Se il co-fondatore di Airbnb Joe Gebbia non avesse rotto quel salvadanaio

Intervista con il co-founder della piattaforma che ha rivoluzionato il viaggiare e il vivere nelle nostre case.

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John Russo

"Che bello, ha solo 39 anni" mi dice la mia collega appena entra nel timone giornaliero questa intervista con il co-founder di Airbnb Joe Gebbia. Nel suo girocollo blu da Silicon Valley e dal quadrato di Zoom Joe Gebbia ci invita a passare il ponte tibetano che per anni è stato il viaggiare online: fiducia, qualche piede che cede, la corda che balla, l'arrivo dall'altra parte del fiume, lo stupore e la voglia di rifarlo. Joe Gebbia ha solo 39 anni e un patrimonio figlio di quella San Francisco troppa costosa per viverci. Joe Gebbia ha solo 39 anni e un'azienda quotata in borsa che ha permesso a molti di viaggiare quando gli hotel erano proibitivi e, oggi, di scoprire una cuoca lucana che stende la pasta insieme a un canadese di passaggio.

Torniamo al primo giorno in cui hai co-fondato Airbnb, faresti qualcosa di diverso o ripeteresti tutto da capo?
Non so se sono cambiato in questi anni. Entrare in contatto con Brian (Chesky ndr) e poi Nate (Blecharczyk ndr) è stato formare qualcosa di speciale che è continuato fino a oggi. Airbnb è stata fondata da amici, gestita da amici. Se ripercorri le origini della comunità di Airbnb, era una comunità che Brian, Nate e io abbiamo avuto l'uno con l'altro e che vogliamo ancora l'uno con l'altro.

Pensi stia cambiando un po' il tuo modo di viaggiare rispetto a quando eri più giovane? La tua idea di ospitalità compresa?
Ricordo che mio padre aveva questo enorme portamonete che, nel tempo, avrebbe sicuramente dimenticato in un cassetto. Una sera quando ero bambino l'ho esplorato, ho svuotato tutto il contenuto in una grande ciotola e iniziato a esaminare moneta per moneta. Ho iniziato a scoprire queste monete che per me erano molto insolite, di altri paesi. Sai, la mia vita era la mia città in Georgia dove sono cresciuto, e improvvisamente il mondo è diventato più grande guardando tutte quelle valute con una lingua che non capivo nemmeno. Ricordo di aver pensato “oh, wow, c'è un mondo là fuori”. È stata la prima volta che ho pensato “voglio andare in questi posti un giorno”, ovunque fossero. Franchi francesi, sterline inglesi, monete dal Medio Oriente. In quel momento ho piantato un primo seme nella mia nuova vita: voler esplorare davvero il mondo. Al college, poi, ho sempre voluto studiare all'estero, sono finito ad orchestrare un'agenzia di viaggi che consente alle persone di andare in giro per il mondo, me compreso. È così divertente anche solo ripensare a quei momenti dell'infanzia ora che abbiamo un'agenzia di viaggi che permette alle persone di immaginare e programmare un viaggio ogni giorno!

C’è un posto a cui colleghi sempre Airbnb, una città, spazio, paesaggi?
Ci sono così tanti luoghi, ho un incredibile ricordo della mia prima volta a Palermo, a cui ripenso sempre con affetto: è stata una vacanza in famiglia nel 2018 in una casa incredibile che era come un mini palazzo dove il padrone di casa aveva decorato ogni stanza, sembrava una capsula del tempo, come se fossimo tornati indietro a fine Ottocento, inizi del Novecento. Penso a quel viaggio e a come i nostri ospiti ci hanno portato nella migliore gelateria di Palermo, la migliore pizzeria, a quanto tempo hanno investito nel mostrarci davvero la città. Ci hanno raccontato la cultura italiana in un modo che sarebbe stato difficile per noi scoprire da soli. Ricordo anche un monaco in Giappone, con cui sono stato nel 2012: durante i 45 giorni del mio soggiorno sono stato nel suo tempio buddista, sono andato nelle case con lui mentre eseguiva i rituali nel villaggio locale, cenavo con sua madre che aveva novant'anni. Mi è stato permesso di guardare nella vita giapponese che sai, se fossi stato lì da solo, alloggiando in un hotel, non credo avrei mai scoperto. E come questa ho molte altre storie da raccontarti, ma tutto torna sempre ai padroni di casa: restano esperienze in cui sono passato dal sentirmi un outsider a essere insider del luogo e delle loro vite.

