Storia di un festival nelle Filippine dove non incontrerete nessuno (ed è il suo bello)

Se siete abituati ai grandi festival, con fiumi di gente, special guest e comfort di vario genere, bene, questo NON fa per voi.

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Lorenzo Colombo

Motivo per cui sono qui: Vulan, un festival per backpackers e couchsurfers organizzato due, massimo tre volte l’anno, in una location segreta nelle Filippine. Partenza ore 5 del mattino con un bus di linea (datato) dove, durante il viaggio, “i capitani” non ti sveleranno molto, ma ti daranno indicazioni sulle “regole” del festival e consigli vari su cosa comprare durante le fermate di ricognizione (chiamiamole così). Dopo quattro ore e mezza arriviamo su una spiaggia dove ci attendono alcune barche che, dopo un'ora di navigazione, ci lasciano in un’insenatura con una spiaggia che ha tutti i crismi dei cliché: è immensa, bellissima, di sabbia bianca. Subito dietro c’è la pineta dove si svolgerà il festival e dove dormiremo.

Dimenticate ogni tipo di comfort: si dorme in tenda (la puoi affittare in loco), si mangia con le mani e le docce non esistono, si usa un rubinetto e un secchio.

Lorenzo Colombo

Giusto il tempo di montare la propria tenda, ridere con i vicini (che ti aiuteranno volentieri se è la tua prima volta) e tutti sono pronti per buttarsi in acqua. Questo è un battesimo e momento molto importante del festival perché, mentre gli addetti ai lavori montano la consolle e l’impianto, si ha il tempo di conoscere le persone e ascoltare le loro storie: in questo angolo di Filippine la community diventa reale, addio virtuale. Perché parte fondamentale della location misteriosa del festival musicale estivo più misterioso: NON c’è campo, né connessione; i telefoni li rivedremo domenica quando torneremo a casa.

Lorenzo Colombo

In una bolla no-wi-fi ascolti e sommi alcune storie incredibili, altre che ti fanno emozionare, altre riflettere, alcune ti annoiano. Ci sono persone da tutto il mondo, 40% filippini e il resto si divide tra Francia, Germania, Spagna, Canada, States, Galles, Sud Africa, Ungheria.. di italiani? 3 su 200.

C’è chi è lì per caso, chi è un fedelissimo del Vulan, chi sta facendo un’esperienza di volontariato a Manila, chi nella vita medita, chi è di passaggio, come noi. Per mangiare, a meno che tu non tu non ti sia portato cibo per tre giorni, ci sono dei locals che cucinano piatti tipici filippini (riso, verdure, pollo e pesce alla griglia) e che puoi acquistare a prezzi bassissimi. In verità, durante il viaggio in bus, acquisti dei token (delle conchiglie) che sostituiranno i soldi durante il festival.

Lorenzo Colombo

Il Vulan si definisce come “una celebrazione della vita ed esperienze mistiche sotto la luna, in luoghi segreti nelle Filippine. Mira a diffondere buone vibrazioni attraverso la musica, le arti e l'amore.” come si legge sulla loro pagina Facebook.

Non potevano scegliere descrizione migliore: la giornata è accompagnata da dj set (non solo dj locali, ma anche viaggiatori), esibizioni live con chitarra e bonghi, realizzazione di opere d’arte con plastiche e materiali inquinanti trovati sulla spiaggia, sessioni di yoga e libertà di esprimersi artisticamente. La sera c’è un vero e proprio party, con dj set techno, altre esibizioni tribali live e il più classico dei bonfire dove ognuno scrive su un foglio le proprie paure, aspettative e desideri, per poi bruciarli tutti insieme e ballare attorno al fuoco. In quel momento ti rendi conto che forse, per vivere momenti indimenticabili, dovremmo più spesso abbandonare i nostri telefoni per goderci la Grande Bellezza e renderla indimenticabile, non grazie a una storia sui social, ma grazie alle immagini che stai condividendo e alle persone con cui hai condiviso 72 ore della tua vita, ma che ti sembra di averle conosciute una vita fa, anzi, in un’altra vita. E che non rivedrai mai più, forse, ma che sicuramente non dimenticherai mai.

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