Abbiamo chiesto a una coppia con 2 figli com'è riuscita a prendersi un anno sabbatico per girare il mondo

La storia di Daniele e Laura Germiniani è quella di una coppia figlia della generazione Airbnb che con il più famoso portale al mondo di house-sharing sta dormendo ovunque. Per un fine (molto privato)

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Ci si può prendere un anno sabbatico con due figli a carico, lavori sicuri, casa in affitto e la tranquillità della provincia che garantisce un'esistenza lieve e senza scossoni, ribaltando le convinzioni di tutti? A maggior ragione, sì. Specialmente quando basta un rapido giro di domande per capire come tutti interpretino il concetto di periodo sabbatico: vacanza. E invece no. Non c’entrano nulla gli show-off dei travel influencer in giro per mondo, né tantomeno la voglia di zaino in spalla che può avere un tardoadolescente fresco di diploma. Il caso di Daniele e Laura Germiniani rimette l’anno sabbatico sul piedistallo delle esperienze di vita, non solo di viaggio. Li abbiamo conosciuti grazie a Italian Sabbatical l’iniziativa di Airbnb per fare conoscere al mondo, oltre a Matera capitale cultura 2019, anche il micro borgo di Grottole, borgo lucano dove poter vivere un periodo molto speciale (scopri qui come partecipare). Portando con sé il bagaglio prezioso dei due figli Martina e Tommaso, organizzando la logistica in base alle esigenze di famiglia, Daniele e Laura Germiniani ci hanno letteralmente concesso uno scossone perché Laura e Daniele hanno scelto un altro modo possibile di mostrare il mondo ai loro bambini, coinvolgendoli direttamente. Senza dimenticare la scuola, la formazione, l’educazione nemmeno a N-mila km di distanza. Li raggiungiamo tutti e quattro via chiamata whatsApp nella casa Airbnb di Ho Chi Minh, in Vietnam, dove sono rientrati da poco: la giornata è stata lunga, è quasi ora di cena. Ma Martina doveva finire i compiti di scuola prima di partecipare all’intervista assieme all'inarrestabile fratello Tommaso, a mamma Laura e papà Daniele.

Un sondaggio di Airbnb ha evidenziato come più di 1 persona su 2 vorrebbe partire per un periodo sabbatico. Tra il dire e il fare c'è di mezzo l'oceano, ma per voi cosa ha significato prendere la decisione di partire? Cosa vi ha spinti a dire "ci prendiamo un anno sabbatico?"
Daniele: La cosa che ci ha spinti di più è stato vedere che i nostri figli, Tommaso e Martina (5 e 8 anni), stavano crescendo alla velocità della luce e ci perdevamo tante cose della loro crescita. Il desiderio di prenderci un momento è per noi 4 e imparare un po' a conoscerci di più. Può sembrare strano però come genitore non hai il tempo, a volte, di capire alcune caratteristiche dei tuoi figli. Ad esempio in questi mesi abbiamo capito che Martina ha un talento per cantare, è intonata, cosa che non avevamo avuto il tempo di approfondire finché non si è messa a preparare le canzoni di Natale con Laura. È una cosa piccola, ma forse non lo avremmo mai scoperto e approfondito. Certo, oltre ai talenti scopri anche i punti che ti fanno imbestialire....

Praticamente vivete a contatto 24 ore su 24, tutto viene estremizzato insomma.
Laura: Esatto, non è sempre facile vivere a contatto stretto in continuazione. Nella vita normale loro hanno la scuola, noi abbiamo il nostro lavoro, ci sono nonni, amici... Tutto è stemperato. Invece 24 ore su 24 richiedono anche autocontrollo, fare una pausa e riprendere fiato per reimpostare poi le cose.
Daniele: Il mestiere di chi gestisce i nostri figli, come le maestre, è un mestiere difficilissimo che meriterebbe ben altra considerazione, anche da parte degli stssi genitori. Gestirne due e fare la scuola a 2 è affascinante ma complicato, gestirne 24/25 per me è un'impresa titanica.

