Viaggio a Mauritius "un giardino posato nelle acque da qualche Dio"

Viaggio in un'isola che, da sola, riassume tutte le culture del mondo, tra canna da zucchero che salverà il pianeta e religioni che dialogano.

chamarel
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Su questo coriandolo di terra d'origine vulcanica, i minuti sono scanditi dal moto rumoroso delle onde. La sera del mio arrivo, seduta nella spaziosa veranda della mia camera "vista mare", capisco in un solo istante perché ci sono persone che affrontano lunghe ore di volo per ritrovarsi qui, a tu per tu con lui, l’Oceano Indiano. Le spiagge di Mauritius sono la rappresentazione del Paradiso terrestre: palme, mangrovie secolari, manghi, uccelli dai colori tropicali, sabbia bianca e lagune turchesi. Il poeta Paul Jean Toulet la descrisse come "un giardino posato nelle acque da qualche Dio, dove canta il mare e dormono gli uccelli". All'orizzonte, una linea nera delimita quello che sembra essere lo spazio azzurro che la natura ha concesso all'uomo, oltre vi è l'Oceano blu come la notte che s'infrange contro la barriera corallina, "il filtro del mare", come la chiamano i pescatori mauriziani. Questa cornice di sabbia, acqua e cielo è solo l'inizio di ciò che ho scoperto durante il mio soggiorno: Mauritius non può essere catalogata esclusivamente come destinazione per honeymooners. Aldilà delle spiagge e lagune paradisiache sulle quali si affacciano resorts idilliaci, l'isola è una terra lussureggiante che offre, per chi è disposto a lasciare da parte il proprio telo mare e capire la sua vera anima, molteplici esperienze.

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Terra di passaggio di portoghesi, olandesi, francesi e infine inglesi, Mauritius racconta la storia dell’insediamento europeo nell'arcipelago delle Mascarene, sulla tratta marittima verso le Indie. E quando si parla di colonialismo si narra, con il cuore in gola, di schiavitù. Ma da questo periodo oscuro rimane, forse come rivincita dal dolore subìto, il sorriso calmo e accogliente della popolazione mauriziana, a oggi un felice melting-pot di visi, culture e religioni provenienti dall'Africa, India ed Asia. Per farsi un'idea di questa varietà etnica mi reco, il primo giorno del mio soggiorno, al Central Market di Port Louis, capitale culturale ed economica, dove si vendono spezie, frutti esotici e verdure dell'isola che compongono i piatti emblematici mauriziani. La cucina di Mauritius ovviamente riflette l'eterogeneità della popolazione, dal vindaye (piatto indiano a base di pesce), al cari, questo mélange di spezie (cannella, chiodi di garofano, noce moscata..) e zenzero che è alla base della cucina creola.

Non lontano dal Central Market, raggiungo a piedi un luogo di memoria importante per una gran parte dei mauriziani, il Museo dell'Immigrazione Indiana, l’Aapravasi Ghat. Il sito permette, attraverso diversi e numerosi materiali anche fotografici, di scoprire il vissuto dei braccianti indiani reclutati per lavorare le terre (in condizioni molto precarie) dopo l'abolizione della schiavitù da parte dei britannici nel 1835. A Mauritius si festeggia, ogni primo febbraio, la liberazione dalle catene, mi ricorda la mia guida, Laila. La canna da zucchero e la sua lavorazione sembra quindi essere il trait d'union di diverse popolazioni portate in principio di forza dagli europei della vicina Africa o arrivate per necessità dall’India e dal Sud della Cina.