Come cambia il modo in cui viaggiamo dopo la pandemia ma anche qual è la grande opportunità che la pandemia potrebbe offrirci?
Sicuramente molto è cambiato e continuerà a cambiare. Penso che il mondo dei viaggi probabilmente non tornerà del tutto a com'era prima. Ci sono molte nuove tendenze e nuovi comportamenti che sono qui per restare, si può dire che ci sia stato il più grande punto di svolta nei viaggi dalla Seconda Guerra mondiale. E quello che abbiamo visto è che la pandemia ha creato un grande cambiamento nel modo in cui le persone viaggiano, vediamo emergere sempre più tre tendenze chiave. La prima: le persone sono più flessibili su quando possono viaggiare come ha insegnato lo smartworking, si potrebbe parlare di una stagionalità aggiunta a quella tradizionale. Ora possiamo viaggiare in qualsiasi momento perché se abbiamo Zoom e un laptop e una connessione Wi-Fi, possiamo lavorare da qualsiasi luogo. La seconda tendenza è che le persone viaggiano in luoghi molto più diversi, stanno andando in città più piccole e scelgono più aree rurali di quante ne abbiamo mai viste prima. E questo è particolarmente vero in Italia dove, invece di persone che cercano posti come Roma, ora aumentano le fughe in zone della Sardegna isolate, diverse. E la terza tendenza che abbiamo visto è che le persone restano più a lungo nei posti se possono lavorare ovunque. Quindi, invece di fare un solo lungo viaggio all’anno o un breve weekend, le persone scelgono viaggi addirittura di mesi, iniziano a confondersi tra i periodi di lavoro e vacanza, i loro figli possono imparare e prendere lezioni via Zoom…Ci è capitato di essere nel posto giusto al momento giusto per offrire una soluzione alle persone che desiderano viaggiare in questo modo.

John Russo

Le experiences di Airbnb hanno aiutato anche molte persone a non sentirsi sole in questi lunghi lockdown. Pensate di sviluppare in futuro experiences più legate alla salute mentale?
Sono un grande fan dell'esperienze di Airbnb, voglio dire, è il modo più intelligente per entrare in contatto con la cultura del luogo. Anche non viaggiando fisicamente vogliamo sentirci più a contatto con la realtà che abbiamo vicino a noi e in pandemia queste possibilità virtuali hanno aiutato. Quando pensi all'esperienza per aiutare le persone a sentirsi più sicure, pensi anche a qualcosa di non fisico, a condividere una tua filosofia che possa arricchire il tempo degli altri. Penso che la cosa migliore che possiamo fare sia aiutare le persone a tornare a un senso di normalità. E dal punto di vista dell'host, sai, essere in grado di guadagnare di nuovo, come host di casa o host di esperienze, anche questo penso che dal punto di vista della salute mentale, sia uno dei molti passaggi necessari per riportare un senso di normalità alla vita delle persone. E poi, dopo un anno come quello che abbiamo passato tutti, isolati, l'esperienza di hosting sarà ancora più incredibile. Risponde alla domanda: “Airbnb mi ha aiutato a trovare un ottimo posto dove stare. Ora, cosa posso fare?”. In un mondo abituato a muoversi, a prendere aerei e spostarsi costantemente, questa staticità ha permesso agli host di costruire ancora più storytelling dei loro luoghi, per rendere ancora più autentici viaggi ed esperienze future. E questo ha permesso loro anche di guadagnare nel peggior periodo possibile.

