Responso fra padiglioni, le artiste italiane su cui investire oggi

Adelaide Cioni, Giulia Napoleone, Amanda Chiarucci e colleghe stanno rivoluzionando il mondo dell'arte in Italia. E la Fiera di Bologna è la prova.

Arte Fiera - Art City
Roberto Serra - Iguana PressGetty Images

Passeggiare per gli stand di una qualsiasi fiera può creare piacere come fastidio, talvolta anche spaesamento e ansia. Non c’è pericolo che questo accada all’Arte Fiera di Bologna, la più longeva fiera d’arte moderna e contemporanea d’Italia, ospitata per la prima volta in due nuovi ed enormi padiglioni. Abbiamo visitato tutti gli stand – ben organizzati grazie al direttore Simone Menegoi, al suo secondo mandato – e raccolto le opere da vedere assolutamente durante questa edizione. L’Arte Fiera di Bologna è donna e non è certo un caso se alcune delle opere più interessanti siano state realizzate proprio da artiste, ma a ben vedere, anche quando si tratta dei loro colleghi uomini, sono quasi sempre i soggetti femminili ad essere rappresentati.

Adelaide Cioni
Giuseppe Fantasia

Adelaide Cioni ha il sangue catanese, ma è nata e cresciuta a Bologna, anche se adesso ha scelto l’Umbria come casa. Disegnare ha fatto sempre parte della sua vita fino a qualche hanno fa, “quando ho avuto una crisi che mi ha fatta fermare a riflettere su quello e su cosa volevo fare realmente”, ci racconta. “Ho rimediato una vecchia pelliccia finta e ho iniziata a tagliarla in tanti pezzi e fare lo stesso con altre stoffe fino a scoprire che la stoffa mi da’ più tempo rispetto al disegno: posso tagliarla di nuovo, prenderne dei pezzi e incollarli o spillarli tra loro, fare mille cose. La stoffa mi ha dato più tempo, mi ha reso più libera di quanto già lo fossi”. Il risultato è sorprendente e abbiamo avuto modo già di apprezzarlo lo scorso novembre a Torino, all’ultima edizione di Artissima: opere che raffigurano gelati oppure piante realizzati proprio con le stoffe. Qui a Bologna, alla Galleria P420, troviamo foglie dallo splendido colore ottanio, ma anche stelle blu che luccicano a modo loro e altri segni geometrici dal forte impatto. Dopo aver visto le sue opere e dopo che sapete che sono fatte di stoffa, vi verrà voglia di toccarle e allora lì il piacere sarà totale. La lana è fondamentale nelle stesse, perché assorbe la luce e fa tornare puro il colore.

Giulia Napoleone
Giuseppe Fantasia

Sempre restando nel mondo del tessile, gli arazzi presentati dalla Galleria Antonio Verolino di Modena fanno ci hanno sognare e ci hanno portati in mondi “altri”, da Picasso a Calder, tessute tutte manualmente preso l’Atelier Pinton fondato nel 1867 a Felletin, in Francia. Opere in cui l’arte tessile e la pittura si intrecciano sempre di più come ne la “danse Nocturne” di Etel Adnan, straordinario artista ultranovantenne che da anni vive a Parigi e non ha nessuna voglia di smettere di fare il suo mestiere. Per Giulia Napoleone il bianco e il nero sono stati una costante nei suoi lavori, quasi sempre incisioni, ma non solo. Nata a Pescara, dopo aver vissuto per diverso tempo a Roma e passato sette anni in Siria, dove aveva anche fondato una scuola europea, ora vive nella Tuscia, in una piccola frazione a tre chilometri da Caprarola. “Negli anni siriani ha usato anche il colore rosso, ci spiega, il colore del deserto siriano oltre che dell’aria, ma adesso ho voluto rendere omaggio al nuovo paesaggio in cui adesso ho deciso di vivere, a pochi chilometri dal Lago di Vico”. A Bologna, grazie alla galleria Il Ponte, ha portato queste opere realizzate con inchiostro di china che evocano mondi incantati in cui è un piacere far perdere lo sguardo.

Un arazzo della galleria Antonio Verolino
Giuseppe Fantasia

Gianluca di Pasquale ama i paesaggi e nelle sue opere esposte alla galleria Monica De Cardenas c’è tutto un richiamo a Matisse, Bonnard e Rousseau. L’artista romano e milanese d’adozione ama però molto anche le donne e nella serie dedicata proprio a ritratti femminili ripresi di schiena – che di questa fiera, ne sono diventati il simbolo – iniziali visioni che sono poi diventati quadri che dimostrano che l’osservazione della realtà è la parte più importante, il punto di partenza di un lavoro meticoloso e ricco di particolari che non annoia mai.

