Sunny Valley state of mind: lo chalet romantico dove dimenticarsi del mondo

Orgoglio valtellinese e cultura sami, attesa e bellezza: il mountain lodge da concedersi una volta nella vita (e ancora, ancora, ancora).

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Quando torni dalla fine del mondo, a Capo Nord, i primi segni di vita sono i paesaggi finlandesi tenuti strenuamente in vita dai Sami, antica popolazione nordica di ostinazione e delicatezza. Quando scendi dalla funivia di Santa Caterina di Valfurva, valle di neve nel Parco Nazionale dello Stelvio, ritrovi quei primi segni di vita Sami in uno chalet romantico, in un rifugio di montagna, in un’alcova di legno e storia a 2.775 metri. Si chiama Sunny Valley Kelo Mountain Lodge ed è un lusso che dovremmo concederci. Anche per un bombardino a fine pista, o per una piatto (scaldamani) di pizzoccheri dopo aver calcato le orme di Deborah Compagnoni (su quella pista nera che ci riporta all’eroismo sportivo anni 90) oppure, definitivamente, per una notte dove dormire in un progetto di delicatezza e ostinazione.

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Chi esce dal Sunny Valley Kelo Mountain Lodge ha il cuore pieno, il cervello leggero. Chi esce dal Sunny Valley Kelo Mountain Lodge ha le storie di montagna e il magone facile, ha le piste bianche e le montagne rosa (no, siamo in Valtellina, niente a che vedere con le cime del Rosa) e soprattutto ha un orgoglio di appartenenza per qualcosa che non è suo. Ma è nostro. Premessa: in un rifugio di montagna ricorderai sempre (e tornerai sempre per) il rifugista, colui che ti apre le porte per buon cibo e calore. Beppe Bonseri ha creato undici suite che affacciano su montagne differenti (e che regalano il nome alle camere) e ha evitato di peccare di lusso ostentato dimenticando dove si trova: lui nato a Bormio, cresciuto su quelle nevi, si è costruito un mondo dal nulla. Un mondo che risponde ai nomi (e alle epoche) di Briko (eccellenza tecnica di maschere e caschi italiani), di Alberto Tomba (ha girato il mondo con la Nazionale di Sci apportando i suoi consigli alla tecnica dei grandissimi dello sci italiano). Tutto questo gli ha permesso di lavorare dieci anni alla realizzazione di un rifugio/lodge in quota dove Valtellina e Finlandia convivono naturalmente. E sì essere un eccellente rifugista (deluxe).

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Il concept è stato complesso, l’ostinazione e la delicatezza di Beppe Bonseri anche: entrate e cercatelo. Sarà davanti a una tavolata a intrattenere i commensali parlando di un vino, il Valgella della casa vinicola Aldo Rainoldi, che gli lascia un velo di lacrime (chiedetegli perché, questa è una storia di grandi generazioni che aiutano nuove generazioni); cercatelo mentre racconta di come viene fatto affumicare il salmone in quota, lezione presa in prestito da quelle terre del nord a cui Beppe Bonseri ha pensato appena ha scelto di cambiare uno storico rifugio di montagna ampliandolo ad altro: a un’esperienza ancora più totale.

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Per questo lodge di montagna sono state chiamate due squadre di carpentieri e artigiani: una valtellinese e una sami (per la precisione due squadre finlandesi che si sono alternate): tutto perché il legno del Sunny Valley è il Kelo, un pino polare essiccato naturalmente che viene tagliato solo ed esclusivamente quando l’albero ha finito il suo ciclo di vita (ed eco-lodge sia). Una squadra di valtellinesi e una di sami che costruisce in quota e senza parlare inglese tra loro: il risultato è perfetto e riuscito. Perché in montagna ci si capisce con un cenno di capo.

photo @Alberto Orlandi - spiagames

Il profumo di legno arriva ovunque: vi scalda le ossa, vi chiede di rilassarvi fino all’imbrunire (presto) per poi lasciare scarponi, termiche, maschere e contare i fiocchi di neve che cadono il tutto comodamente adagiati nella spa che affaccia sulla valle (effetto en trance assicurato). Una tipica sauna kelo, semplice, raffinata, senza inutili orpelli da aggiungere dove vi è già la perfezione di Madre Natura. Chi vuole affrontare l’esperienza in toto può fare capolino nella neve (in costume only) per la SnowSpa tipica del Grande Nord.

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Poi si risale nelle alcove private, gli impianti si fermano, il silenzio cala e le stelle vengono appese in cielo: guardatele con un bicchiere in mano sbucando dall’Igloo Bar (ps: vi è anche l’opzione di dormire direttamente in igloo), sedetevi nell’ala più intima del ristorante (al piano superiore del corpo centrale) bevete Lugana e pasteggiate con gnocchetti di melanzana o purea di patate con ragù. Affondate in una lettura post-cena sulle chaise longue che guardano la neve da bianca divenire blu. E poi rifugiatevi nella suite dove sognare avventure incredibili. O solo montagne bianche che sarete i primi a toccare il mattino dopo, quando impianti e sciatori saranno ancora ore e ore lontani da voi.

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