La donna che da 20 anni disegna su una Moleskine Montalcino come non l'abbiamo mai (davvero) vista

"Uno sketchbook Moleskine con le pagine bianche e una penna Pilot a punta sottile" gli strumenti di Silvana Biasutti, poetessa di disegni che raccontano Montalcino.

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Una pennetta nera a punta fine e un foglio bianco possono essere il modo migliore per raccontare in maniera immediata un luogo. Servono pazienza, occhio e una mano capace. Soprattutto se il territorio in questione è quello della val d’Orcia, sulla quale svetta Montalcino, il borgo che dà il nome al vino rosso più blasonato d’Italia, il Brunello.

Silvana Biasutti, 79 anni, milanese, una lunga carriera in pubblicità e nella comunicazione, lo fa così, con la lentezza ponderata che richiede il gesto del pennino, esattamente da 20 anni. Cioè da quando, durante una breve vacanza in Giordania, complice una macchina fotografica dimenticata a casa che le impedì di fermare la bellezza delle architetture di Petra, ha riscoperto la passione per il disegno, maturata sui banchi del liceo artistico e affinata all’Accademia delle Belle Arti di Brera.

Appuntamento con un albero giù da Torrenieri
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Dal 1999 a oggi questa vulcanica ex pubblicitaria milanese ha riscoperto la propria mano prodigiosa e ha fermato in più di 500 disegni dal segno tanto semplice quanto evocativo altrettante immagini di questo luogo magico - che dal 2004 è stato dichiarato dall’Unesco Patrimonio mondiale dell’umanità - in cui si è trasferita poco dopo essere andata in pensione. I soggetti spaziano dal microscopico universo di un angolo del vigneto dopo la vendemmia, fatto di pampane secche, insetti e galestro, alle iconiche colline coltivate a grano duro e punteggiate dai cipressi della campagna tra San Quirico d’Orcia e Monticchiello. Oggi i suoi lavori, finora rimasti confinati in decine di sketchbook nella sua piccola casa di Sant’Angelo in Colle, delizioso paesino medievale, vengono pubblicati da Montalcino Off, un magazine digitale dedicato a Montalcino e alla val d’Orcia che sta pubblicando il corpus dei suoi disegni su Instagram e Facebook, alternandoli con i ritratti fotografici e le storie delle persone che danno vita e sostengono l’economia di questo scenario fatto di vigne, boschi, colline e poderi.

La benfinita fine della vendemmia sopra Sant’Angelo in colle
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«Dal mio punto di vista, la Toscana è un mito milanese» osserva lei. «È il luogo del bicchiere di vino con il panino al salame, dell’immediatezza, della franchezza, della verità delle cose». La quinta scenica sulla quale la vita degli uomini che vivono o passano da questa regione scorre da più di tre millenni, cioè da quando è cominciata a fiorire la civiltà etrusca, è sempre stato un attore fondamentale nella sua storia. «La Toscana è un continuo incontro con il paesaggio. Attraversarla significa vivere un momento di ininterrotto stupore, a volte dolore. Dolore perché certe sue integrità sono state brutalmente violentate da casette a schiera e brutture permesse da amministrazioni che non avevano capito il tesoro su cui sedevano» continua. «Credo che questo pensiero sia molto attuale perché in questo momento la Toscana deve profondamente e anche rapidamente rilanciarsi come luogo del paesaggio. Può farlo se punterà meno sugli affari e più sulla cultura. Banalmente perché più cultura vuol dire più affari. Chi la amministra oggi deve riuscire ad attirare un pubblico capace di pensare e capire questo luogo».

San Pellegrino sulla Francigena in Val d’Orcia
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La passione per il paesaggio è nata quando era molto piccola, sulle Alpi Marittime francesi, in periodo di guerra. «Per la precisione nell’orto di mia nonna Eugenia» ricorda lei. «Sono sempre stata una bambina cui piaceva osservare. Ero rapita dalla natura». Negli anni ’50, a Milano, sui banchi del liceo un grande professore di storia dell’arte, Guido Ballo le ha aperto gli occhi sull’importanza del paesaggio nell’arte italiana e su come questo “sfondo” racconti con precisione la storia del paese. «È una lezione più attuale che mai: il paesaggio conserva i segni belli, brutti, a volte drammatici e a volte sorprendentemente poetici della nostra storia». A 18 anni entra nell’Accademia di Brera. «È stato quello il momento magico della mia vita perché sono entrata in contatto con il mondo del design e della grafica, i linguaggi che in modo contemporaneo traducevano in segni quello che avevo imparato a scuola. A cavallo tra gli anni ’50 e ‘60, ancora giovanissima, ho cominciato a lavorare nell’ufficio Sviluppo della Rinascente guidato da Augusto Morello, poi diventato presidente della Triennale, e con personalità come Bruno Munari, Max Huber, Albe Steiner».

Gli arbusti dell’inverno, strada di Podernovi
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«Ho sempre avuto una buona mano, ma facendo il manager non avevo mai il tempo di disegnare. Poi un giorno del 1999 volevo fotografare un oliveto vicino ad Amman in cui gli alberi di ulivo erano intervallati da mandorli, ma avevo lasciato la mia fotocamera a Milano. Così ho rispolverato uno strumento che avevo dentro di me ma che non usavo da tempo: è così che ho ricominciato a disegnare». Qual è la pulsione che spinge una persona a dedicare 20 anni a ritrarre borghi, case e paesaggi di un territorio tutto sommato piccolo, com’è quello della val d’Orcia? «Ho sempre l’urgenza di ricordare quello che vedo e non c’è modo migliore di ricordare che disegnare: tutti dovrebbero farlo, anche chi crede di non saperlo fare. È un’attività che ti dà modo di osservare le cose con maggiore profondità» spiega Biasutti. «Solo così una casa, un podere, un arco, una porta riescono a raccontarti la propria storia».

Il casino di caccia dei Barbi strada di Podernovi
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I suoi strumenti di lavoro sono solo due: «Uno sketchbook Moleskine con le pagine bianche e una penna Pilot a punta sottile. Disegno direttamente a penna, senza un primo abbozzo a matita. È una specie di esercizio spirituale e non mi è mai successo di avere ripensamenti. La cosa fantastica è vedere come anche un disegno in bianco e nero riesca a restituire in un certo senso il colore. C’è un mio disegno di una strada di notte con la luna che spunta da dietro le nuvole. Guardandolo si intuiscono le tinte di quella scena». Silvana non finisce mai il disegno mentre è davanti al soggetto. «Comincio mentre sono lì, ma posso finirlo anche a distanza di sei mesi, dopo averlo meditato». Il disegno, però, non è un’attività che le occupa tutta la giornata.

Luna piena nella vigna del poggione, Sant’Angelo in colle
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«Diciamo che non disegno sempre, ma c’è un momento in cui devo farlo assolutamente. Quell’attimo in cui la punta della penna tocca la carta è bellissimo. È come scaricare qualcosa che si ha dentro, senti la tua energia che diventa qualcosa».

Questo è l'account IG di Montalcino OFF per scoprire tutti i disegni di Silvana Biasutti e i progetti legati al territorio

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