È una strada lunga e dritta quella che attraversa Castel Volturno: è la via Domitiana. Spacca il paese in due e non c’è quasi nulla dietro le fila di case che si vedono affacciandosi dal finestrino. Castel Volturno non ha profondità: è lì; non di fronte ma accanto a te, tutt’intorno. Lunga 17 chilometri non ha possibilità di nascondersi dietro alte mura o fitti intrichi di abitazioni. In fondo, dietro le case, c’è la campagna e le bufale che sotto il sole tiepido di dicembre pascolano. Percorriamo la via Domitiana, le auto sfrecciano lungo il rettilineo e rallentano a pochi metri dalle rotatorie che interrompono la costanza dell’andatura. Sono moltissime e rappresentano l’unico modo per cambiare rotta, guardarsi alle spalle, costringendoti a fare molta più strada del necessario per raggiungere qualsiasi luogo. Utilizziamo la rotatoria per tornare indietro e parcheggiamo di fronte all'ambulatorio Emergency. C’è già folla nonostante siano appena le 9 e Sergio, il coordinatore, ci accoglie e spiega la situazione: “Siamo il medico di base per chi non sa o non ha ancora diritto di averne uno”. Uomini, donne e bambini riempiono la sala da attesa. È strano, ma il clima è di festa e le lingue ed i dialetti parlati si mescolano come in un crogiolo. Riesco a cogliere i dialoghi in inglese e quelli con marcato accento campano.

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A Castel Volturno ci sono circa 25.000 mila abitanti registrati a cui si aggiungono oltre 15.000, dicono le stime, persone non censite dal Comune. Si sente spesso dire che nella città convivono almeno tre diverse comunità: quella dei locali doc - da generazioni - , quella di chi si è trasferito dalle zone limitrofe per il basso costo delle abitazioni e della vita (soprattutto in seguito al terremoto degli anni ottanta) e quella degli stranieri (nigeriani e ghanesi per la maggior parte).

Alessandro Cinque
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Maureen, dietro la sua macchina da cucire all’interno della Sartoria MadeIn Castelvolturno

Proprio fuori dall'ambulatorio incontriamo Maureen, viene dalla Nigeria ed ora vive a Pineta Grande - quartiere di Castel Volturno, ha una gran voglia di chiacchierare e così, mentre l’accompagniamo in auto alla sartoria in cui lavora, ci racconta la sua storia. “Sono arrivata in Italia molti anni fa”, ride. “Ora sto bene: ho la mia casa e la mia famiglia, ma ho fatto molta fatica a rimettere in sesto la mia vita. Ed adesso che ci sono riuscita, qui mi sento a casa.” Maureen è arrivata in Italia da sola, non conosceva nessuno. “Dovevo pagare il mio debito” ci dice, “a coloro che mi avevano aiutata ad arrivare fin qui. Ma l’Italia, l’Europa, non era proprio come mi avevano raccontato… Mi dicevano che sarebbero bastati 6 mesi di scuola per imparare la lingua e che poi avrei trovato un lavoro. Pochi giorni dopo l’arrivo, invece, mi proposero la via della prostituzione per saldare il mio debito. Nonostante l’accordo che avevo firmato prima di partire, mi rifiutai. Sono riuscita a trovare un lavoro come aiutante di Anna, la direttrice della sartoria MadeIn Castel Volturno. Non sapevo cucire benissimo ma il lavoro mi piacque subito.” Maureen sta ancora pagando il suo debito, ogni mese versa quel che può convinta che pian piano riuscirà a liberarsi. Ci mostra con orgoglio gli abiti, le borse, le cravatte ed i grembiuli da cucina che ha realizzato. E proprio un attimo prima di andar via ci confessa: “Ho intenzione di scrivere un libro per narrare la mia storia, perché ne ho passate veramente tante”.

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AlessandroCinque

Becky Doe, 38 anni, pastore

Sentimmo delle voci forti, accompagnate da musica, lungo la strada verso Ischitella, incuriositi decidemmo di entrare. Provenivano da un portone poco robusto al piano terra di un bianco edificio; a Castel Volturno le case non sono alte. Ci apre Becky Doe, 38 anni; ci invita ad entrare nella sua Chiesa Pentecostale: nell’ampia sala una donna canta a squarcia gola, un bambino suona la batteria e di fronte uomini e donne pregano allegri. Seguiamo Becky fino al suo studio ed iniziamo a parlare. Becky è qui dal 1998, aveva 17 anni. “Un giorno” ci dice “ mentre mi dirigevo a scuola guida, sentii una voce. Non volevo cambiare rotta ma era forte, chiara e mi spinse verso casa di una mia amica; lì incontrai un pastore. Quell’uomo sapeva tutto di me e mi confermò che la voce che avevo sentito, che mi aveva guidata, era divina. Ebbi i brividi per tre giorni di seguito e alla fine presi la mia decisione”. Becky studiò, fece pratica e divenne pastore. “Oggi sono felice, orgogliosa del mio operato ed ho aperto la mia chiesa insieme a mio marito Prosper. Diciamo messa tutti i giorni ma dovreste tornare Domenica, alle 11.30, quando c’è festa grande. Organizziamo i pullman per andare a prendere i fedeli che altrimenti non saprebbero come arrivare”. A Castel Volturno, infatti da qualche mese - a causa del dissesto finanziario della compagnia che gestiva i trasporti - non passano più autobus ed ognuno, scopriamo, si organizza come può. Molto comuni sono i one euro bus: piccoli bus che, con autisti improvvisati, percorrono le tratte più comuni permettendoti, al costo di un euro di raggiungere i luoghi desiderati. “La nostra è una comunità aperta, non ci sono vincoli che impediscono ad un nuovo membro di farne parte”. Becky fa parte di un vivace gruppo di teatro e non vuole andar via, a meno che non sarà Dio a dirle che c’è bisogno di lei altrove.

