Delitto e castigo al teatro racconta un'anima divisa in due

Grande successo al Franco Parenti di Milano per l'adattamento del romanzo di Dostoevskij: il protagonista ha una doppia voce (e coscienza): quella di Sergio Rubini e quella di Luigi Lo Cascio.

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serena pea

Un classico della letteratura di sempre, riveduto (e corretto) da due big del cinema italiano. E' l' adattamento teatrale di Delitto e Castigo, forse l’opera più letta di Dostoevskij, trasformata in Delitto/castigo, lavoro a due voci, quelle di Sergio Rubini e Luigi Lo Cascio. I due si sono fronteggiati, inseguiti e confrontati nei giorni scorsi al teatro Franco Parenti di Milano per portare in scena il conflitto interiore del protagonista, Rodion Romanovič Raskol'nikov.

Sergio Rubini
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«È uno dei testi di letteratura su cui mi sono formato da ragazzo - ha spiegato recentemente Rubini, che dell'adattamento è il regista - e sono i libri che mi hanno aperto uno sguardo sul mondo. Inoltre, ritengo che Dostoevskij, parlando dell’animo umano, sia senza tempo, sempre moderno e attuale».

Delitto/castigo
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La storia è nota, o quasi. Un giovane poverissimo e strozzato dai debiti uccide un'anziana e meschina usuraia. L'omicidio inconsciamente crea nell'uomo un conflitto, che diventerà scissione e sdoppiamento. Rodion da un lato cerca di autoconvincersi del fatto che il delitto costituisca la dimostrazione della sua appartenenza ad una categoria superiore, quella degli uomini grandi, autorizzati ad agire al di sopra della legge, perché tutte le loro azioni hanno come scopo il bene collettivo. Lui li chiama “i napoleonici”. Dall’altro lato invece, emerge nella sua coscienza la certezza di non poter sfuggire ai sensi di colpa e alla paura di essere arrestato. La fine (e non è uno spoiler, visto il romanzo), Rodion si dovrà rassegnare. Capirà di non già quel grande uomo dalla mente superiore ma un "pidocchio". E proprio per questo meriterà la sua punizione.

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