Queste non sono (solo) foto femministe, queste sono anime di donna formato istantanea

La mostra Soggetto Nomade al Centro Pecci di Prato fa (ri)scoprire l'identità femminile negli anni più delicati, agguerriti e identitari di sempre attraverso i lavori di cinque grandi fotografe.

Paola Agosti femminismo
Paola Agosti

La forza e l'obiettivo della mostra Soggetto nomade al Centro Pecci di Prato (che si chiude il prossimo 8 marzo 2019) è che la sfera dell'identità femminile venga raccontata dalle donne stesse. Non solo foto femministe tout court, Lisetta Carmi, Elisabetta Catalano, Paola Agosti, Marialba Russo e Letizia Battaglia fotografano generazioni e tematiche diverse, coprendo vent'anni di storia italiana. Il periodo dal 1965 al 1985 fu, infatti, cruciale per la determinazione di una nuova identità: dal femminismo, alle artiste e star del cinema, alla comunità transessuale. Il passato del nostro Paese ci parla attraverso lo sguardo delle cinque fotografe e analizza (anche) noi e le nostre attuali lotte.

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1 Lisetta Carmi, I Travestiti, la Gilda, 1965-1971
Lisetta Carmi

"Grazie alla comunità trans ho imparato ad accettarmi. Quando ero piccola guardavo i miei fratelli Eugenio e Marcello pensando che avrei voluto essere un maschio come loro. Sapevo che non mi sarei mai sposata, e rifiutavo il ruolo che veniva chiesto di occupare alle donne. I travestiti mi hanno fatto capire che tutti abbiamo il diritto di decidere chi siamo", così Lisetta Carmi, nata nel 1924 a Genova, racconta questa serie fotografica. Lisetta frequenta per cinque anni il quartiere dell'antico Ghetto ebraico di Genova dove risiedeva la comunità, in condizioni precarie. Durante la festa di Capodanno del '65 scatta le prime foto ai travestiti e con loro instaura un rapporto profondo, di stima e amicizia. Questo la porterà a raccontare la comunità in modo intimo e in anticipo sui tempi: l'identità di genere negli anni Sessanta era un concetto limitato alla sfera scientifica.

2 Elisabetta Catalano, Paola Pitagora servizio con installazione “La luna” di Fabio Mauri, 1968
Elisabetta Catalano

Elisabetta Catalano fotografa la società contemporanea attraverso artisti, scrittori, attori, poeti, togliendo però ogni struttura e arrivando direttamente all'essenza della persona. In questo scatto ritrae Paola Pitagora, attrice protagonista della scena romana, stesa tra le palline di polistirolo dell’opera-ambiente di Fabio Mauri La Luna. Elisabetta realizza uno dei ritratti più iconici dell'attrice, con una nudità che rimanda più alla libertà che alla provocazione.

3 Paola Agosti, Roma, 8 marzo 1977
Paola Agosti

Paola Agosti si avvicina al mondo della fotografia d'attualità negli anni Settanta, in quell'ambiente però il vento che spira non è favorevole e di donne ce ne sono poche. Nel frattempo si trasferisce da Torino a Roma, dove con l'editore Savelli decide di realizzare un libro fotografico che documenti il movimento femminista, intitolato Riprendiamoci la vita. Tra i suoi lavori il libro La donna e la macchina, che documenta il lavoro delle donne in fabbrica, e la collaborazione ventennale con la rivista Noi donne, attraverso cui conosce il lato femminile dell'Italia. L'obiettivo delle foto di Paola è quello di conservare un archivio della memoria, come ha raccontato a I-D: "Mi sono sempre riconosciuta nelle lotte delle donne, ma quello che più mi interessava era raccogliere una testimonianza, ed è questo che sono oggi i miei scatti".

4 Marialba Russo, Travestimento
Marialba Russo

Marialba Russo fotografa, tra il 1975 e il 1980, la cultura del travestimento durante il carnevale in Campania. Ne realizza poi un libro: Travestimento. "Uomini abbigliati e truccati da donna, per i quali travestirsi vale un po’ come spogliarsi: è un modo di liberarsi dal consueto e dal quotidiano - si legge nel libro con testo di Gianluca Randi - Un modo che, seppur vissuto inconsciamente e nell’ambito di una festa carnevalesca di oggi, affonda le sue radici in una selva di antichi miti e di riti transculturali che avevano lo scopo di riconnettere gli opposti".

5 Letizia Battaglia, La bambina con il pallone, quartiere la Cala, Palermo, 1980
Letizia Battaglia

"Ho lottato tutta la vita per riappropriarmi di me e ci sono riuscita quando ho iniziato a fotografare", racconta Letizia Battaglia. Letizia comincia a seguire la passione per la fotografia tardi, sui 38 anni. Nei suoi scatti: le donne, la Sicilia, la violenza della Mafia, Palermo, che la affascina e da cui non riesce mai veramente ad allontanarsi. In questa città è stata scattata la foto alla bambina col pallone. Letizia quando la nota per strada, la spinge piano sulla porta e le dice di non ridere, poi scatta. La bambina diventa simbolo di una generazione che cresce e gioca in un territorio in mano alla Mafia, di una popolazione che nonostante tutto continua a vivere.

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