La mostra imperdibile su, di, con Cindy Sherman

Appuntamento a Vienna e Parigi per immergersi nel mondo dell'artista.

Cindy Sherman, Untitled Film Still
Cindy Sherman, Untitled Film Still #2, 1977, Silbergelatineabzug (37 5/8 x 27 1/2 in. | 95,5 x 70 cm) KUNSTMUSEUM WOLFSBURG, Courtesy of the artist and Metro Pictures, New York

Specchio delle mie brame, che immagine rifletto di me? Esplorare la mia identità, in continua evoluzione e dialogo con croci e delizie della cultura contemporanea, mi sottopone quotidianamente ai riflessi della travolgente ondata d'immagini prodotte da riviste e pubblicità, cinema, televisione e web, insieme alla finzione che condiziona desideri e aspettative con stereotipi e cliché. Tutti i giochi di ruolo e genere, messi in scena e in discussione da Cindy Sherman, con la mimesi artistica del suo dirompente corpo di lavoro. Il corpo di Cindy Sherman, fotografato, truccato, mascherato e ritoccato, per riflettere sulla costruzione del ritratto dell’identità imposto dal mondo saturo d'immagini, insieme all’artificio di reality e celebrity show, dalla fine degli anni settanta con gli autoritratti di Untitled Film Stil, ai selfie di Instagram ritoccati con Facetune. Il suo modo provocatorio di giocare con la storia dell’arte, la moda e le tendenze, i filtri dell'immagine e la finzione dell’immaginario, da oltre quattro decenni, ridefinisce le coordinate dell'arte, dell'autoritratto e dell'emancipazione femminile, ispirando generazioni di artisti e femminismi, pur restando indipendente da correnti artistiche, militanze, attivismi e logiche di mercato. Cosa che non gli impedisce di sedurlo, o nel 1995 cedere Untitled Film Stills al MoMA di New York per 1 milione di dollari. Le dinamiche ideali di riflessione e dialogo alla base di ben due percorsi espositivi da Vienna a Parigi.

Cindy Sherman, Un Untitled Film Still #58, 1980, Silbergelatineabzug (26 5/8 x 39 5/8 in. | 67,5 x 100,5 cm)
KUNSTMUSEUM WOLFSBURG, Courtesy of the artist and Metro Pictures, New York

Cosa mostrerebbe il nostro specchio, senza i riflessi e le riflessioni innescate dalle esplorazioni dell'artista, fotografa e regista statunitense (Glen Ridge, 19 gennaio 1954)? Quanto il nostro spirito critico deve alla sua pratica performativa che si interroga sugli effetti che le immagini hanno sulla costruzione e la proiezione delle singole identità? The Cindy Sherman Effect. Identität und Transformation in der zeitgenössischen Kunst, al Bank Austria Kunstforum Wien di Vienna (fino 19 luglio 2020), fornisce molti stimoli all’argomento, lasciando dialogare le opere senza titolo e identificazione di Cindy Sherman con quelle di 21 artisti contemporanei che ne mettono a frutto l’approccio, usando la fotocamera "come specchio o palcoscenico per le performance del sé – o di un rappresentante o di un surrogato del sé – al fine di esaminare e decostruire l'interpretazione immaginata dell'identità sociale e sessuale".

Cindy Sherman, Untitled #93, 1981, Chromogener Farbabzug, (24 x 48 in. | 61 x 121,9 cm) Astrup Fearnley Collection, Oslo, Norway
Courtesy of the artist and Metro Pictures, New York
Cindy Sherman, Untitled #112, 1982, Chromogener Farbabzug (45 1/4 x 30 in. | 114,9 x 76 cm), Kröller-Müller Museum, Otterlo, The Netherlands
Courtesy of the artist and Metro Pictures, New York
Elke Silvia Krystufek, Day Dream Series, 1996, Farbfotografien, montiert auf Karton (70 × 100 cm | 27 1/2 × 39 3/8 in)
Courtesy of the artist and Croy Nielsen, Vienna

Un dialogo stimolante, condensato alle volte in una singola opera, come il collage di Elke Silvia Krystufek che affianca i suoi autoritratti a quelli dell’ambiguità di genere di Senza titolo #96 (1981) e il nudo di Marilyn Monroe che ha reso subito celebre il paginone centrale del Playboy di Hugh Hefner, ispirando il formato orizzontale della rappresentazione di ansia, vulnerabilità e desiderio del Centerfolds di Sherman per la rivista Artforum. Il Self-Portrait/Nursing (2004) messo a nudo da Catherine Opie, allatta e alletta ben più dell’immaginazione, esposto vicino alla madonna con bambino di Untitled #216 (1982). Alla sacralità delle convenzioni dell’arte rinascimentale, tradita dalla goffa artificialità del seno e della fotografia della Sherman, con una nuova versione de Le Diptyque de Melun di Jean Fouquet per l'era post-moderna, distorta in modo caricaturale, come quella leggendaria di Caravaggio, Ingres e Rubens. Due opere che si guardano e lasciano guardare mentre tra di loro, le cinghie nere dell’installazione progettata per l’occasione da Monica Bonvicini, restano ancorate al soffitto con il loro mix di attrezzature per l’arrampicata e suggestioni dei giocattoli SM.

