In 35 anni non ho mai saputo della sua esistenza. Ignorante io, timida lei? Quando arrivo a Grottole scandisco il suo nome. Matera, la città della Cultura 2019, è a soli 20 minuti di auto da questo paesino lucano che non vuole essere dimenticato. Il suo nome è sinonimo di grotte, rifugi per comunità che incontriamo spesso in Basilicata, ma è alla luce del sole e non nel buio delle caverne che il mondo di Grottole si palesa. C’è un bar le cui frange di metallo riportano la scritta “Bar Zolletta”. C’è una chiesa che non ha mai avuto la volta che meritava e che ora è la Sagrada Familia non finita del Sud Italia. C’è un giardino recuperato che aspetta che crescano rucola selvatica e zucche per ospitare un cinema sotto le stelle e un uomo, Mario, che con gli occhi velati di nostalgia e orgoglio vuole togliere erbacce e insegnare a coltivare mentuccia. Questa è la mappa a grandi linee di Grottole, antico borgo lucano che dal 2013 è al centro di una gentrification al contrario: Grottole vuole rinascere, non vuole essere inghiottita nel buco nero dei borghi italiani sempre più simili alle ghost town statunitensi. Incontriamo Andrea e Silvio, biellese uno, grottolese il secondo, due dei tre fondatori di Wonder Grottole, NGO locale nata nel 2013 che punta a ri-edificare la cultura, rivalutare il territorio, portare un turismo consapevole in questo borgo di 300 anime. Quest’anno a supportarli nella missione è arrivato Italian Sabbatical, progetto ideato da Airbnb Italia che prevede la residenza di cinque stranieri selezionati tra 280.000 per passare tre mesi a Grottole e contribuire alla rinascita della comunità. Si chiamano Volunteers, e dopo poche settimane tutti incrociandoli in questi vicoli di case scrostate e chiese sconsacrate, li salutano quali nuovi abitanti celebri arrivati per zappare orti, insegnare inglese, praticare apicoltura bio.

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“Vengo qui e aspetto: arriveranno piano, ognuno con i suoi tempi, parlano, ascoltano o non fanno nulla, ne sono stregata” a parlare è Anne Tachado, filippina 24enne che da quando si è comprata la prima macchina fotografica (una Sony) non ha più smesso di guardare il mondo prendere forma. A Grottole lo fa - mi racconta in un tardo pomeriggio di luglio prima che il cielo scarichi nuvole grigie -“scoprendo skyline umani, di persone che, con la loro presenza e assenza, di colpo cambiano l’architettura della piazza”. Grottole è il primo luogo di Italian Sabbatical, progetto che fa della community virtuale di Airbnb una re-interpretazione di guest e host, porta il turista a diventare non solo local ma un vero sostenitore della meta in cui vive temporaneamente. L’anno sabbatico, il periodo nella vita delle persone in cui si decide tutto (o si smette di decidere) lascia il segno: a se stessi e agli altri.

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Lo sa bene Darrell Pistone, monumentale americano di 61 anni che si muove con la grazia di un 18enne. È un pompiere, un motociclista, un ex militare che da Tucson è arrivato a Grottole scoprendo di avere avi provenienti da questo taschino lucano. Per strada lo fermano mostrandogli fotografie di grottolesi antichi: ognuno è fermamente convinto che sia un suo avo. “Mi piace come si vestono le donne italiane: avete una cura nello scegliere cosa indossare, lo fate per voi, vi dedicate” mi racconta con voce calma mentre sediamo sugli scalini del Community Center che accoglie le attività di Wonder Grottole e raduna i volontari di Airbnb. Ha in mente tour in moto per scoprire il territorio, ascolta la raffica di parole che un italiano riesce a pronunciare in pochi secondi. Sorride. Prima o poi realizzerà il suo tour con una delle sue sette moto. Pochi civici a fianco troviamo una coppia ottuagenaria che siede sulla soglia di casa. Potrebbe essere l’ennesima cartolina cliché di un’Italia che invecchia e fa colpo sull’inglese in vacanza. In parte lo è, in parte non dovrebbe esserlo.

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Perché i vecchi che attendono la sera sull’uscio di casa rischiano di non incontrare lo sguardo di nessuno per ore: ri-portare i giovani a vivere a Grottole è una missione ambiziosa. Anche se a pochi chilometri di distanza Matera 2019 si fregia di luci, aperture di spazi espositivi, incremento delle strutture ricettive, valorizzazione degli alloggi Airbnb in sassi che sembrano boutique hotel con colazioni lasciate appese al pomello del portone (lo fanno due sorelle il cui panificio di famiglia, Perrone, è istituzione del pane di Matera). La domanda che ci rimpalliamo con Silvio di Wonder Grottole è proprio questa: “dopo Matera 2019 cosa ne sarà di Grottole?”. Mentre percorriamo il tour di 600 case, troppo spesso sfitte, Remo, 62 enne volontario di Cardiff saluta in italiano, lui, maestro degli English Mondays lezioni di lingua per il paese dove il farmacista è tra i più secchioni. Mentre osserviamo i cartelli “vendesi” disseminati tra case e palazzi storici di Grottole, la risposta arriva dal barbiere del paese.

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Nonostante Grottole si sia lentamente svuotata Rocco è un barbiere (che potrebbe fare il sosia di Riccardo Scamarcio tra 10 anni) con l’agenda sempre intasata: le persone aspettano pazienti i suoi modi gentili. E rimangono in coda anche quando lui non c’è: per capire dov’è basta osservare il barattolo di miele con dispenser per assaggi integrato. Significa che è dalle sue arnie, lui diventato apicultore dopo che la moglie gli regalò un libro sulle api. E poi un’arnia. E oggi quelle arnie sono molte così come le persone che possono seguirlo nelle sue experiences: andiamo con lui, indossiamo la tuta gialla e ci lasciamo affascinare. Rocco ha un amore per la conoscenza e tratta ogni singola ape come tratta ogni singolo capello sulla nuca di un suo cliente: se Grottole deve vivere e non sopravvivere è anche affinché Rocco vinca il primo premio per il miglior miele d’Italia. Lo sa bene il volontario Pablo Colangelo, 35enne volato qui da Buenos Aires, che apre le arnie con le premure che Rocco gli ha insegnato. In poche settimane è il suo assistente preferito.

DavideMandolini

C’è invece chi ha un tipo di pasta preferito: e da una 45enne canadese giramondo come Helena Werren, cresciuta anche in una yurta senza acqua né corrente, non ti aspetteresti di vedere cavatelli fatti a mano così precisi da rendere orgogliosissima Enza “una lezione a settimana non basta, sono bravissimi, dobbiamo avere più tempo per stare insieme, vedresti che progressi da record” racconta Enza quando, grembiuli e matterelli assegnati, ci mettiamo a stendere la pasta per creare orecchiette e cavatelli lucani. La sua cucina è un impero, i volontari affondano le mani in farina di grano duro e italo-inglese “palpato”. Dove non arrivano le parole arrivano i gesti: i volontari con i loro tempi si muovono agili al fianco della donna che regala experience di pasta fatta in casa. Non è solo Grottole ad avere bisogno delle lezioni di Enza: è l’umanità.

Enza la host di esperienze sulla pasta fatta in casa
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