Un’opera di Gianluca di Pasquale
Giuseppe Fantasia

Amanda Chiarucci ha invece chiamato La vertigine delle sottigliezze (in vertigine subtilitatum) una delle sue opere in mostra in fiera alla galleria Lara e Rino Costa di Valenza. È un golden venture con carta da romanzi Liala anni 60/70 , carta bristol bianca, carta da rivista Touring Club Italia 1930/50, tela gommata, alluminio, latta banda stagnata, cartine geografiche, collage di autoritratto fotografico e disegnato. Un omaggio che l’artista ha voluto fare alla santa Ildegarda di Bingen, “un personaggio poliedrico - racconta - una donna straordinaria che è stata benedettina, drammaturga, pittrice, filosofa, botanica e molto altro, arrivando persino ad anticipare Leonardo e il suo Uomo Vitruviano. Prima di lui aveva infatti creato l’uomo in un cerchio evidenziando però il rapporto armonico tra uomo e natura e non solo con il corpo come ha poi fatto lui”. Quello della Chiarucci è un lavoro sul tempo, il suo valore e il suo significato che evidenzia tutta l’impazienza della natura. L’effetto di stupore è immediato in chi si sofferma ad ammirarlo.

Un’opera di Amanda Chiarucci
Paolo Vallicelli

Gli autoritratti che ha deciso di farsi Anna Di Prospero, originaria di Latina e rappresentata dalla MLB Gallery di Ferrara hanno una sensualità e un’eleganza tali che non potevano non colpirci. I suoi lavori hanno avuto negli ultimi anni un excursus che l’hanno portata a studiare prima le persone, poi i luoghi e infine la parte più intima di sé. A Bologna ha portato in qualche modo tutte e tre queste cose, con immagini di lei sul laghetto di Central Park o regalandoci scorci particolari di una camera d’albergo. C’è anche la foto-simbolo del suo lavoro, quella con sua madre. Non ce n’è ancora nessuna con suo figlio Carlo, ma siamo sicuri che presto arriverà.

Anna Di Prospero
Giuseppe Fantasia

Matteo Fato conosce e rappresenta gli uomini e le donne con grande amore. Nei suoi nuovi lavori presentati grazie alla Galleria Monitor (Roma e Pereto), l’artista pescarese utilizza i colori più accesi mescolandoli al bianco e al nero, raffigura personaggi, paesaggi e simboli. Vestirsi di un vuoto è il titolo dell’opera dedicata a Simone Ciglia, curatore di una sua recente mostra, il primo ad essere raffigurato nudo e il primo di una serie che non tarderà ad arrivare. Creatività allo stato puro, un artista che non delude mai.

Matteo Fato
Giuseppe Fantasia

Allo Studio Sales di Norberto Ruggeri la romana Romina Bassu adopera nei suoi quadri una palette di colori propria del nord e dell’est Europa e la tela per lei diventa un mezzo per esprimere il femminile in tutte le sue forme e provocazioni focalizzandosi su come le donne percepiscono se stesse e gli stereotipi femminili. Opere, le sue, che sono portatrici di immagini in grado di emancipare ciò che convenzionalmente viene considerato un tabù, grazie al desiderio di sovvertire le regole, rendendo fluidi i confini tra normale ed eccezionale. La donna con le scarpe rosse e le sigarette tra le dita ci ha fatto sognare.

Un’opera di Romina Bassu
Giuseppe Fantasia

La galleria Suburbia Contemporary Art, (am)abilmente diretta da Francesco Ozzola e Virginia Garcia Bonilla colpisce ancora. Dopo le suggestive acque del mare realizzate da Jake Aikman, torna in fiera con il cileno Jaime Poblete e opere che riflettono sul valore di superamento dell’identità del quadro e la sua stessa razionalizzazione. La tela è per lui uno strumento da cui iniziare con pieghe di tessuti e stoffe sovrapponendo i vari elementi. Il colore che li racchiude tutti, il nero, non è stato da lui scelto a caso, perché svela e occulta che, muta l’ordinamento delle superfici e ristabilisce i presupposti razionali e relazionali. Sorprendente.

Jaime Poblete
Giuseppe Fantasia

Valerio Berruti è Valerio Berruti e non stanca mai di stupire. I suoi bambini sono un simbolo oramai, e adesso lo sono diventati ancora di più con La Giostra di Nina, un’idea che grazie ai suoi tremila disegni è diventata uno straordinario libro pop up (è pubblicato da Gallucci editore, con tanto di musica riprodotta attraverso un carillon a manovella appositamente composta da Ludovico Einaudi,), un film (grazie a Sky Arte) e una mostra con tanto di giostra, al Museo Maxxi di Roma, dove è stata esposta fino a qualche settimana fa. Si intitola La giostra di Nina il progetto cinematografico di Valerio Berruti composto da circa 3000 disegni realizzati a mano e uniti in sequenza fino a diventare fotogrammi di un video, ospitato nella hall del Museo. I protagonisti sono Nina, una piccola giostraia costretta a lavorare dall’arcigno nonno e Geppo, un ragazzone dall’animo infantile che crea scompiglio tra i clienti della giostra di paese. “Ho voluto creare una scultura che ospitasse i bambini, non solo che li rappresentasse”, ci ha spiegato l’artista piemontese. “I bambini fanno parte di questo lavoro, come in una performance collettiva”. Splendidi i disegni ospitati nella galleria Marco Rossi, anche perché noterete che al posto dei classici cavalli, la giostra speciali di Berruti è composta da uccellini, simbolo di quotidianità e libertà, affiancato a protagonisti destinati a spiccare il volo.

Un’opera di Valerio Berruti
Giuseppe Fantasia
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