“I miti aborigeni sulla creazione narrano di leggendarie creature totemiche che nel Tempo del Sogno avevano percorso in lungo e in largo il continente cantando il nome di ogni cosa in cui si imbattevano - uccelli, animali, piante, rocce, pozzi - e con il loro canto avevano fatto esistere il mondo”. Le Vie dei Canti, Bruce Chatwin.

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Il tramonto sulla spiaggia di Mindil a Darwin durante il Mindil Beach Sunset Market.
Courtesy Photo Luigi Fiano

Darwin, il capoluogo del Northern Territory, ci dà il benvenuto in una mite domenica pomeriggio di maggio. La città è semi deserta e silenziosa, ma c’è un motivo: sono tutti al Mindil Beach Sunset Market . Mentre sotto palme altissime, a ridosso delle dune che portano al mare, street food di tutti i paesi e musica dal vivo fanno contenti rispettivamente palati e orecchie, c’è un solo indiscusso protagonista per la felicità degli occhi: il tramonto. Così, man mano che il sole va lentamente incontro al mare, centinaia di persone prendono posto sulla sabbia come fossero a teatro e l’intera spiaggia si riempie per lo spettacolo. Che si tratti di un’alba, di una roccia, di un cielo stellato o di una strada che attraversa il rosso deserto, questa contemplazione quasi rituale si ripeterà spesso durante tutto il viaggio nel Northen Territory, profondo nord dell’Australia, e regala la misura di cosa significhi relazionarsi con lo spazio e il tempo. L’indomani Kat, la ragazza che ci accompagna alla scoperta del Kakadu National Park, esprimerà ironicamente il senso di quanto ho scritto. “NT, racconta Kat “non è solo l’abbreviazione di Northern Territory, ma sta anche per “Not Today, Not Tomorrow”. Come a dire inutile fare troppi programmi da queste parti, ci sarà sempre qualcosa di magico che li sconvolgerà lungo il tragitto. Sorrido e penso a quanto sia vera quell’affermazione. Siamo partiti solo da poche ore e ho già perso il conto delle soste non programmate per vedere un dingo che mette al sicuro la sua preda, i wallaby che attendono a bordo strada, specchi d’acqua popolati da uccelli che vanno a pesca.

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Una veduta delle sconfinate wetlands del Kakadu National Park
Courtesy Photo Luigi Fiano
La crociera all’alba nel billabong di Yellow Water nel Kakadu National Park.
Courtesy Photo Luigi Fiano
Trevor, una delle guide che accompagna i turisti nella crociera tra acque di Yellow Water.
Courtesy Photo Luigi Fiano

Arriviamo al Kakadu National Park attraversando le sue meravigliose wetlands. Durante la stagione umida, fino a qualche settimana prima del nostro arrivo, buona parte di questa immensa distesa verde è ricoperta d’acqua e alcune zone sono del tutto irraggiungibili. Le cascate scorrono rigogliose, i coccodrilli allargano il loro raggio d’azione, la natura non addomesticata prende il sopravvento su ogni cosa. Poi arriva la stagione secca, terminano le piogge, l’acqua si ritira, le strade tornano percorribili e il parco si concede al passo e agli occhi dei turisti per qualche mese. È il periodo migliore per dedicarsi a una nuotata nelle piscine naturali delle Gunlom Falls o salpare all’alba per una piccola crociera di qualche ora nel billabong di Yellow Water dove un coccodrillo non tarderà a mostrare la sua scintillante corazza. Entrato nella lista dei siti Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco nel 1981 il Kakadu non è solo un tesoro di natura e biodiversità, ma custodisce una delle più ricche collezioni di pitture rupestri dell’Australia.

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Un coccodrillo riposa nelle acque di Yellow Water alle prime luci dell’alba.
Courtesy Photo Luigi Fiano
Il panorama visto da Nourlangie, nei pressi di Jabiru.
Courtesy Photo Luigi Fiano
Le piscine naturali delle Gunlom Falls e la loro straordinaria vista sul Kakadu National Park.
Courtesy Photo Luigi Fiano

Le rocce rosse di Ubirr e Nourlangie si posso scorrere come un libro illustrato in cui prendono vita le rappresentazioni di animali, uomini, figure del Tempo del Sogno e le cui pagine sono state scritte dagli aborigeni sulla pietra con ocra naturale anche più di 20.000 anni fa. Il nostro viaggio nel Northern Territory prosegue verso lo sconfinato Red Centre, nel cuore dell’outback australiano. Facciamo tappa poco fuori Alice Springs per incontrare Chris Barnes nel suo Kangaroo Sanctuary diventato ormai una star internazionale grazie al programma della BBC Kangaroo Dundee. Chris, detto Brolga per la somiglianza delle sue gambe lunghe e sottili a quelle di un particolare esemplare di gru australiana, da anni si prende cura dei piccoli canguri rimasti orfani che non posso più essere lasciati liberi nel bush (tutto ciò che è lontano dalla città) e di quelli rimasti feriti a causa di qualche incidente. Organizza visite guidate nel suo “santuario” allo scopo di incoraggiare le persone a salvare gli animali selvatici trovati in difficoltà.