Per primi avete nominato i vostri figli e il loro ruolo nel vostro anno sabbatico. Ma a livello pratico, per portarli in giro avete dovuto comunque prepararvi anche voi, no? Parlavate di compiti a casa...

(Interviene Martina): Stiamo facendo i lapbook, libricini per ristudiare le cose che hai imparato.

Daniele: È un sistema molto semplice per prendere appunti grafici. Non li conoscevamo ma per farle imparare in modo interessante le ere geologiche o la formazione della vita sulla terra, stiamo costruendo una bellissima serie di lapbook. Ci sono tutte le informazioni essenziali sugli argomenti: ci diverte e ci appassiona. A volte andiamo a fare lezione en plein air, se ne abbiamo l'occasione: quando abbiamo studiato i fossili cosa abbiamo fatto, Marti?

Martina: Siamo andati alla Fossil Shell Beach a Krabi, in Thailandia, e ho preso degli appunti che ho disegnato sul quaderno con poche informazioni che avevamo preso dalla spiaggia.

Daniele: ha fatto la piccola archeologa. Eravamo a Krabi, un posto assolutamente turistico ma lo avevamo scelto perché abbiamo avuto visite dei nonni e di amici dall'Italia, e lì esiste una delle pochissime spiagge fossili con elementi preistorici affioranti. Siamo andati proprio lì a studiare, a prendere le misure: abbiamo fatto proprio gli archeologi e in parte di paleontologi.

Laura: Sul resto del programma siamo stati facilitati comunque dal fatto che Martina, dovendo poi rientrare nel percorso della scuola italiana, ha avuto il supporto delle maestre per seguire il programma. Abbiamo gli stessi libri di testo dei compagni di scuola in Italia, seguiamo un programma standardizzato: possiamo tarare gli argomenti e semplificarci la vita. E tra qualche giorno arriveranno anche le verifiche del quadrimestre! Se avessimo dovuto fare l'homeschooling come lo interpretano in tanti, sarebbe stato molto più difficile.

Invece con Tommaso come fate?

Laura: Per Tommaso la parte di insegnamento è più semplice, ma il contatto con le maestre è comunque fondamentale. Negli anni passati abbiamo costruito un ottimo rapporto con le educatrici. Abbiamo sempre avuto un confronto sulle attività. La rete offre comunque numerosi spunti per le attività adatte, è piena di informazioni su attività manuali o di disegno... Ad esempio a Kuala Lumpur Tommaso disegnava i grattacieli che vedeva fuori dalla finestra, secondo le sue impressioni di bambino di 5 anni: un confronto continuo con tutto quello che lo circonda. Gli chiedo di disegnare cosa lo ha colpito. Abbiamo anche iniziato un percorso di avvicinamento alla scrittura con le singole lettere dell'alfabeto.

Daniele: Con Tommaso la cosa più difficile è fargli capire che tra poco inizia la prima elementare e che non può continuare a fare il selvatico come ama fare ultimamente, vero? (Tommaso in sottofondo annuisce con voce squillante) Cosa stai facendo con la mamma?

Tommaso: Disegno le letterine e me le ricordo benissimo!

Daniele: Il consiglio è sviluppare giochi di pazienza, comunque...

Volevo farvi una domanda specifica, perché il mito dell'anno sabbatico è solitamente associato a ventenni liberi e non a due genitori con figli a carico. Come avete costruito la pianificazione dei viaggi prima di partire?

Daniele: Con grandissima serenità. Eravamo consapevoli che avendo figli non saremmo mai andati a fare il trekking dell'Himalaya.

Martina: Beh, anche per il ginocchio della mamma.

