Perché è imperdibile la mostra milanese sulle prime artiste femministe italiane

Il Soggetto Inaspettato. 1978 Arte e Femminismo in Italia, ci fa scoprire il valore delle donne nel mondo della nostra cultura.

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Paola Agosti

«Il mio sostegno alle donne deriva da due riflessioni, a cui non ho avuto modo di pensare prima di essere chiamata da Monsieur Arnault come direttrice creativa di Dior: una era relativa allo stupore che ha suscitato la mia nomina, “Ma come, una griffe che è sempre stata disegnata da uomini, per la prima volta nomina a capo una donna”? La seconda è che, dalla sua nascita, la maison Dior è stata identificata come quella più femminile del mondo, quella che interpretava al meglio i desideri delle donne». Così ha parlato Maria Grazia Chiuri alla conferenza stampa di presentazione de Il Soggetto Imprevisto. 1978 Arte e Femminismo in Italia,la prima ed esaustiva indagine dedicata ai rapporti tra artiste e femminismo nel nostro Paese che si inaugura domani, a Milano, da FM Centro per l'Arte Contemporanea, per terminare il 26 maggio. Con il sostegno di Dior, naturalmente.

Mirella Bentivoglio, AM – (ti amo), 1970. Letraset e collage su cartoncino.
Nicola Eccher. Courtesy Mart, Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto. Archivio Tullia Denza

A cura di Marco Scotini e Raffaella Perna, la mostra s'incentra su un anno cruciale per la storia femminile e politica italiana: è l'anno in cui viene rapito e ucciso Aldo Moro, ma è anche l'anno in cui alla Biennale di Venezia si tiene la mostra di sole artiste Materializzazione del linguaggio a cura di Mirella Bentivoglio, in occasione della quale circa ottanta artiste (tra cui Bianca Pucciarelli, che si ribattezza Tomaso Binga per contestare il sistema maschilista della cultura, Irma Blank, Maria Lai, Lucia Marcucci, Giulia Niccolai, Anna Oberto, Mira Schendel, Patrizia Vicinelli)fanno il loro ingesso in un luogo artistico, rivendicando visibilità, spazio e riconoscimento. Afferma il co-curatore Marco Scottini: «L’attuale successo dell’arte al femminile, su scala mondiale, ha una molteplicità di motivi e non una sola ragione. Inutile negare che l’alta qualità delle artiste contemporanee è già una dimostrazione sufficiente della loro presenza in grandi musei e biennali. Ma questa attuale riscoperta degli archivi femministi degli anni Settanta ha a che fare con la decostruzione dell’artista in quanto maschio, bianco e occidentale. Credo che ormai quella dell’arte delle donne sia storia fondamentale e tutta ancora da valorizzare».

Tomaso Binga, Miss… in posa, 1971. Collage su polistirolo. Fotografia di Andrea Chemelli. Courtesy the artist and Frittelli arte contemporanea, Firenze.
Marco Mercuri. Fotografia di Andrea Chemelli. Courtesy the artist and Frittelli arte contemporanea, Firenze.

Continua la sua collega, Raffaella Perna: «Ritengo che per molti soggetti attivi nel sistema dell’arte - galleristi, critici, storici dell’arte, artisti - sia stato e sia tuttora molto difficile fare i conti con le questioni sollevate dal femminismo, che implicano un ripensamento profondo non solo delle relazioni all’interno della sfera professionale, ma anche sul piano degli affetti, della vita privata, dell’esistenza nella sua totalità».

È quindi auspicabile un avvento delle “quote rosa” anche nel mondo dell'arte? Continua Perna: «Le disparità uomo-donna sono ancora a livelli allarmanti. La logica delle quote rosa mi è estranea, ma quando i numeri sono così sbilanciati risulta evidente che persiste un grave problema culturale. Negli ultimi due o tre anni, sull’onda dei movimenti politici femministi e grazie all’eco di importanti mostre internazionali, il tema è tornato al centro dell’attenzione critica. Molti curatori si affrettano a collegare il proprio nome a rassegne femminili, ma è estremamente raro trovare persone come Maria Grazia Chiuri, la cui passione per l’arte delle donne è autentica e viva».

Paola Mattioli, Diana, 1977. Stampa baritata ai sali d’argento.
Paola Mattioli. Courtesy the artist and Frittelli arte contemporanea, Firenze. © Paola Mattioli.

Allestita anche con performance, come il Grande Alfabeto Monumentale di Tomaso Binga, in cui delle ragazze “interpretano” le lettere dell'alfabeto. «Vorrei che fosse una mostra dove vengano numerosi giovani e non mi riferisco solo alle ragazze, perché imparino non solo chi sono state le nostre grandi maestre, ma anche per scatenare in loro dubbi e interrogativi che oggi come oggi sono sempre più urgenti», assicura la designer.

Tomaso Binga, Le Straniere, 1976. Collage su cartoncino. Fotografia Andrea Chemelli. Courtesy the artist and Frittelli arte contemporanea, Firenze.
Marco Mercuri. Fotografia Andrea Chemelli. Courtesy the artist and Frittelli arte contemporanea, Firenze.

Maria Grazia Chiuri è madre di due ragazzi, un maschio e una femmina. «E mentre mia figlia, che vive a Londra, ha studiato la vita e i saggi della teorica d'arte femminista Carla Lonzi, mio figlio di 25 anni, che sta in Italia, non l'ha mai sentita nominare», ha concluso.

Libera Mazzoleni, Il bacio, 1977. Stampa gelatina ai bromuri d’argento.
Libera Mazzoleni. Courtesy the artist and Frittelli arte contemporanea, Firenze. © Libera Mazzoleni

C'è ancora molto da fare,nell'arte contemporanea. E molto, ancora da vedere.

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