Miracolo a Milano, l'artista Jean Dubuffet diventa una rockstar

La bellissima Galleria Tommaso Calabro presenta una mostra che fonde note e quadri e racconta uno dei più grandi maestri dell'arte del Novencento sotto sfumature del tutto inedite.

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Courtesy Photo

C'era una volta... un gigante dell'arte moderna, un giovanissimo gallerista di belle speranze e uno spazio espositivo sontuoso, nel cuore di Milano. Sembra il più classico degli inizi di una favola, ed infatti lo è. Protagonisti sono Tommaso Calabro, classe 1990, che nel suo meraviglioso spazio espositivo milanese, la Galleria d'arte Tommaso Calabro, presenta una mostra tutta dedicata al rapporto fra Jean Dubuffet, gigante dell'arte del Novecento, e le note.

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La bellissima Galleria d’arte Tommaso Calabro a Milano
Riccardo Gasparoni

Jean Dubuffet: tra musica e pittura, visitabile dal 5 febbraio al 23 marzo 2019 al piano nobile di Palazzo Marietti, palazzo neoclassico di origini rinascimentali in Piazza San Sepolcro, offre infatti un dialogo tra quadri e riproduzioni audio e video, in modo da raccontare i punti d’incontro tra la pittura e le incredibili sperimentazioni musicali di un artista che amava spiazzare sempre e comunque.

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Copertina originale disegnata da Jean Dubuffet per il disco n. 1 del cofanetto Esperienze musicali (1961).
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«Nella mia musica - raccontava l'artista, talmente eclettico che oggi è capace di ispirare le tendenze make up di quest'inverno - ho voluto mettermi nei panni di un uomo di cinquantamila anni fa, che ignori tutto della musica occidentale e che s’inventi una musica senza alcun riferimento, senza alcuna disciplina, nulla che possa impedirgli di esprimersi in modo assolutamente libero per il proprio piacere. Ciò è esattamente quello che ho cercato di fare nella mia pittura...». Ecco perché, all'interno dell'esibizione nulla è come sembra. Dubuffet musicista, spiazza attraverso una continua rottura delle regole. Un cocktail per palati forti, in cui strumenti classici, flauti di legno, tamburelli, sonagli e chitarre si accompagnano a ritmi sincopati che non seguono nessuno spartito.

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Corp de dame, 1951, Jean Dubuffet
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La mostra organizzata da Calabro, che ha alle spalle studi in Bocconi e al Courtauld Institute e al King's College, ed esperienze lavorative da Sotheby’s e alla guida della galleria d’arte Nahmad Projects a Londra, avviene in in concomitanza con la retrospettiva dedicata all’artista francese dalla Fondazione Palazzo Magnani di Reggio Emilia, e si sviluppa lungo le tre grandi sale della galleria.

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Un altro scorcio della galleria milanese.
Riccardo Gasparoni

Nella prima la proiezione di estratti video introdurrà al pubblico la figura di Dubuffet come artista-musicista. Nelle altre due sale è previsto un confronto visivo-uditivo delle sperimentazioni artistiche del padre dell'art brut, grazie ad alcuni brani tratti dai sei dischi di Esperienze musicali e ai dipinti realizzati tra gli anni 40 e i 60. Il tutto in rottura esplicita con le regole apparentemente universali di armonia e melodia. In perfetto Dubuffet style, dunque.

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