Daniele: Diciamo che siamo una famiglia normale, non siamo quelli che normalmente andrebbero a fare il trekking dell'Himalaya. Questo si è risolto da sé, facilmente. Ci siamo seduti attorno ad un tavolo e abbiamo fatto il gioco di sparare posti che uno avrebbe voluto vedere: Martina diceva Machu Picchu, io ad esempio ho sempre avuto il mito dell'Australia...

Laura: Io ero curiosa di conoscere l'Asia e in particolare l'Indonesia, perché mi ha sempre affascinato la cultura. Abbiamo messo insieme un po' dei nostri desideri per costruire la nostra bucket list, e da lì abbiamo alternato paesi più soft come l'Australia che è molto più tranquilla, a paesi dove magari abbiamo richiesto ai bambini un po' più di adattamento. Anche i periodi: momenti più stanziali e periodi in cui ci spostiamo più frequentemente. Abbiamo cercato di partire con un'idea di equilibrio per non appesantire il viaggio, perché se i bambini soffrono gli spostamenti tutto si ripercuote sulla famiglia e sulla nostra serenità. Pensare prima a loro e poi trovare le cose che piacciono a noi. Anche la giornata è strutturata così: lezioni per Martina al mattino perché ha energia, visite alla città al pomeriggio eccetera. Il programma è sempre adattabile, comunque.

Daniele: infatti è questa la parte più affascinante dell'anno sabbatico rispetto al "prendo e vado in vacanza". Quando si va in vacanza, generalmente hai 2 settimane e vuoi vedere tutto quello che c'è. Noi in realtà stiamo facendo un'esperienza: viviamo la nostra vita in un contesto diverso. Adesso siamo in Vietnam e abbiamo prenotato con Airbnb una casa in un posto che si chiama Hoi An, ce lo hanno indicato altri viaggiatori con famiglia e abbiamo deciso di stare ì un paio di settimane. Andremo al mare, al mercato, faremo qualche giro nei dintorni... Il bello dell'anno sabbatico è che puoi muoverti con i tuoi tempi. Se vuoi fare tutto di corsa, la mia esperienza dice che dopo tre mesi non hai più energie. È come una maratona: la devi correre con il ritmo che vuoi tu. Magari sei una supermaratoneta e la fai in due ore e 45, io che sono in sovrappeso ce ne metto 4. Però siamo felici tutti e due e abbiamo fatto le nostre esperienze della maratona.

Hai citato case e Airbnb, domanda spontanea: ma per dormire come vi organizzate? Quanto vi muovete usando la tecnologia per spostarvi, visto che è comunque tutto in divenire?

Laura: Prima di partire sapevamo che avremmo avuto bisogno di contesti accoglienti, sopratutto per i bambini. Pensare di fare 15 giorni in un albergo con la colazione sempre alla stessa ora, tutto pronto, tutto schematizzato, non era nelle nostre corde e sarebbe stato troppo monotono. Invece, con la possibilità di scegliere case sul portale di Airbnb, vederle e farci un'idea, è come avere la tua casa che però cambia di volta in volta. Abbiamo trovato case tradizionali e altre più standardizzate, ma ci siamo sempre trovati molto bene.

Daniele: La cosa più divertente è scoprire il quartiere. Ad esempio a Phnom Pehn, in Cambogia, abbiamo scoperto che davanti casa c'era una torre parco giochi. Si chiamano tipo "toy land" o "kids land", sono palazzi pieni di attività diverse per i bambini. Noi con 5 dollari più o meno abbiamo fatto fare un pomeriggio intero di giochi. Se l'avessimo cercata non l'avremmo trovata, sicuro.

Laura: Scoprire i quartieri è molto affascinante: ognuno ha le sue caratteristiche. Con un piccola passeggiata nei dintorni per andare al supermercato o al mercato, si vedono angoli molto interessanti, specialmente in Asia, con cose molto lontane da quelle cui siamo abituati.

Martina: Come oggi che abbiamo visto i cervelli, brrrr! (Fa la voce da film horror).

