Photolux 2019: New Worlds, oltre il muro di Berlino e frontiere, dalla Luna a Marte

Il Photolux Festival di Lucca torna sulla luna, brama Marte e guarda nuovi mondi, tra rivoluzioni e nuove frontiere, con la fotografia che scavalca limiti, insieme al muro a Berlino

Muro Berlino, Berlin, 1980-1990, from cold war to the fall of the wall
Stephane Duroy, The Berlin Wall's fall, Berlin, Germany, 10 November 1989 © Stèphane Duroy _ VU'

Il desiderio di spingersi oltre i propri limiti ha portato l’uomo fin sulla luna (50 anni fa tondi tondi), ma è quello resistente che ci spinge a superare qualsiasi cosa, a guidare il viaggio nei Mondi | New Worlds del Photolux Festival - Biennale Internazionale di Fotografia di Lucca (16 novembre - 8 dicembre 2019). Una missione stellare con i pieni per terra, decisa a guardare la luna e sognare Marte, rileggendo la storia dell’uomo e delle sue sfide, capaci di abbattere muri e costruire nuovi Mondi. A cinquanta anni dall’allunaggio e appena trenta dalla caduta del Muro che ha diviso Berlino in due città distanti anni luce per 28 anni, la nuova edizione della biennale diretta da Enrico Stefanelli, punta i suoi obiettivi sul passato che ha costruito il presente, insieme a un nuovo modo di guardare il futuro. Complesso, conflittuale ma pieno di quell’energia liberatoria trovata da Vincent Delbrouck nella Cuba dei figli della caduta del muro. Vitali nonostante tutto e in mostra con Champù. The youth of la Vibora a Palazzo Ducale, tra la Rivoluzione dei fotografi di Magnum Photos (a partire dalla Primavera di Praga di Josef Koudelka), quella Russa di Davide Monteleone ricostruita con le giornate di Lenin, insieme a quella quotidiana della Pskov fotografata da Dmitry Markov con uno smartphone e condivisa su Instagram, mentre la storia del Prix Pictet culmina nella speranza.

Tra la folla, il vice presidente degli Stati Uniti Spiro T. Agnew (sulla destra) e l’ex presidente degli Stati Uniti Lyndon B. Johnson guardano il razzo Saturn V durante il lancio dell’Apollo 11
© NASA Archive
Primo piano dell’orma di un astronauta sulla superficie lunare scattata durante l’attività extra veicolare dell’Apollo 11, 20 luglio 1969
© NASA Archive
Vincent Delbrouck, Leslie, December 2018, dalla serie "Champu. The Youth of La Vibora"
© Vincent Delbrouck
Sara Munari, dalla serie Don’t let My mOther know, 2018
© Sara Munari

Si parte subito ululando alla luna e allo spazio del suo immaginario, con il mosaico della collettiva 2:56 AM. To the Moon and Back, ospitato al Palazzo delle Esposizioni della Fondazione Banca del Monte di Lucca. Schegge di quotidiano onirico e visionario, dalla prima impronta umana lasciata sulla superficie lunare e nell’archivio NASA, agli uomini comuni con grandi aspirazioni dell’ALIENnation della porta accanto di Graziano Panfili, in un caleidoscopio di frammenti e linguaggi diversi, che oscillano da quello documentario di Francesco Zizola e più sperimentale di Antonio Biasiucci a quello fantascientifico del nuovo progetto di Sara Munari.

2.56 AM. To the Moon and Back - Graziano Panfili, dalla serie "Alienation"
© Graziano Panfili
Joan Fontcuberta, Pausa dell’astronauta nel mar di Teleras, 2018, dalla serie "Gossan - Mars Mission"
© Joan Fontcuberta

Per la prima volta in Italia, Gossan: Mars Mission di Joan Fontcuberta, nella Ex-Cavallerizza ci mostra anche la nostra brama di conquista del pianeta rosso, fotografata nella città spagnola di Huelva, dove il paesaggio della regione mineraria del Riotinto si è trasformato in terreno di prova e porto di partenza, per le spedizioni verso il Nuovo Mondo e della prossima diretta su Marte.

Nel medesimo spazio espositivo si attraversano confini viaggiando nel tempo, dalla Pechino della rivolta di piazza Tienanmen documentata con La notte più lunga di Dario Mitidieri, alla Berlino che scavalca il muro con East-Berlin di Udo Hesse e Berlin 1980-1990 di Stéphane Duroy. Spingendosi fino al confine tra realtà e finzione, le fake-news nel Brasile di Paulo Coqueiro arrivano in mostra con Don’t lie to me e l’iconico ritratto di Albert Camus scattato da Cartier Bresson, rimasta a lungo come immagine del profilo di Tito Ferraz su Facebook.

