L'hotel design di montagna in Alto Adige dove le storture del mondo restano a valle

Addio wi-fi, bentornata funivia, tavoli in cucine e altissimo design a corredo di un sogno realizzato da compassi d'Oro e menti progressiste.

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Si può rimanere una vita a lustrare il successo di un’idea o si può rischiare e cercare la quiete. Si può inventare un mercato avveniristico - per l’epoca - e godersi i frutti di un successo commerciale senza eguali. Oppure si può rilanciare la sfida e avviare un progetto che cambi il weekend delle persone. E quello che è successo a Ulrich Ladurner, proprietario della più grande azienda europea di cibo per celiaci, la Dr.Schär e inventore di uno slow-living formato hotel, il vigilius mountain resort che a 15 anni si fregia ancora del titolo di hotel design di montagna i cui tempi sono stress-free e in cui l’ecologia, il consumo ridotto, lo spreco annientato sono pilastri di un resort di lusso (certificato ISO e Klima Hotel inclusi).

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In un’era in cui si fugge altrove per disconnettersi, in un’era dove si inventano ritiri pagani per allontanare il dio wi-fi, questo resort di montagna dopo 15 anni appare ancora in netto anticipo sulla concorrenza (arrivata molto dopo). Disegnato da Matteo Thun sulle basi di uno storico hotel di montagna di Merano sul monte Vigilio, l'allora Berghotel, il vigilius è un signore di legno sdraiato sul fronte della montagna che sussurra il suo credo "eco non ego". Le sue ossa si diramano come una sinfonia per cuori solitari, si aprono al tramonto guardando le Dolomiti quale canale pre-impostato di uno schermo piattissimo e liquido. Quando Ulrich Ladurner ricorda come Matteo Thun prese un foglio e disegnò a matita il progetto nell’allora vecchia stube (rimasta nel concetto quale ricordo della precedente costruzione) l’entusiasmo di un imprenditore di successo diventa la miglior recensione di un hotel inaugurato nel 2003. I cellulari qui non hanno wi-fi per precise ore della giornata. I turisti qui salgono con una funivia dedicata che isola dal paese sottostante, Lana. I villeggianti qui si muovono in pantofole e accappatoio mentre si lasciano cospargere la schiena da antichi rituali montanini dove pietre e piume scandiscono le estasi (fisiche e mentali) nel massaggio primordiale alla quarzite argentea.

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Il vigilius mountain resort non è solo un luogo la cui architettura ha fatto da apripista a molti altri concept-hotel di quota. C’è una storia che spontaneamente ha segnato il suo percorso. La si avverte quando le voci basse e calde incontrano il vostro sguardo in questo tronco costituito da larice, vetro, quarzite e argilla: questo albergo è multi-culturale perché è casa per figure chiave nel funzionamento di un micro mondo a 1.500 metri di altitudine. Ci sono etnie, provenienze e usanze che arrivano da molto lontano e che qui hanno trovato una carriera, persone di cui prendersi cura nella più classica - e rinomata - tradizione di accoglienza altoatesina. Basta perdersi nelle rughe d’espressione di George Ngang per accorgersi che chi arriva a lavorare al vigilius entra in una famiglia in cui le storture del mondo rimangono a valle. Camerunese, arrivato a Merano nel 2003 e diventato responsabile di sala nel ristorante 1500 e nella Stube Ida, George Ngang è l’esempio lampante di un processo culturale voluto da Ladurner: in un’Italia imbruttita dai concetti di “paesi d’origine”, un camerunese è l’essenza della storica accoglienza altoatesina “come sono arrivato dal Camerun al mio vigilius? A dire il vero ci sono state più deviazioni che strade a portarmi in mezzo alle montagne. Quando 15 anni fa mi sono ritrovato alla stazione a valle e ho guardato la funivia che risaliva ho pensato: ma la mia vita non smette mai di essere complicata? Adesso però sono qui e sento di appartenere a questo luogo”.

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I luoghi, anche quelli disegnati in punta di penna da un tre volte Compasso d’Oro come Matteo Thun, gli hotel che anelano a una perfezione di privacy e relax scritta dal filosofo e amico del vigilius Wilheim Schmid, hanno volti, mani, sguardi che sostengono tanto quanto tensostrutture nascoste in mezzo a travi di profumatissimo larice lasciato al naturale. Perché alla fine, o all’inizio di tutto, fuggiamo in luoghi che ci stacchino dal mondo e che ci sorprendano con l’abc dei sensi: tatto, olfatto, udito, vista, gusto. Per questo il concetto dietro alla nascita di un mondo ecologico formato resort di montagna di lusso è in Klara Moser, storica cameriera del precedente Berghotel, oggi governante di questo gigante buono che si nasconde tra gli aghi di pino e che arriva al lavoro a piedi per abbracciare in toto la filosofia green dell'hotel cinque stelle; o in Claudia Tessaro, direttrice del vigilius, madre di tre figli, sorriso aperto, lingue che si adattano a ogni cliente, mani calde e passo piuma a soddisfare qualunque esigenza; o in un tavolo ad angolo direttamente nella cucina del ristorante principale (il 1500) dove degustare la cucina a km Zero mentre lo chef Filippo Zoncato e il suo staff preparano sfumano carré di carne con vini trentini. Un tavolo da insider per sentirsi a casa, nella quiete di un’idea.

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