Adieu clubber, guida agli indirizzi di Ibiza dove si gode il silenzio zen

Certo, le colonie di clubber e le discoteche che risuonano fino all'alba e molto oltre, con le residency dei maggiori esponenti della techno; i locali sempre pieni e i prezzi fin troppo alti; le spiagge affollatissime, dove raramente si gode del silenzio.

Aerial view of a woman floating in the Mediterranean coast
Ruben EarthGetty Images

Storicamente Ibiza è località vacanziera perfetta per i party animals, calciatori e celebrities di vario livello che qui si recano per dare sfogo agli eccessi di qualunque tipo, dai loro yacht o sul dancefloor del Pacha. Nella realtà, l'isola – nota storicamente fin dall'epoca di Romani e Cartaginesi come porto di passaggio e smercio di lana, sale e tinture – ha un'anima nascosta, che svela solo a chi ha la pazienza di esplorarla, lontana dalle rotte già abbondantemente battute da altri.

Perché Eivissa – il nome spagnolo dell'isola delle Baleari, che con Formentera costituisce il binomio delle Isole Pitiuse, toponimo inventato da Plinio il Vecchio, che ne decantava l'abbondanza di pini – ha costituito già negli Anni 60 il buen retiro di hippy, che qui si sono ritrovati per sfuggire alla follia metropolitana. Gli eccessi sono arrivati due decadi dopo, sulle note di People from Ibiza, hit disco del 1986 suonata su una tastiera elettronica a tracolla da Sandy Marton, croato con folta chioma bionda e ciuffo à la George Michael, scoperto da Claudio Cecchetto. Se a ogni mitologia corrisponde un santuario, quello di Ibiza è stato sicuramente il Pikes, hotel aperto a Sant Antoni de Portmany, nella parte ovest dell'isola, da Toni Pike, che acquistò nel 1978 una finca, tipica abitazione rurale spagnola, trasformandola nella mecca dell'edonismo.

Se la piscina con le ceramiche sussurra qualcosa agli angoli della mente, cercando nel passato un tassello, non siete in preda alle allucinazioni del caldo. Nel 1983 gli Wham! Scelsero infatti proprio il Pikes per girare il video di Club Tropicana, uno dei più grossi successi del duo formato da George Michael e Andrew Ridgeley, che qui giocano il ruolo degli steward in libera uscita. Il primo, occhiale aviator e ciuffo coiffato comme il faut, sorseggia un drink comodamente sdraiato su un gonfiabile, magnificando l'estate, come se ce ne fosse stato bisogno. Dietro il bancone, tra blender e shaker, una bandana al collo, un cappello in paglia e un baffo in stile Magnum P.I., c'è lo stesso Tony Pike, imprenditore molto a suo agio nel ruolo fittizio del bartender. Destinazione divenuta in seguito di culto, di qui passa anche Grace Jones, con la quale Pike ebbe una lunga relazione della quale ha raccontato senza stancarsi qualunque dettaglio, eccessi ed orge compresi. Nella realtà neanche lei ha mai celato alcun segreto, tanto che nella sua autobiografia ne cita misure ragguardevoli e prestazioni, definendolo “l'Hugh Hefner dell'isola”. Il picco si raggiunge quando è sua Maestà Freddie Mercury – già cliente fisso dell'hotel, dove passa diversi mesi l'anno – a voler organizzare al Pikes il suo compleanno. Settecento invitati, tra cui Bon Jovi, Naomi Campbell e gli Spandau Ballet, l'evento anima il settembre del 1987. Freddie compie 41 anni, e fa subito sapere a Tony che non esistono limiti di budget, per la celebrazione. Pikes esegue: la torta è a forma di Sagrada Familia, i fuochi d'artificio si vedono sino a Maiorca, l'evento dura tre giorni.

Impensabile riprodurre nulla del genere oggi – la polizia non sarebbe così compiacente, sosteneva Pike, che ha dovuto vendere l'hotel nel 2011, ed è morto a febbraio per un cancro, dopo una vita vissuta intensamente – anche se il posto cerca di sussurrare ai nostalgici quell'atmosfera. Lo frequentano ancora rockstar e modelle, dai Primal Scream a Kate Moss passando per Mark Ronson, autore insieme a Lady Gaga di Shallow, canzone che si è guadagnata un premio Oscar: la palestra, che Pike sosteneva non fosse mai stata davvero usata, è divenuta studio di registrazione, il campo da tennis è stato dipinto di rosa e le suite più grandi trasformate in nightclub.

