Bergamo un anno dopo: immaginare, ricominciare

Pagina di un diario lungo 12 mesi.

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Adelaide Corbetta

Ieri sono stata a Bergamo, ci sono tornata diverse volte in questo anno, ma ieri c’era la stessa luce, la stessa temperatura di un anno fa, quando non sapevamo niente. Quando tutto sembrava lontano e il resto impossibile, eppure. Ora sappiamo, abbiamo imparato moltissimo, ricordiamo molto.

Ero a Bergamo il 5 febbraio 2020, per l’inaugurazione di una mostra all’Accademia Carrara, ed eravamo in tanti. Il 4 marzo quando, e ci pareva un poco esagerato, la mostra è stata chiusa. Ero a Bergamo, per la prima volta dopo il lockdown, il 20 maggio per girare un video nelle sale del Museo poco prima della riapertura, e arrivare in città, tutti quei lenzuoli alle finestre, mi ha commosso e dato forza.

Adelaide Corbetta
Adelaide Corbetta

A settembre per inaugurare un’edizione straordinaria di Landscape Festival che, grazie a una raccolta fondi, sta costruendo in queste settimane un giardino all’Ospedale Giovanni XXIII. A ottobre per un progetto tenace come Officina della Scultura, in un’inedita versione open air.

E poi un’altra pausa e poi ieri, ed è passato un anno.


Non conosco il modo migliore per affrontare tutto questo ma sono sicura che alcuni valori, tanti gesti, molto impegno, un po’ di silenzio insieme ad alcuni rumori, ci possano portare lontano.

Ieri sono stata a Bergamo per incontrare Giorgio Gori, il sindaco che tutta l’Italia conosce, per immaginare progetti per quest’anno e per i prossimi, con attenzione, praticità (classico nostro, gente del Nord) e molti pensieri rivolti al futuro, compreso il 2023 quando Bergamo e Brescia saranno Capitali della Cultura, insieme. Tutto il più normale possibile, le riunioni, le ipotesi, gli scenari, i ruoli, il lavoro.

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Adelaide Corbetta

Adelaide Corbetta

Forse l’impegno è il modo migliore: lo stesso impegno che ho visto, in questo anno, in tante persone, in cose grandi e piccolissime.

Dalle infermiere ai medici, dai direttori agli operatori del settore culturale, dagli insegnanti ai commercianti, da chi è caduto a chi ha cercato di risollevarsi, da chi si è inventato modi nuovi per resistere e migliorare e a chi ha fatto la spesa per la vicina di casa.

Non dobbiamo dimenticare nulla.

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Adelaide Corbetta
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Adelaide Corbetta

Dobbiamo ricordarci del Teatro Donizetti che rivedremo presto anche grazie alla conclusione dei lavori di restauro, del nuovo cantiere che parte oggi e che interesserà tutta l’aria circostante, ricordare che l’Atalanta (anche se per me sempre: forza Viola, forza Fiore) gioca in Champions Leage, ricordare i volontari che ogni fine settimana ripuliscono le mura venete, patrimonio dell’Unesco dal 2017. Voglio ricordarmi del signor Enrico che ha 83 anni, prima dose di vaccino somministrata, ed è tornato a fare il volontario in parrocchia, voglio festeggiare, ricordando, Gabriele e tutti i bambini che sono nati in questo anno, chi è diventato mamma e chi papà, ricordare chi raccoglie cibo a Bergamo così come a Brescia con il super progetto Cibo per tutti.

Abbiamo tantissime cose da ricordare e di cui essere orgogliosi. Tantissime cose da ricordare e da cambiare.

Non ci si ferma dunque ma ora, forse più che sei mesi fa, il proseguire è e deve essere memore, consapevole, pratico, speranzoso.

“Avrei voluto scrivere una pagina di diario un poco più leggera ma come dice la mia amica Vero “certe volte, per certi argomenti, bisogna prendere il tempo giusto” e poi è arrivato l’annuncio della zona arancione rafforzata per Brescia e provincia, terra dalla quale provengo.”

Non è semplice.

Impegniamoci, oltre alla stanchezza, a fare ciascuno la nostra parte, per ripartire, immaginare, ricominciare, per trovare il tempo per tutto questo e per molto altro, per sorridere, per incontrarsi e ballare.

Adelaide Corbetta
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