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L’isola, all’epoca dello sbarco dei portoghesi, nel XVII secolo, non contava alcuna traccia umana. Era abitata solo da tartarughe giganti e dodo. Questo uccello che, non sapendo né volare, né difendersi, si estinse poco dopo l’arrivo dell’uomo, rimane a oggi il simbolo riconosciuto dell’isola Stato ed emblema delle sue antiche e pacifiche origini. La sua immagine è ovunque, dai souvenirs di ogni genere, al timbro sul passaporto del permesso di soggiorno. Curiosa di conoscere di più sull’attività che ha reso l’Ile de France una terra prosperosa ( così venne chiamata dai francesi durante la loro permanenza), mi reco il giorno seguente, nel nord dell’isola. Questa zona, la “sempre soleggiata” di Mauritius, ospita le spiagge più belle di Mauritius come quella di Trou aux Biches e Grand Baie su cui si affaccia il famoso ristorante Le Capitaine e quelle più suggestive come Cap Malheureux. Ma non solo. Al suo interno, scopro il quartiere di Pamplemousses, sito del più antico giardino botanico dell’emisfero sud, ideato dall’agronomo e amministratore coloniale Pierre Poivre nel 1770. Poco lontano, L’Aventure du Sucre: un’antica fabbrica zuccheriera interamente restaurata e ristrutturata a museo. Tramite un viaggio sensoriale, mi viene svelata l’intera lavorazione di questo prodotto tropicale che è la canna da zucchero, i cui scarti rappresentano un’importante fonte di energia sostenibile per l’ambiente e dalla cui essenza si ricava, inoltre, il nettare alcolico che bagna copiosamente il delizioso babà mauriziano: il rum.

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Mauritius, Riviere du Rempart, Cap Malheureux
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L’indomani raggiungo la parte Occidentale dell’isola, quella montagnosa, alla ricerca dell’inebriante bevanda e dei tramonti più belli. Tra la campagna ornata da rossi Flamboyants e da piccoli villaggi, si ergono delle graziose Chiese Cristiane in legno bianco (bellissima dal tetto rosso quella di Notre Dame Auxiliatrice), templi hindu dai colori sgargianti e moschee dalle guglie verdi. A 300 metri di altitudine, poco distante dalla meravigliosa terra dei sette colori (Seven Coloured Earth), tra piantagioni di ananas e palme da cocco, si situa la famosa Rhumerie de Chamarel. Questa è una delle rare distillerie al mondo ad essere completamente indipendente. Si coltiva la canna da zucchero che viene raccolta a mano, senza bruciarla; una volta estratto il succo (nei mulini adiacenti alla proprietà), lo si lascia fermentare per poi, come in un passaggio alchemico, distillarne il liquore che verrà alla fine arricchito da diversi aromi.

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Alla mia ricerca del rum segue quella del tramonto epocale. Basta percorrere le strade che scendono verso sud e ci si ritrova sulle lunghe spiagge di Le Morne, luogo culto per gli amanti del kitesurf. Al tramonto, la silhouette del monte Le Morne Brabant si staglia su questo lembo di terra bianca con fare maestoso. Oggi patrimonio mondiale dell’Unesco, fu rifugio per molti schiavi e teatro per quelli che, decisi a preservare la propria libertà, si gettarono tragicamente da esso verso il mare. A ricordarne la storia è il presentatore di uno dei tanti concerti che ci sono in questo momento a Mauritius. Durante il mese di novembre, da più di dieci anni, il Festival della cultura creola, il Festival International Kreol, riunisce artisti di vario genere e pervade spiagge, strade e piazze a ritmo di melodie esotiche, danze africane, sfilate di moda e manifestazioni letterarie. Il Festival, mi spiega la promotrice dell’evento Roselyne Hauchler, il cui slogan è “l’unità creola”, è nato per risvegliare gli animi mauriziani e dar voce alla cultura creola, non solo a Mauritius, ma anche in altre isole dell’Oceano Indiano che condividono la stessa storia. L’indomani sono pronta a scoprire la parte meridionale di Maurice, molto meno sviluppata del resto dell’isola ma naturalmente è quella più preservata e più boscosa. A 500 metri di altitudine, raggiungo Bois Cheri, minuscolo villaggio e dimora della più antica piantagione di tè dell’isola risalente al 1892. La tenuta di Bois Chéri è uno spazio immenso di 250 ettari.In questa oasi verde smeraldo visito la fabbrica del tè. Qui l’aria è satura dell’odore erbaceo delle foglie fresche che mi spiegano esser state raccolte tutte a mano all’alba; tra i macchinari rumorosi si aggirano le sempre-sorridenti operaie vestite con una divisa grigio-chiaro in stile anni Cinquanta che apportano a questo luogo un nonsoché di cinematografico. La visita della tenuta di Bois Chéri comprende anche la degustazione di tè al ristorante panoramico, tra i più famosi quello aromatizzato alla vaniglia di Bourbon.

