La natura morta è viva e parla alla fotografia contemporanea

Nel complesso di Santa Caterina a Treviso, la mostra Natura in posa è il percorso psichedelico che tutti dovremmo fare quest'anno.

David LaChapelle, Earth Laughs in Flowers
David LaChapelle, Earth Laughs in Flowers (Risk), 2008-2011, C-Print, 152x107 cm; Courtesy Studio David LaChapelle

La rappresentazione della natura morta è vivacissima nel mondo dell’arte, perché il suo simbolismo allegorico dialoga con la parte più silente e sublime della natura umana e lo fa in modo piuttosto conturbante. Ingannando il tempo, si rivolge direttamente all’inconscio, ogni volta che mette in posa l’istante tra la vita e la morte, insieme al legame tra bellezza e decadenza di fiori, frutti e suppellettili vari. Un messaggio nascosto sotto gli occhi di tutti, soprattutto quando nasce dalla perfezione tecnica dei pittori fiamminghi del Seicento e nei giardini segreti di fotografi contemporanei provocatori come Mapplethorpe, Araki e LaChapelle. Solo alcuni dei protagonisti di un percorso espositivo inconsueto e affascinante, ospitato tra i chiostri e i sotterranei del museale Complesso di Santa Caterina a Treviso, con la mostra NATURA IN POSA. Capolavori dal Kunsthistorisches Museum di Vienna in dialogo con la fotografia contemporanea (30 novembre 2019 - 31 maggio 2020).

Jan Brueghel il Vecchio, Mazzo di fiori in un vaso blu, 1608 circa, Olio su tavola di rovere, 65,8 cm × 51 cm × 0,7 cm
Courtesy KHM-Museumsverband


"Ci sono delle strane sere in cui i fiori hanno un’anima." Albert Samhain. La ricchezza di forme, soggetti e invenzioni delle allegorie della caducità di questo genere pittorico, risveglia la "natura silente" del nome che la natura morta aveva in origine (Still Leben), insieme al suo "deposito silenzioso di spiritualità", capace di dialogare anche con il contemporaneo attraverso la fotografia. Le vanitas degli eccessi del contemporaneo sbocciate nelle stampe di grande formato di David LaChapelle, possono dialogare con il mazzo di fiori in vaso blu, dipinto da un maestro fiammingo come Jan Brueghel, insieme al mondo ronzante d'insetti e farfalle che parla di morte, metamorfosi e rinascita. La complessa e raffinata allegoria diffusa tra le Fiandre e la Lombardia grazia a un committente come il cardinale Federico Borromeo. Incontri sublimi come la fugacità della fioritura e della vita, estesi alla ballata di amore, morte e fotografia dei Flowers di Nobuyoshi Araki. Voluttuosi e vivaci come i pigmenti che li colgono al massimo del loro fulgore (prima di cominciare ad appassire) e, dopo la morte dell'amata Aoki Yoko, li rendono elemento ricorrente dei suoi progetti visionari, tra la carne dei corpi femminili e la plastica delle bambole, Eros e Tanatos.

Nino Migliori, Herbarium, 1974, C-print vintage-unicum su supporto legno, 140x100 cm
© Fondazione Nino Migliori


La sensualità degli organi riproduttivi delle piante, fotografati dal talento provocatorio di Robert Mapplethorpe, come quelli degli esseri umani, arricchiscono il 'discorso', insieme all’esplorazione della materia e della memoria, sottoposte al trascorrere del tempo e alla trasformazione con l’Herbarium di Nino Migliori. Il progetto realizzato nel 1974, inserisce foglie e fiori tra i vetri di plance stampate in positivo, utilizzando i vegetali come negativi, mentre il tempo e la decomposizione della materia, modifica struttura e colore dell’immagine. Il lungo percorso creativo di un grande esploratore della forma e del linguaggio fotografico, in mostra con le vette della ricerca artistica tutta italiana di Franco Vimercati, radicalizzata dal ciclo della zuppiera. Esposto a Treviso con la piccola terrina lasciata dai vecchi proprietari nell’appartamento in cui si trasferisce il fotografo, trasformata per circa un decennio (1983-1992), nell’unico soggetto di un centinaio d'immagini che si distinguono per le piccole e grandi differenze rivelate dalla posizione della luce, dalla messa a fuoco e dall’inquadratura. È la ricchezza della differenza a emergere dalla ripetizione dell'opera d'arte, anche nell'epoca della sua riproducibilità tecnica.