Invece qual è il futuro di Airbnb.org?
Sono così felice che tu ne abbia parlato: l’anno scorso abbiamo migliorato questa parte della piattaforma e il potenziale di una org che permette ai nostri ospiti di aprire le loro case in tempi di crisi. E abbiamo visto che, negli ultimi sette o otto anni, dopo disastri nazionali come terremoti, incendi o inondazioni, i nostri ospiti con la loro generosità hanno aperto le loro case per accogliere coloro che sono stati sfollati. E così l'anno scorso durante l'emergenza COVID-19, airbnb.org si è evoluta per consentire ai nostri host di ospitare lavoratori in prima linea, infermieri e medici che dovevano essere vicini agli ospedali e ai centri medici per esempio. Ed è stato un vero atto di generosità da parte della nostra comunità ospitante trovare un modo per aiutare in un momento davvero difficile. Sono davvero orgoglioso dei nostri ospiti che hanno offerto volontariamente le loro case in 70 paesi e ospitano oltre 75.000 persone bisognose. È abbastanza incredibile. Vedere i nostri ospiti e la loro generosità aumentare, specialmente in Italia, dove è iniziato questo programma: italiani, francesi sono stati i primi a farsi avanti rapidamente. E poi dall'esempio che hanno dato i padroni di casa europei anche gli host negli Stati Uniti si sono fatti avanti. E prima che ce ne rendessimo conto, avevamo 300.000 stanze disponibili in tutto il mondo, essenzialmente per ospitare, medici e infermieri che lavoravano per lunghissimi turni, dormendo nelle loro macchine, nei parcheggi. È stato davvero stimolante vedere la comunità fare un passo avanti in un momento come questo del COVID-19.

Sei anche un interior designer, quanto è cambiato l’uso delle nostre case?
Usiamo i mobili della nostra casa per sentirci meglio, o per sentirci più smart in un modo di essere, renderli funzionali agli spazi che davvero ci servono. Lo vediamo anche dalla nuova generazione di viaggiatori. Questo è il momento migliore per diventare host su Airbnb, abbiamo reso ancora più facile il processo (molto semplice in dieci passaggi), consigli per essere in grado di ospitare il mondo in questo incredibile ritorno al viaggio. Diventare host oggi è una scommessa da giocare, soprattutto se vivi in Italia, una terra che questa estate sarà protagonista, molti viaggiatori da tutto il mondo stanno cercando di venire in Italia: le persone sono ansiose di venire in città come Roma e Venezia ma anche per andare in zone come Civita di Bagnoregio o borghi in Sicilia. Anche a me piacerebbe venire a trascorrere un po' di tempo sulla costa, forse tornare al paese da dove provengono i miei antenati.

Mi piacerebbe che ne parlassi con i nostri politici perché abbiamo davvero bisogno di un enorme sostegno al turismo in Italia. Ultima domanda: hai avuto qualche tipo di rimpianto nella tua vita?
Non è un problema averne, ma penso che una buona vita sia quella priva di rimpianti. Non tendo ad averne troppi. Forse non ho capito perché qualcosa non ha funzionato, sono rimasto deluso, ma guardando indietro posso vedere come tutti i punti si collegano tra loro e mi sento molto, molto fortunato perché siamo stati in grado di avere questa idea, 14 anni fa ora, e la costanza di fare tutta questa strada per costruire una grande azienda, una grande cultura, grandi persone, e per gestire una comunità di accoglienza e di ospiti che ha cambiato per sempre il ruolo del viaggio nelle nostre vite. È davvero come accogliere il mondo nel tuo salotto:

è anche la capacità di viaggiare senza andare da nessuna parte, persone provenienti da tutto il mondo, arrivano da te.

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