Dario Mitidieri, Pechino, Cina. Un bambino accoglie i soldati cinesi che stanno arrivando in Piazza Tienanmen, solo poche ore prima del massacro
© Dario Mitidieri
Udo Hesse, Linienstraße, 1982
© Udo Hesse
Paulo Coqueiro, l’iconico ritratto di Cartier Bresson dello scrittore Albert Camus è stato a lungo l’immagine del profilo di Tito Ferraz su Facebook, dalla serie, dalla serie "Don’t lie to me"
© Paulo Coqueiro

Oltre il muro si avventura anche il celebre The Wall dei Pink Floyd documentato da David Appleby. Una vera sfida rimasta inedita per tre decenni, in mostra a Villa Biottini insieme a vincitori del Sony World Photography Award 2019 e La rivelazione umana di Romano Cagnoni. Il compianto fotoreporter italiano che ha documentato l’uomo in guerra con se stesso, il nemico e la natura, con un approccio personale e molto vitale: "ho sempre tenuto a guardare il mondo anche con un occhio divertito e divertente, quasi a voler compensare tanti anni passati a documentare il dolore. Se non piangi non ridi."

David Appleby, Bob Geldof,
© David Appleby
Romano Cagnoni, BIAFRA - recruits, 1968
© Romano Cagnoni
ROMANO CAGNONI PHOTOLUX AWARD - Gianluca Panella, Bijanibiha © Gianluca Panella
© Gianluca Panella

La biennale ospita anche il vincitore del Romano Cagnoni Photolux Award 2019, Gianluca Panella con Bijanibiha (in arabo, "dalla sua parte") sulla resistenza Palestinese delle donne della striscia di Gaza, mentre cambia il gioco politico dei partiti sulla questione israelo-palestinese. Il complesso rapporto tra fotografia e femminismo sarà invece argomento della giornata di studio organizzata con IMT. Scuola Alti Studi Lucca, sabato 30 novembre 2019. Il contributo di artisti messicani e canadesi arriva dall collaborazione con il Festival Luz del Norte di Città del Messico e con Les Rencontres Internationales de la Photographie en Gaspésie (Quebec, Canada). Diverse residenza d'artista sono invece frutto del progetto ERA. European Residence Awardcon il Kaunas Photo (Lituania) e PhotAumnales (Beauvais, Francia).

IRANIAN CONTEMPORARY - Parisa Aminolahi, Tehran Diary, 2019
© Parisa Aminolahi
Josef Koudelka, Cecoslovacchia, Praga, agosto 1968. L’invasione delle truppe del Patto di Varsavia
© Josef Koudelka/Magnum Photos
Davide Monteleone, The April Thesis
© Davide Monteleone
Dmitry Markov, dalla serie #Drafts
© Dmitry Markov, courtesy VisionQuest gallery

Le frontiere forzate e attraversate dal flusso migrante del mondo, sono in mostra nella Chiesa di San Cristoforo con i vincitori del World Press Photo 201, a partire da Crying girl on the border del Pulitzer John Moore, World Press Photo of the Year 2019 e il pianto della figlia di una madre perquisita da un'agente alla frontiera tra Messico e Stati Uniti.

Una visione della dimensione più complessa e controversa della realtà, restituita dalla fotografia di frontiera, anche nell’approccio al mezzo e al linguaggio. Spinto oltre i confini della fotografia e della sua struttura concettuale, oltre a quelli della stessa biennale, con collaborazioni di respiro internazionale che estendono quella consueta del Sistema Festival Fotografia con Fotografia Europea di Reggio Emilia, Cortona On The Move, Festival della Fotografia Etica di Lodi e il SI FEST di Savignano sul Rubicone. Il viaggio si spinge dalla visione quasi lunare degli spioncini delle prigioni dell’est del Surveillance di Valentyn Odnoviun (Photolux Award 2019), al concetto di confine aleatorio e stropicciato delle Maps di Pia Kintrup, finalista del Premio Arte Laguna 2019.

La Biennale promette un viaggio in oltre 20 mostre dislocate in sei luoghi della città, insieme a mostre ed eventi collaterali, conferenze, workshop, letture portfolio, incontri e collaborazioni internazionali, ma la sua visione si spinge molto oltre.

ARTE LAGUNA - Pia Kantrup, Maps, 2018
© Pia Kantrup

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