pietra Filosofale (Salani, Milano 2015)
Jim Kay ©Bloomsbury Publishing plc

No, se li stavate cercando, lieti fini scontati e principesse “canoniche” non si trovano tra le pagine del libro di J.K. Rowling Le fiabe di Beda il Bardo. Dove, l’autore e la sua opera, riscoperta proprio grazie alla Rowling, ci fanno conoscere un mondo che di fiabesco non ha nulla. C'è la magia, spesso crudele, ci sono generosità e saggezza, solidarietà, voglia di farcela e di rivincita, ma anche sete di vendetta e tanta, tanta cattiveria espresse nelle loro forme più disparate. Beda e J.K. Rowling parlano di sentimenti, ci giocano, li distruggono, in alcuni casi li rendono persino ridicoli. Mettono in risalto le fragilità dei loro protagonisti, che sono poi le nostre, fino ad evidenziare quelle più dominanti che in pochi hanno il coraggio di ammettere. Semplicemente ci fanno (ri)scoprire che l'happy ending - sulla carta come nella vita - purtroppo non sempre esiste. Semplicemente sono “piene di cose meravigliose e terribili”, ed è per questo che vanno trattate con grande cautela.

La copertina del libro di J.K. Rowling, Harry Potter e il Prigioniero di Azkaban (Salani, Milano 2017)
Jim Kay ©Bloomsbury Publishing plc
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