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Chris Barnes, detto Brolga, il Kangaroo Dundee di Alice Springs.
Courtesy Photo Luigi Fiano
Brolga si prende cura dei canguri nel suo Kangaroo Sanctuary poco fuori Alice Springs.
Courtesy Photo Luigi Fiano

La strada che porta da Alice Springs a Uluru è una striscia d’asfalto di circa 450 chilometri in mezzo al deserto con poche curve e ancora più rare aree di sosta. È un percorso quasi ipnotico lungo il quale è difficile staccare gli occhi da tutto quello che ti passa accanto. Credo sia una condizione più o meno simile a quella che ha portato Filippo, la nostra nuova guida, a lasciare Borgo San Siro vicino Pavia per andare a vivere “fino alla fine del mondo”, citando un film di Wenders a me caro e ambientato proprio in questi luoghi. Dopo un primo viaggio in Australia, Filippo decide insieme alla sua ragazza di trasferirsi nel Northern Territory, lascia in Italia la sua scrivania e un lavoro a tempo indeterminato e comincia a poco a poco la sua avventura come guida nei territori di cui si è innamorato. Scambia il fatidico sì con la sua compagna di viaggio su una duna di sabbia rossa con il monolito di Uluru sullo sfondo a fare da testimone. Filippo ci spiega come oltre a custodire i miti della creazione del mondo i Canti, le Songlines, siano delle vere è proprie mappe che permettono di orientarsi. Un aborigeno nel suo walkabout (cammino rituale) si muoveva come su di uno spartito musicale e capiva che era al di fuori dai confini della sua tribù quando non riconosceva nella montagna, nel lago che aveva di fronte un Canto a lui familiare.

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La Stuart Highway alle prime luci dell’alba.
Courtesy Photo Luigi Fiano
Neil, il proprietario della Camel Farm lungo la Stuart Highway.
Courtesy Photo Luigi Fiano

Le soste lungo la strada ci regalano incontri memorabili come quello con Neil, proprietario della Camel Farm lungo la Stuart Highway che ci mostra con orgoglio i trofei vinti nelle corse con i cammelli o la famiglia Severin, stabilitasi a Curtin Springs nel 1956 con i loro capi bestiame e poco altro, che in un anno intero incontrò solo sei persone. Arriviamo finalmente a Uluru, ultima tappa di questo viaggio. Da subito non è difficile comprendere perché questo sia uno dei luoghi più importanti per la cultura aborigena e non solo. Tento di immaginare cosa avessero potuto provare i primi uomini che si imbatterono in questo monolito alto 350 metri dopo aver percorso chilometri e chilometri fatti di deserto e arbusti. Ed è una meraviglia che continua a perpetuarsi ogni giorno al variare della luce del sole che ne modifica il colore minuto dopo minuto. C’è un particole istante prima del tramonto in cui, mentre tutto il bush è già in ombra, Uluru si infiamma come se emanasse luce dal di dentro, una luce calda e intensa che dopo qualche istante cede il posto al crepuscolo.

Uluru all’inizio del crepuscolo, pochi secondi dopo il tramonto.
Courtesy Photo Luigi Fiano
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Field of Light, l’istallazione dell’artista Bruce Munro che fa sbocciare 50.000 luci colorate nel deserto ai piedi di Uluru.
Courtesy Photo Luigi Fiano

Le ultime immagini che il Northern Territory ci regala sono quelle dall’alto, sorvolando questa regione per tornare al nostro punto di partenza, Darwin. Le visioni frammentarie dei giorni passati si ricompongono in un quadro più ampio e sconfinato. Le strade diventano linee interminabili tirate con una squadra, le catene rocciose delle grinze gentili su di un foglio colorato di rosso. Immaginare una persona da sola che percorra e si orienti in questi luoghi a piedi, scalza, per migliaia di chilometri sembra impossibile eppure è successo. Ed è bello pensare che l’abbia fatto cantando tutta la bellezza incontrata sul proprio cammino.

Il Red Centre del Northern Territory così come appare visto dall’aereo.
Courtesy Photo Luigi Fiano

TIPS DI VIAGGIO

Tourism Northern Territory info: Northernterritory.com/it/ittourism.nt@aigo.it

Come arrivarci:
Tra le compagnie aree più sicure e luxury al mondo Singapore Airlines è la scelta definitiva per volare a Darwin da Milano Malpensa (con scalo a Singapore). 12 ore di volo per arrivare in un angolo remoto di mondo devono per forza essere 12 ore relax. Della Business Class si conoscono gli standard (che portano Singapore Airlines tra le top company) ma anche l’economy class offre tranquillità + sedili comodi per lunghi sonni + film + welcome drink (ps tra i master of wine di linea vi è Jeannie Cho Lee, prima asiatica a ricoprire quel ruolo) + progetto Book the Cook per prenotare una cena bordo stellata (Carlo Cracco incluso).

Cosa vedere:
Tour per visitare il Kakadu National Park con Wayoutback Australian Safaris (www.wayoutback.com.au)

Tour Uluru e Kata Tjuta con Outback Elite Tours guida anche in lingua italiana.

A Yulara (Uluru e Kata Tjuta): Desert Gardens Hotel - Field of light(installazione di Bruce Munro) esperienza “A night at field of light” con cena.

Dove dormire:
Nel Kakadu National Park: Cooinda Lodge Kakadu
A Darwin: Vibe Hotel Darwin Waterfront