Cindy Sherman, Untitled #216, 1989, Chromogener Farbabzug (87 1/8 x 56 1/8 in. | 222 x 143 cm) Astrup Fearnley Collection, Oslo, Norway
Courtesy of the artist and Metro Pictures, New York
The Cindy Sherman Effect, installazione Bank Austria Kunstforum Wien
© Nilo Klotz, courtesy Bank Austria Kunstforum Wien

Il percorso espositivo si sposta liberamente tra gli stravolgimenti dell’apparente familiare di Douglas Gordon e le foto inquietanti di Tejal Shah, la ricerca intima di Sophie Calle, la composizione con uova fritte di Sarah Lucas e la sovrastimolazione dei sensi del video di Ryan Trecartin, in anticipo sull'estetica TikTok e gli autoritratti degli influencer. Qualsiasi percorso anima la conversazione e l’eredità della Sherman nell'arte contemporanea, con le relazioni innescate dai contributi di Candice Breitz, Martine Guitierrez e Maleonn, Pipilotti Rist e Julian Rosefeldt, Markus Schinwald, Eva Schlegel, Tejal Shah e Fiona Tan, Wu Tsang, Gavin Turk e Gillian Wearing.

Il manifesto di resistenza che accomuna le metamorfosi identitarie del nigeriano Samuel Fosso e dell'attivista visiva sudafricana Zanele Muholi (dalla legatura del seno al cedimento di un pene di plastica), estende la conversazione della mostra viennese anche alla retrospettiva di Cindy Sherman (dal 1975 al 2020) alla Louis Vuitton Foundation di Parigi (1 aprile - 31 agosto 2020), dove le opere di entrambi arricchiscono il dialogo sulla ritrattistica della sua ricca collezione privata. Una ventina di artisti francesi e internazionali, di diverse generazioni e latitudini (anche artistiche), autori della sessantina di opere esposte nella sezione Crossing Views, stimolano discorsi e forniscono nuove prospettive alla retrospettiva che abbraccia tutta la carriera di Cindy Sherman, compresi i progetti più recenti e inediti, con la scenografia progettata in stretta collaborazione con l'artista.

Samuel Fosso, The Liberated American Woman of the 70s, 1997, aus der Serie Tati C-Print (125 × 125 cm | 49 1/4 × 49 1/4 in)
© Samuel Fosso, courtesy Jean Marc Patras, Paris
Zanele Muholi, Thembekile, Parktown, 2015, Serie Somnyama Ngonyama, Silver gelatin print, 80 x 62 cm
© Zanele Muholi

Gli spazi della cattedrale di vetro della fondazione, nel cuore del Bois de Boulogne e del 16° arrondissement di Parigi, dopo Charlotte Perriand sono pronti a lasciarsi trasfigurare da nuovi dialoghi con l’artista che smaschera come pochi le illusioni della cultura moderna, usando il suo linguaggio anche per l'edizione limitata di borsa Louis Vuitton del 2014.

Oltre 300 immagini relative a 170 opere realizzate dal 1975 al 2020, sono pronte a lasciare dialogare colpi di testa, Clowns, vizi della società e ritratti storici del contemporaneo, con Ladies & Gentlemen di Andy Warhol e No exit di Louise Bourgeois, le sperimentazioni fotografiche di Wolfgang Tillmans, l'arte irriverente dei britannici Gilbert & George e quella performativa di Marina Abramovic. La celebrazione dell'hybris di Damien Hirst e i ritratti di Rineke Dijkstra della gamma complessa di emozioni e fragilità che l'umanità manifesta nei suoi momenti di transizione. Alla chiacchierata partecipano anche le opere di Adel Abdessemed, Ziad Antar, Christian Boltanski, Clément Cogitore, Pierre Huyghe, Annette Messager, Albert Oehlen, Rob Pruitt, Rosemarie Trockel e Ming Wong, senza perdere la consapevolezza che offusca i confini tra guardare ed essere guardati.

Andy Warhol, Ladies & Gentlemen, 1975, Acrylic and silkscreen ink on canvas, 305 x 205 cm
©The Andy Warhol Foundation for the Visual Arts, Inc / Licensed by Adagp Paris, 2020

Wolfgang Tillmans, Hair Cut, 2007, Glossy Chromogenic Color Print, 61 x 50.8 cm
© Wolfgang Tillmans

Cindy Sherman, Untitled #582, 2016, Dye sublimation metal print, 137.2 x 178.4 cm, Courtesy of the Artist and Metro Pictures, New York
© 2019 Cindy Sherman
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