I grandi fiori di Georgia O'Keeffe sbocciano a Parigi

Il Centre Pompidou ospita una retrospettiva dedicata alla grande pittrice americana: un trionfo di petali, boccioli ma anche deserti, ossa e grattacieli che ne raccontano l' anima anticonformista.

oriental poppies, georgia o'keeffe, 1927
© ADAGP, Paris 2021

Che Georgia O’Keeffe fosse un tipo fuori dal comune lo si capiva non solo da come dipingeva ma anche da come aveva scelto di vivere. Libera, anticonformista e all’avanguardia. Un passo avanti a tutti. Al suo tempo, ai suoi colleghi, alle correnti artistiche. Ma sempre “in direzione contraria e ostinata”, come avrebbe detto qualche anno più tardi Fabrizio De André. Nata a Sun Prairie, nel Wisconsin, nel 1887, Georgia è considerata una star, la vera madre del modernismo. Tanto che il Centre Pompidou di Parigi ha deciso di omaggiarla con una meravigliosa retrospettiva che raccoglie dipinti, fotografie e disegni. Un centinaio di lavori che ripercorrono la carriera di questa icona dell’arte. Dalla prima “vertigine cosmica" ispirata all'immensità della pianura texana realizzata nel 1910, alle metropoli e ai paesaggi rurali dello Stato da New York degli anni '20 - '30, fino ai lavori dedicati al New Mexico, dove si è stabilita definitivamente dopo la Seconda Guerra Mondiale.

Jimson Weed White Flower No. 1, 1932
© ADAGP, Paris 2021

La mostra è come un flusso di coscienza e segue un ordine cronologico. Si apre con uno spazio tutto dedicato alla Galleria 291, quasi il punto di partenza di questa fiaba contemporanea. È all’interno di questo spazio, infatti, che Georgia nel 1908 conosce i movimenti più innovativi dell'arte moderna europea. è qui che la pittrice scopre un estratto da Spiritual in Art di Wassily Kandinsky di cui ammira l’estetica, la poetica e quel simbolismo in cui convivono sentimento romantico della natura e spiritualità. Ma è soprattutto qui che Georgia incontra il fotografo Alfred Stieglitz, di 23 anni più grande di lei, e se ne innamora perdutamente (i due arriveranno a scriversi oltre 25mila lettere) facendosi ritrarre in nudi poi diventati leggendari.

I due fanno coppia fissa fino a quando lei non decide di trasferirsi da lui a New York e di sposarlo. Sono gli anni in cui la pittrice sceglie la via dell’anticonformismo. Abbandona corsetti e abiti stretti per abbracciare un modo di vestire orientato alla praticità. Si mette alle spalle le regole costrittive imposte alle donne dalla moda del tempo e sceglie uno stile più mascolino e soprattutto più libero.

© ADAGP, Paris 2021

Dal 1918 al 1934, Georgia e Alfred passano parte dell’estate e dell’autunno nella proprietà della famiglia Stieglitz sul Lago George. È il periodo d’oro della O’Keeffe in cui arriva a firmare oltre 200 dipinti. Molti dei quasi, in scena mostra in Francia. Dal 6 settembre all’8 dicembre sulle rive della Senna, sarà tutto un brulicare di petali e corolle giganti, esplosioni floreali non lontane dall’essere definite antropomorfe. Ma non di soli fiori vivrà l’esposizione. Esposti ci sono anche i grattacieli di New York e i granai di Lake George, le ossa del bestiame e i deserti indiani.

Con i fiori l’artista avrà fino all’ultimo un rapporto ambivalente. Se da un lato infatti affermava: “Decisi che se avessi potuto dipingere quel fiore in una scala più grande, non avreste potuto ignorarne la sua bellezza”; dall’altro diceva: “Io i fiori li odio: li dipingo soltanto perché sono più a buon mercato dei modelli e in più non si muovono”. Nel 1929 è la donna a partecipare a una mostra allestita al MoMA da poco inaugurato. Per le colleghe femministe degli anni Sessanta è stata una “rompighiaccio”. E tutto questo, nonostante un carattere chiuso e una fisiologica tendenza alla malinconia, che l’ha portata ad essere ricoverata per depressione nel 1933. “Ho sempre convissuto con la paura”, ha spiegato un giorno, “ma non le ho mai permesso di fermarmi. Mai!”.

Red, Yellow and Black Streak, 1924
© ADAGP, Paris 2021

La O’Keeffe non smetterà mai di produrre arte. Dipingerà fino all’ultimo giorno di vita, nonostante i problemi agli occhi. Mostre, antologiche, omaggi e retrospettive si sono susseguiti negli anni fino alla sua scomparsa a 98 anni, avvenuta nel 1986 nella sua casa di Santa Fe, dove viveva da tempo circondata da oltre 900 quadri. Le sue ceneri sono state disperse sul Pedernal, nell’amatissimo New Mexico. “Dove sono nata e come ho vissuto non ha molta importanza”, ha raccontato poco prima di morire. “Ciò che conta è quello che ho realizzato dei luoghi e dei modi in cui sono vissuta”. E questo risultato è in parte raccolto proprio a Parigi.

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