Daniele: Al mercato, qui a Ho Chi Minh, e i bambini hanno visto per la prima volta tutto ciò che sono le frattaglie. Alla fine è anche questa un'esperienza, perché da noi i bambini credono che i polli nascano dentro il cellophan del supermercato.

A proposito, una domanda per Martina e Tommaso: ma il cibo? Quali sono le cose che avete assaggiato e vi hanno fatto pensare "È buonissima, voglio mangiarlo ancora"?

Martina: È difficile perché ogni posto ha delle sue cose. Sono buone ma tutte diverse. Non so la cosa preferita...

Daniele: una cosa che ti è piaciuta, tipo il riso con l'ananas? O i noodles?

Martina: I noodles con il pollo, sì. E dato che adesso devo fare la dieta vegetariana devo cercare anche cose diverse.

Daniele: Io e Martina abbiamo deciso di fare un gennaio vegetariano e posto migliore dell'Asia non c'è: hanno un sacco di verdure ed è divertente provare questi gusti un po' nuovi.

Martina: In Italia è difficilissimo, le cose da mangiare hanno sempre la carne...

Daniele: Per me che sono un grande carnivoro non è una sofferenza l'esperimento vegetariano qui.

Tommaso: Io volevo dire una cosa, poi... Mamma e papà hanno assaggiato il durian!

Daniele: Sì, lo abbiamo assaggiato, ed è un'esperienza che possiamo anche superare perché ha un sapore molto particolare...

Laura: ..I bambini non si vogliono neanche avvicinare!

Daniele: Tommaso però non ha detto che è diventato assaggiatore mondiale di banane: lui è un goloso di banane e tra il Sudamerica e adesso avrà assaggiato venti varietà di banane diverse, da quelle piccolissime a quelle grandissime.

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Dopo il Vietnam cosa vi aspetta?

Daniele: Andremo in Laos, dovrò visitare dei progetti per Humana Italia che è l'associazione per cui lavoro. Ci andremo con i bambini, sono progetti di protezione dell'infanzia e per la scuola. Risaliremo il Mekong in battello, rientreremo in Thailandia per visitare il nord, poi in treno fino a Bangkok e prendere un aereo per andare o in India, o in Nepal. Andremo comunque nella penisola indiana. Vorremmo andare alla Holi Fest in India, che sta diventando famosa in Europa ma vogliamo vederla dove nasce.

E quando dovrebbe finire il vostro anno sabbatico?

Laura: Rientreremo per i primi di maggio in modo tale che Martina possa riavere il contatto con la sua classe, dovrà fare un piccolo esame di livello e riprendere il ritmo con la scuola. Vorremmo essere in India per marzo, e poi una delle ultime tappe sarà Dubai. Il nostro viaggio teoricamente finirebbe a Londra, ma poi il pezzo fino a Milano perché farlo in aereo? Quindi abbiamo deciso di farlo in treno, fermandoci magari a Parigi per vedere un po' di vecchia Europa.

Tommaso ne approfitta per raccontare, eccitatissimo, un aneddoto su un canotto gonfiabile in una piscina. E per papà Daniele è l'assist definitivo: "I bambini se la vivono tranquillamente, come senti. Le nonne erano preoccupate, una è venuta a controllare apposta ed è tornata a casa dicendo che i bambini sono felici. Abbiamo stravolto un po' il loro modello di riferimento ma hanno capito che, come dice Martina, è un'esperienza possibile. La cosa più affascinante è vedere come i bambini riescano ad essere bambini, liberi e felici, in tutto il mondo. Siano i bimbi australiani che pescano gli squali, quelli in Sudamerica che giocano a pallone ovunque... Anche i nostri figli stanno capendo che non è necessario vivere tra le quattro mura o iperprotetti. È un adattamento anche nostro: i bambini devono essere più selvatici di quello che vorremmo noi per eccesso di zelo". I ragazzi stanno bene, infatti. Ma anche i genitori.

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