Ci sono libri sul'Olocausto che non abbiamo ancora letto (e ci spezzeranno il cuore)

Nuove uscite e riedizioni di memoriali e romanzi che raccontano la Shoah ad adulti e bambini con parole e immagini che ci resteranno dentro per sempre.

Senior Woman Hands With  Auschwitz Concentration Camp Number
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Leggere aiuta a mantenere viva la memoria. Leggere storie sulla Shoah serve a mantenere viva anche la memoria collettiva. Per questo è cosa buona trovare sempre un’occasione per leggere i racconti veri o immaginati di chi ha vissuto l’assurda persecuzione e la detenzione dei campi di concentramento prima e durante la Seconda Guerra Mondiale, non necessariamente il Giorno della Memoria del 27 gennaio. Se abbiamo letto già tanto sull’argomento, per fortuna continuano a uscire nuovi libri in forma di memoir e di romanzo, come quelli elencati a seguire. Impossibile resistere e non prenotarne almeno uno: storie di bambini, di famiglie e di donne che nessuno dovrebbe vivere mai più.

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La bambina e il nazista, di Franco Forte e Scilla Bonfiglioli (Mondadori).
Hans è un ufficiale delle SS in servizio in un campo di sterminio che incontra fra i prigionieri destinati alle camere a gas la piccola Leah, una bambina ebrea che somiglia come una goccia d’acqua a sua figlia Hanne, morta di recente. La sofferenza per la perdita lo spinge a identificare la bambina ebrea con la figlia morta e si affeziona a lei tanto da escogitare ogni giorno stratagemmi per allontanarla da un destino già segnato, arrivando a ingannando gli altri militari e prendendo decisioni terribili, destinate a perseguitarlo per sempre. Rischiando la sua stessa vita, pur di non perdere un’altra volta ciò che di più caro aveva al mondo.

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Storia di Sergio, Andrea e Tatiana Bucci, con Alessandra Viola (Rizzoli).
L'Olocausto è terribile, ma c'è una parte di esso che genere incubi ancora più terribili, e sono le storie dei bambini cavie del dottore Mengele. Come Sergio che a sei anni, quando il padre viene fatto prigioniero, si trasferisce da Napoli a Fiume, dai parenti. Una notte, invece, vengono portati via e inizia il viaggio di Sergio verso le kinderblok do Auschwitz Birkenau e Neuengamme, le baracche in cui vengono alloggiati i bambini che verranno usati per gli esperimenti medici dei nazisti. Sergio, bambino coraggioso che non si perde mai d’animo e lo tiene in vita un unico obiettivo: ricongiungersi a sua madre. Una storia vera, un nome, quello di Sergio, ancora vivo grazie all'Associazione Sergio De Simone che contrasta l’insorgere di ideologie e pratiche che possono portare alla diffusione, in particolare nei giovani, di idee, modalità di vita e di relazione che si ispirano a quanto accaduto nel nostro Paese e in Europa nell’ultimo conflitto mondiale.

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Ultima fermata Auschwitz, Eddy de Wind (Einaudi Ragazzi).
Aveva solo 24 anni l'olandese Eddy de Wind, poi diventato psichiatra, quando ha scritto le sue memorie nei giorni della liberazione del campo di Auschwitz, in cui era stato deportato dopo che a Westerbork ha conosciuto e sposati Friedel. Un racconto dettagliato a caldo di tutto quello che aveva visto, con la memoria degli eventi ancora fresca. Fu tra i primi a parlare della "sindrome da campo di concentramento", e morì nello stesso anno di Primo Levi, il 1987.

Una bambina e basta, Lia Levi (HarperCollins).
Già pubblicato da altre case editrici, questo libro viene ripubblicato a 25 anni dalla prima volta, resa ancora più preziosa dalle originali tavole a colori dell’illustratrice Zosia Dzierzawska. L'autrice, Lia Levi, una delle figure più rappresentative della narrativa per bambini, ha vinto nel 2018 il Premio Strega Giovani con Questa sera è già domani. Con Una bambina e basta ripercorre la sua storia al tempo delle leggi razziali, perché la leggano i bambini di oggi, come testimonianza di un epoca in cui essere bambini è stata una sfortuna ed essere bambini ebrei significava ancora di più, per cui lei era costretta a chiedersi perché all'improvviso fosse diversa dagli altri, perché il papà non potesse più lavorare e come mai questo signore di nome Mussolini ce l'avesse con lei e con la sua famiglia. Uno dei più bei libri sull'olocausto per bambini.

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Auschwitz, Francesco Guccini (illustrazioni di Serena Viola).
Come spiegare le persecuzioni razziali e l'Olocausto a bambini molto piccoli usando un celebre brano di Guccini, scritto nel 1966, universalmente riconosciuto come una delle storie simbolo di sei milioni di vittime dell'orrore dei campi di sterminio hitleriani. Serena Viola lo ha fatto trasformando in immagini il testo di quella che è indubbiamente una delle più famose canzoni del cantautore. Il risultato è un albo illustrato pieno di suggestioni e colori e immagini che prendono forma da parole di forte valore artistico e poetico regalandoci uno dei migliori albi illustrati sulla shoah.

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L’Alto Nido, Roxane van Iperen (Piemme).
In una fredda notte di febbraio del 1943 la famiglia Brilleslijper arriva all’Alto Nido, una villa nascosta nel bosco poco fuori dal villaggio di Nardeen, a est di Amsterdam. È al riparo delle sue mura che le giovani sorelle Brilleslijper, Lien e Janny, organizzeranno una delle operazioni di salvataggio più audaci della resistenza olandese, un nascondiglio per decine di ebrei clandestini, sotto il naso dei leader dell’NSB, il Movimento nazionalsocialista olandese, che abitano a poche centinaia di metri dalla grande casa. Mentre la guerra infuria, la villa si riempie di gioia di vivere e della musica che Lien e i suoi ospiti compongono e suonano tra le risate dei bambini. Il trucco, però, dura fino al giugno del 1944, quando Lien e Janny sono arrestate insieme alle loro famiglie e portate nel campo di concentramento di Westerbork dove incontrano Anne e Margot Frank, con cui verranno deportate ad Auschwitz...

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La ragazza col cappotto rosso, Nicoletta Sipos (Piemme).
Nives non sapeva che nella vita di sua madre Sara si celassero segreti e li scopre solo dopo la sua morte, quando si deve occupare di tutte le incombenze che seguono i lutti e trova una vecchia scatola di latta per i biscotti con dentro una vecchia fotografia di ritrae due giovani sconosciuti, qualche biglietto e una lettera. Nives entra così in un mondo di segreti e verità taciute per più di mezzo secolo, di cui non sospettava l’esistenza, e l'esistenza di donna che nel 1965 ha scritto una lunga lettera a sua madre, confidandole le proprie paure, lo strazio mai dimenticato di essere sopravvissuta alla Shoa, di aver perduto tutto ciò che amava. E forse di aver causato la morte di tanti. Da quel momento, per Nives inizia a cercare questa donna, scavando nei segreti più intimi della sua famiglia, e nel cuore più fragile e dilaniato della Seconda Guerra Mondiale.

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