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AlessandroCinque

Mamadou, 36 anni, portavoce del Movimento dei Migranti e Rifugiati di Caserta

Mamadou ha 36 anni e proviene dalla Costa D’Avorio. È portavoce del Movimento dei Migranti di Caserta e mediatore culturale presso lo SPRAR. “Arrivai in Libia dopo un lungo e spaventoso viaggio, attraversando il deserto. Lavorai per qualche tempo come muratore ma ben presto venni imprigionato. Rimasi in prigione circa quaranta giorni finché un amico, finalmente, pagò la cauzione. Volevo andar via, decisi di partire nuovamente.” Mamadou si imbarca alla volta di Lampedusa. “È per questo che molti di noi hanno paura del mare” ci confessa. “ La nostra barca era ormai alla deriva quando arrivò la Guardia Costiera. Noi non facevamo altro che tirare l’acqua a secchiate fuori dalla barca. Da Lampedusa fui condotto in un centro di accoglienza a Roma. Non riuscii ad ottenere i documenti necessari per il permesso di soggiorno e così fui mandato via. Dormii per strada fin quando, durante una manifestazione, conobbi il Movimento dei Migranti e mi trasferii a Castel Volturno. Qui costruii la mia prima solida base spostandomi, però, durante le stagioni di raccolta nelle differenti parti di Italia: sono stato a Rosarno ed in Emilia Romagna ed ho raccolto tabacco nei campi di Cancello Scalo (Caserta), dalle 6 di mattina alle 21 per 25 euro al giorno finché, finalmente, grazie all’aiuto del movimento, sono riuscito ad ottenere il permesso di soggiorno e da questo momento la mia vita è cambiata, sono diventato visibile”. “Il mediatore è una figura importante” ci dice Mamadou. “Significa essere un punto di riferimento per la comunità. Chi arriva conosce poco del luogo e dei costumi in cui dovrà inserirsi ed è, perciò, sulla base dei miei consigli che sceglierà la strada da intraprendere. Credo sia fondamentale far capire che è necessario essere attivi, rendersi utili, mostrare quanto sappiamo fare, senza aspettare che l’aiuto arrivi da qualcun altro”.

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AlessandroCinque

Francis, 24 anni, viene dal Camerun ed è il responsabile del progetto Piedibus di Caserta

Anche Francis, come Mamadou, parla italiano con una leggera flessione francese. Arrivò mentre stavamo ancora chiacchierando, salutandoci amichevolmente. Ha 24 anni, viene dal Camerun e subito, sorridendo, tenta di tirarci fuori qualche parola in francese. Sogna di diventare elettricista e tra qualche mese avrà l’esame di terza media da superare. È a Castel Volturno da meno di due anni ma ha già molti amici e la patente di guida. Insegna francese durante il doposcuola ed è il punto di riferimento del progetto Piedibus grazie al quale ogni mattina accompagna a piedi, a scuola, bambini d’ogni nazionalità. Quando sono gli stessi cittadini a crederci, ad adoperarsi a lavorare insieme, l’integrazione funziona e diviene un motore benevolo, essenziale per rendere migliore la realtà che abbiamo attorno.

Maurizio Scipioni, 56 anni, vive a Castelvolturno da generazioni. Ha aperto il suo negozio di alimentari nel 1983

Maurizio Scipioni ha aperto il suo negozio di alimentari nel 1983. È un’istituzione qui a Destra Volturno, quartiere di Castel Volturno. “L’80% dei miei clienti è africano” stima, “senza di loro avrei già chiuso. Ci mostra la merce in vendita e come la fisionomia dei suoi scaffali è cambiata nel corso degli anni. “Ci sono moltissime creme di bellezza poiché gli africani sono molto attenti alla cura del corpo”. Molte bibite gassate, birra analcolica, zenzero e casse di yam. Maurizio parla twi con i suoi clienti ghanesi, sono quasi tutti amici e scherzano vivacemente mescolando le lingue. “Ho imparato il twi ogni giorno al negozio, un po’ per gioco e curiosità un po’ per la necessità di comunicare” ci dice mostrandoci il piccolo quaderno su cui appunta ogni nuova parola che giunge al suo orecchio.

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AlessandroCinque

Evans Safa viene dal Ghana e ha 28 anni. Dirige un laboratorio di Parrucchieria presso il Centro Fernandes

Sono state giornate intense quelle che abbiamo trascorso a Castel Volturno, senza un attimo di respiro. Ed ora che finalmente ci fermiamo a riflettere è buio e siamo in auto lungo la via Domiziana. “Che cos’è Castel Volturno? Una realtà inevitabile”, risponde una voce alla radio. È Gian Luca Castaldi, sceneggiatore milanese trapiantato a Caserta, uno dei personaggi intervistati per l’uscita del primo capitolo, illustrato da Gianluca Costantini, Sul Margine di Primavera. Racconti da Castel Volturno del progetto editoriale, promosso da Emergency, Dove l’erba trema. Vite invisibili nelle campagne d’Italia. Castel Volturno è una realtà complessa a cavallo tra legalità ed illegalità in cui si mescolano le etnie, le economie, le condizioni e le ragioni di vita. Castel Volturno è una realtà inevitabile poiché inevitabili sono i flussi che guidano le migrazioni nel mondo. Castel Volturno è il risultato di tante scelte che quotidianamente sono state prese senza tener conto delle conseguenze. A Castel Volturno la realtà è diversa dalla realtà a cui siamo abituati.