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Seven Coloured Earth of Charamel
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Ed è proprio questa spezia locale a dare il nome alla vasta riserva naturale che si sviluppa poco lontano da Bois Chéri, Il Vanille Nature Park. Il parco non solo ospita un centinaio di docili tartarughe giganti in semilibertà (ad oggi ancora vittime del bracconaggio più scellerato in Madagascar), molti animali originari dell’isola tra cui gechi e i pipistrelli da frutta, ma anche uno degli insettari più variopinto al mondo con oltre 23 mila specie. Il Vanille Nature Park oltre a conservare e proteggere una fauna che è stata ridotta notevolmente per far spazio all’uomo cerca di ricostruire, tramite il progetto Ebony Forest Reserve, l’ecosistema primitivo dell’isola piantando alberi di ebano che costituivano per gran parte la foresta originaria dell’isola. L’ultima tappa di questo viaggio, è il lago di Grand Bassin. Traccia stupefacente del passato vulcanico dell’isola, questo bacino, luogo di straordinaria bellezza, è sacro al Dio Indu Shiva, ed è meta di migliaia di pellegrini. La leggenda racconta che le acque del lago siano state formate dalle gocce del fiume Gange che Shiva trasportava sulle spalle mentre sorvolava la Terra alle origini del Tempo, mi racconta con un lucente bagliore negli occhi Laila che saluterò emozionata da lì a breve. Decido così di pernottare l’ultima notte nella parte orientale dell’isola, a Palmar, per concedermi come gran finale i colori dell’oceano all’alba. Da qui mi accingo a lasciare Mauritius e con lei i suoi paesaggi, le sue leggende, la sua storia e i sorrisi accoglienti di un popolo felice di far parte di questo gioiello oceanico.

HOW TO
Come arrivare a Mauritius

Air Mauritius compagnia di bandiera dell’isola di Mauritius, opera voli plurigiornalieri via Parigi e settimanali via Amsterdam, Londra e Ginevra, con comodi collegamenti dalle più importanti città Italiane. Voli a partire da 300€ solo andata.

Dove dormire a Mauritius

Long Beach Golf & Spa Resort by Sun Resort
Affacciato sulla famosa spiaggia di Belle Mare, questo resort a cinque stelle saprà meravigliarvi per la sua eleganza e il suo giardino tropicale. Oltre a proporre molteplici attività in coppia o per la famiglia, il resort possiede una lussuosa SPA per trattamenti rilassanti di ogni genere. A partire da 220,00€ in mezza pensione a persona a notte in Junior Suite - Offerta Long Stay (minimo 4 notti).

Salt of Palmar
Il nuovissimo hotel, anch’esso situato sulla spiaggia di Belle Mare, accoglie l’ospite in un’atmosfera vibrante di colori d’ispirazione mauriziana. Con sole 59 camere, l’hotel offre l’opportunità di vivere un’esperienza unica di completo relax unendo il piacere del lusso ad una visione contemporanea di sostenibilità ed ecologia. Il ristorante propone un menu creolo con prodotti provenienti esclusivamente da fattorie e produttori locali. A partire da 625€ a notte, la camera doppia Prestige in mezza pensione.

Glamour Wedding
Per un “sì” da sogno, questa agenzia tutta Italiana e basata a Mauritius si occupa della completa organizzazione in loco di matrimoni, rinnovi di promesse ed eventi in spiaggia. I due proprietari, Antonietta e Luca, vi sapranno inoltre accompagnare in un soggiorno sull’isola pensato ad hoc.

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