Finita l'epoca dell'edonismo, chi vuole rivivere le atmosfere autentiche dell'isola, evita le destinazioni classiche e va a Santa Gertrudis de Fruitera, placido paesino dell'entroterra, di discoteche non c'è neanche l'ombra. Seduti sotto gli ombrelloni del Bar Costa, si fa aperitivo con il pan tomate – tra i migliori dell'isola, assicurano gli habitué – e una bottiglia di rosé, con il sole che tramonta sulla facciata della chiesa. Per chi si rilassa invece con dello shopping, sempre a Santa Gertrudis si trova Es Cucons, negozio di interior con arredi e oggetti in perfetto stile ibizenco, cesti in paglia intrecciata e piatti dal gusto shabby-chic. Fuori dall'idilliaco paesino, si trova l'hotel con lo stesso nome, la cui storia sembra ripercorrere il percorso cinematografico di Mamma Mia, musical dedicato alla discografia degli Abba e interpretato da Meryl Streep, tenutaria di un hotel da cartolina su un isolotto greco. Nel caso di Es cucons, è stata la predilezione della nonna per l'isola di Ibiza a condurre i nipoti, nel cercare un posto adatto alle vacanze lontani dai clamori e dai rumori delle discoteche. La location giusta, una finca antica a Santa Agnès, è arrivata nel 1997, l'hotel ha aperto i battenti nel 2000, con 15 piccole stanze, una diversa dall'altra, giardini e ristoranti con sedie in rattan.

Destinazione prediletta per gli amanti dell'home decor è anche Sluiz, negozio presente sia a Ibiza che a Palma di Maiorca: facilissimo perdersi tra candelabri, lampade in rattan e fenicotteri dorati da salotto. Chi invece è alla ricerca di storie da raccontare e abiti (vintage) da indossare, ha una sola meta sull'isola: Vicente Ganesha, un negozio immerso tra le bouganville. Tra camicie stampate e bluse dai motivi etnici, rivive davvero lo spirito hippy che aveva animato inizialmente l'isola. Merito anche del suo proprietario, Vicente, vera istituzione ibizenca, che seleziona con la stessa passione parei indiani e corsetti di Jean-Paul Gaultier, fino alle sottane da fin de siécle, e che arricchisce l'esperienza d'acquisto con una vivace narrativa. Tra i suoi clienti, top model newyorchesi e reali monegaschi, come Charlotte Casiraghi.

Nascosto sulla Carretera de Santa Eulalia, nell'entroterra, si trova invece Les terrasses, piccolo agriturismo e hotel a conduzione familiare, aperto da una coppia belga innamoratasi del fascino selvaggio e nascosto del posto. I muretti a secco in pietra e i muri dipinti di un color mattone che brilla, quando è illuminato dal sole, in questa finca riservata si organizzano corsi di cucina, degustazioni e cene a tema. Ad aiutare, la fitta vegetazione locale, tovaglie in pizzo sangallo e vettovaglie decorate dal gusto rétro. Le stesse vibrazioni arrivano da Los Patios Ibiza, ristorante con orto e giardini verticali corredati, che tra i vantaggi ha il fatto di essere aperto tutto l'anno. Al suo interno si organizzano incontri ed eventi, quasi come fosse il caffè letterario, in versione hippy, dell'isola.

Chi vuole approfittare anche delle spiagge, però, evitando i beach club e senza accamparsi a Es Vedra, lo scoglio di fronte all'isola, già particolarmente abitato durante la stagione estiva, può trovare ristoro a Punta Galera, insenatura rocciosa non lontana da Sant Antoni. Una volta area usata come cava da cui estrarre la pietra, le rocce oggi levigate sono perfette piattaforme naturali su cui sdraiarsi. Priva di bar o di corrente elettrica, i nudisti hanno qui una delle loro mete favorite. Anche chi non pratica, però, è attratto da questo angolo di mondo per via della variegata umanità che la popola e l'ha resa famosa negli anni, dall'eremita che vive in una grotta poco distante, e a seconda degli umori, elargisce anche benedizioni, all'attempata signora che qui arriva ogni giorno alle 18 con il frigo mare, preparando mojito. A sud ovest, invece c'è Agua Blanca, famosa per il suo mare cristallino e per il chiringuito poco distante che prepara leggendari panini con polpo alla griglia e guacamole. Chi invece vuole tuffarsi in un lusso discreto, bagnanti con cappelli di paglia a tesa larga e costumi dalle raffinate stampe floreali, va a Es Cavallet, playa dotata anche di piscine naturali di acqua salata, corredata da un Chiringuito tra i più eleganti che si possano ritrovare sulla superficie isolana, con un menù variegato, che abbina alle tapas, orate al sale, jamon iberico o insalate fattoush. Immancabile la lista cocktail, dove a farla da padrone sono freschi daiquiri al cocomero e menta o mojito con chili e cocco.


Chi per l'ora dell'aperitivo, invece, vuole un'esperienza diversa, può rifugiarsi al Cova Santa, altro tropo della mitologia ibizenca: la grotta, in passato rifugio dei pirati, fu scoperta nel XV secolo ma aperta al pubblico solo nel 1957. Tra stalattiti e stalagmiti, a 25 metri di profondità, oggi si può sorseggiare dei cocktail, grazie a Espai Kru, ristorante del Grup Iglesias, istituzione ispanica del food. Brindando a Ibiza, al ritmo che questo angolo di mondo è riuscito a mantenere nonostante il turismo di massa, e a quella magia edonista ed eccessiva, un po' inventata da Tony Pike, un po' connaturata al suo Dna che aveva incantato Freddie Mercury, Grace Jones e George Michael.

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