Pieter Claesz, Vanitas, Datato 1656, Olio su tavola di rovere, 39,5 cm × 60,5 cm
Courtesy KHM-Museumsverband

Hans Op De Beeck, Vanitas (1), 2011, 108,1 x 163,1 cm, Lambda print mounted on dibond back in wooden frame;
Credit: Collezione Fabio Castelli (Milano Italia); Courtesy Galleria Continua San Gimignano / Beijing / Les Moulins / Habana

In modo analogo, la tavola macabramente apparecchiata dal pittore olandese Pieter Claesz e quella postmoderna fotografata dall'artista visivo belga Hans Op De Beeck, banchettano con simboli analoghi, tra i piaceri vani dell’uomo (dipinti, manoscritti), il trascorrere del tempo (orologio, clessidra) e la morte (teschio, candela spenta). Grazie a un ampio progetto di promozione culturale, messo a punto dalla Città di Treviso, con partner del calibro di Civita Tre Venezie e la collaborazione del Kunsthistorisches Museum di Vienna, 50 capolavori di questa prestigiosa collezione arrivano per la prima volta in Italia, insieme allo sviluppo di un genere riconosciuto e apprezzato come tale a partire dal 1600.

Francesco da Ponte, detto Francesco Bassano, Scena di mercato, 1580/1585 circa, Olio su tela, 125 cm × 280 cm,
Courtesy KHM-Museumsverband

Martin Parr, AUSTRALIA. Western Australia Roadhouse, 2011
© Martin Parr/Magnum Photos

L’esposizione, curata da Francesca Del Torre, Gerlinde Gruber e Sabine Pénot, insieme a Denis Curti per la sezione dedicata alla fotografia contemporanea, concede il tempo di contemplare distanze e relazioni tra pittori veneti e fiamminghi, la natura morta pittorica e quella fotografica. Segue le scene di mercato e le rappresentazioni delle stagioni di Lodovico Pozzoserrato e Francesco da Ponte, detto Francesco Bassano, insieme a quelle d’oltralpe di Frederik van Valckenborch e Jan Baptist Saive il vecchio. Le opere di Pieter Claesz, Willem Claesz Heda, Jan Weenix, Gerard Dou, insieme a quelle di Evaristo Baschenis, Gasparo Lopez dei Fiori, Elisabetta Marchioni.

Anonimo, Natura morta con astice, Seconda metà XVII secolo, Olio su tela, 48 cm × 41,5 cm
Courtesy KHM-Museumsverband

Il percorso tematico e cronologico invita a guardare meglio e da una luce diversa, un genere capace di estendere il suo dialogo oltre la pittura europea, come fa la fotografia di Vimercati. Tutto quello che non contempla la mostra e il suo catalogo pubblicato da Marsilio Editori, probabilmente potete scorgerlo nelle distanze e stupefacenti correlazioni tra l’olio su tela della natura morta con astice di autore anonimo della seconda metà XVII secolo e gli scatti che nutrono il common sense degli anni novanta di Martin Parr e tutti i paradossi visivi del contemporaneo con i quali il celebre fotografo di Magnum Photos ha rivoluzionato l'idea di reportage.

Mostra Natura in posa

30 novembre 2019 - 31 maggio 2020

Museo Santa Caterina, Treviso

Martin Parr, SPAIN. Benidorm. 1997
© Martin Parr/Magnum Photos
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