Niente aereo come Greta Thunberg? Voci a confronto

La giovane ambientalista svedese va negli Stati Uniti in barca a vela. E non è la sola: il movimento "No fly" sta crescendo. Sull'utilità di rinunciare ai voli per il bene del pianeta Camila Raznovich qualche dubbio ce l'ha.

Airplanes in an airport at sunrise
© Marco BottigelliGetty Images

Greta Thunberg, la giovane ambientalista svedese nota in tutto il mondo per i suoi Fridays for Future, va negli Stati Uniti in vela per non inquinare, ospite di Pierre Casiraghi. E non è la sola: gli esponenti del movimento No Fly e i fan dei viaggi a piedi stanno crescendo. Uno per tutti, il filosofo britannico Roman Krznarich, che ci spiega le sue ragioni. Ma sull'utilità di rinunciare ai voli per il bene del pianeta la conduttrice televisiva Camila Raznovich, eco-attivista convinta, qualche dubbio ce l'ha. Ecco due pareri a confronto, appena pubblicati su Marie Claire di agosto, negli "Spunti di vista".

ROMAN KRZNARIC Scrittore e filosofo, nato a Sydney nel 1970, vive a Londra, dove ha fondato il London Empathy Museum. Ha appena pubblicato Empatia - Perché è importante e come metterla in pratica (Armando editore), un saggio tradotto in 12 lingue. Sul suo profilo Twitter si autodefinisce Long Term Thinker.
Kate Raworth

La mia famiglia d’origine è a Sydney, vivo a Londra con moglie e figli, ma dal 2006 ho detto basta all’aereo, almeno in Europa. Prima di tutto per ridurre le mie emissioni di carbonio. La scienza ormai non lascia dubbi: ogni tonnellata extra di CO2 che scarichiamo nell’atmosfera farà la differenza. E se c’è un atto con cui ognuno di noi può contrastare l’emergenza climatica è limitare i voli. Ma la seconda ragione è che treni, biciclette e barche sono molto più divertenti. Incontri persone interessanti, guardi il mondo dal finestrino e non sprechi ore in coda ai controlli di sicurezza. Non è sempre andata così: negli anni 90 volavo di continuo. Per la mia tesi di laurea facevo la spola tra il Regno Unito e il Guatemala, per vedere i miei andavo avanti e indietro dall’Australia. Poi ho letto The End of Nature, dell’ambientalista americano Bill McKibben. E ho capito quale danno stavo facendo al pianeta. Se avessi continuato quello stile di vita, non avrei più potuto guardarmi allo specchio. Da lì in poi mi si è aperto un mondo: ricordo un lungo viaggio in treno fino in Sicilia, sulle orme di Goethe, così come una sorta di pellegrinaggio sulla Mosella per incontrare mio padre, con tratti a piedi e in traghetto. Un paio d’anni fa abbiamo portato i nostri gemelli di 10 anni a visitare Venezia: si sono divertiti come matti a dormire in cuccetta da Parigi. Anche allora mi sono chiesto: che diritto abbiamo di scaricare il nostro degrado ecologico sulle generazioni che verranno? Dobbiamo smetterla di ipotecare il futuro. Cercando anche di divertirci un po'.

CAMILA RAZNOVICH Conduttrice televisiva. Nata a Milano da padre argentino nel 1974, ha trascorso l’infanzia tra Italia e India. Nell’ultima stagione ha condotto su Rai3 Kilimangiaro, “il viaggio come emozione, avventura, conoscenza e meraviglia”, che riprende in autunno.
Camilla Morandi - Corbis

Lavoro a Roma, vivo con le figlie a Milano, il mio amore è a Parigi: senza volare, non sopravviverei. Per quanto sia attenta all’ambiente, ai voli non rinuncio. Sono per la “modica quantità” anche in fatto di inquinamento. Lasciatemi viaggiare in aereo. An- che perché non saprei dire se è meno sostenibile chi prende un volo o chi tiene il riscaldamento a palla tutto l’inverno o non molla mai l’auto, o fuma e lascia le cicche ovunque. Appena posso mi sposto in bici, chiudo il rubinetto della doccia mentre mi insapono, rimuovo il calcare con l’aceto. Ma soprattutto, ho educato Viola e Sole, le mie figlie, a uno stile di vita gentile anche verso il pianeta. Siamo delle riciclatrici indefesse: in casa abbiamo sei contenitori diversi per la raccolta differenziata, in campagna facciamo il compost per trasformare i rifiuti in concime. E in spiaggia, appena vediamo un sacchetto di plastica, siamo le prime a raccoglierlo. Insomma, credo di fare la mia parte. Capisco le ragioni del movimento No Fly: ho letto di recente un’intervista allo studente milanese che ha rinunciato ai viaggi aerei e ammiro il suo idealismo. Ma se approfitto di un low cost per scoprire una città d’arte con le figlie o per concedermi una sospirata vacanza, non riesco a sentirmi in colpa. Sinceramente, credo che se non si esplora il mondo in lungo e in largo, ci si perda tutti qualcosa.

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