Storia della Villa Carlotta tra ménage amorosi, patrimoni e Gustave Flaubert

Il lago di Como ha decisamente una delle perle più snob del mondo: una villa il cui giardino ha storie di misteri, poteri e giganti della letteratura.

Villa Carlotta
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La storia di Villa Carlotta potrebbe iniziare con l’attacco più celebre di tutte le favole: c’era una volta una principessa innamorata del suo principe e, i genitori, per farla felice, alle sue nozze le regalarono una splendida villa sulle sponde del lago di Como rinominandola in suo onore. Lo scrittore non è Walt Disney, ma le vicende storiche che videro la Principessa (respirare e rileggerlo tutto d'un fiato) Federica Luisa Guglielmina Marianna Carlotta di Prussia diventare la quarta proprietaria di questo luogo di rara bellezza, dove capolavori della natura e dell’ingegno umano convivono in perfetta armonia in oltre 70.000 mq visitabili tra giardini e strutture museali.

Un diamante, quindi, incastonato in una conca naturale tra lago e montagne, di fronte allo scenario mozzafiato delle Grigne e della penisola di Bellagio. Per visitarla bisogna raggiungere il paesino di Tremezzo, situato in uno dei punti più belli del Lario e costellato da casette a portici affacciate sull’acqua. E, proprio alla fine dell’abitato, ecco stagliarsi sontuosa la Villa fatta costruire, alla fine del Seicento, dal marchese Giorgio Clerici che, per celebrare il suo successo economico e sociale, le diede il suo nome – infatti, fino al 1850, la villa era nota come Villa Clerici.

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Furono però i secondi proprietari, i Sommariva, che acquistarono la villa alla morte di Giorgio, ad assicurarle quella nomea di luogo d’arte: collezionista d’arte e in contatto con i più illustri artisti del periodo, Gian Battista Sommariva modificò gli interni della dimora arricchendola con le opere della sua collezione. I capolavori di Canova, Hayez, David e molti altri iniziarono a popolare i luoghi della villa e ben presto, da semplice residenza, si trasformò in un museo capace di attrarre visitatori da ogni dove.

Fu solo nel 1843 che, per 780 mila lire!, venne acquistata dalla mamma di Carlotta, la principessa Marianna di Nassau, moglie del principe Alberto di Prussia, che, qualche anno più tardi, la donò alla figlia quando sposò, per amore (avvenimento raro per l’epoca), Giorgio II, granduca di Sassonia-Meiningen. Sebbene il romanticismo della vicenda, Carlotta non visse abbastanza per godersi appieno il regalo materno né la sua vita coniugale: morì di parto all’età di 23 anni. Il marito però, come a voler onorare l’amata defunta, si prodigò assieme al figlio Bernardo III alla cura del giardino, eleggendolo a suo personale luogo del cuore e trasformandolo in espressione della sua passione per la botanica. Un’eredità preziosa, dal grande pregio storico e architettonico.

Qui, su una superficie di 8 ettari completamente visitabili, il granduca volle racchiude tutto il mondo botanico conosciuto. 150 varietà di azalee, antiche camelie, rododendri, cedri e sequoie secolari, platani ed essenze esotiche vanno così a creare un luogo dalle sublimi suggestioni romantiche che il cuore amerà immediatamente e gli occhi difficilmente dimenticheranno, grazie anche alla posizione panoramica particolarmente felice.

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Imperdibili le cinque terrazze che, animate da aiole geometriche, piccole peschiere, nicchie e fontane, accolgono i visitatori con sorprese botaniche: le alti siepi di camelie, le piante di papiro, i grandi e rinomati tunnel di agrumi e le numerose rose che decorano le pareti, in molti casi vecchissimi esemplari sopravvissuti nel corso degli anni. Non a caso, proprio questa zona del parco di Villa Carlotta venne celebrata da Gustave Flaubert durante il suo soggiorno.

Stupiscono le camelie, non solo per la quantità ma specialmente per le dimensioni, mentre in primavera sono le azalee con il loro tripudio di colori a creare un percorso fiorito di grande fascino. Maggior stupore, invece, per il bosco dei rododendri che racchiude un ambiente che in natura trova riscontro soltanto sulle montagne himalayane: decine di esemplari ultracentenari dai rami e dai tronchi contorti creano qui un’atmosfera unica. Da non perdere neanche il giardino dei bambù: oltre 300 metri quadri ispirati ai principi e alle tecniche dell’arte dei giardini giapponesi ospitano 25 specie rare, incorniciate dall’armonia di cascatelle, ruscelli e strutture in pietra. Le piante esotiche, come felci arborescenti e palmiformi originarie dell’Australia, trovano posto nella valle delle felci.

Villa Carlotta e il suo parco sono visitabili da fine marzo ai primi di novembre e, sebbene la varietà di specie presenti assicuri uno spettacolo costante, la primavera con il suo tripudio di colori e fiori in sboccio resta il momento prediletto per una visita. Chissà se il granduca Giorgio II si sarebbe immaginato che la sua dimora e relativo giardino sarebbero diventati un inno all’amore e alla bellezza anche a distanza di secoli, superando indenni il trascorrere del tempo... E cosa avrebbe pensato di questa mania odierna di scattare foto con un oggetto chiamato smartphone documentando ogni momento per poi condividerlo sui social? Neanche la sua villa è esente al fenomeno: solo su Instagram, quasi 23mila post vengono raccolti sotto l’hashtag #villacarlotta all’insegna di un giubilo di colori e atmosfere sognanti. Ma forse, a pensarci bene, avrebbe solo approvato e si sarebbe espresso come un grande sostenitore di un moderno #sharethelove come lui fece per la sua amata Carlotta.

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