Al Baglioni Hotel Luna si cela l'angolo più gourmand di tutta Venezia

Fare colazione all'ombra di un Tiepolo, bere uno Spritz all'aperto vista Canal Grande, baciare un cioccolatino della buonanotte di fronte a Piazza San Marco...

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Courtesy Photo Hotel Baglioni Luna

Morbido di albicocca con pasta frolla sbriciolata, marmellata di fichi all’anice stellato e rabarbaro candito. Da leggere e assaporare tutto d’un fiato. Triglia di scoglio con olive nere, tarallo al basilico ed acqua di pomodoro al gin. Quanti sinonimi conosciamo per dire perfezione? Quanti calici abbiamo per dire celebrazione? Tagliolini al plancton con emulsione alle ostriche e battuto di garusoli. Questa non è solo una filastrocca gourmand, questa non è solo una poesia sul savoir-faire italiano, questa è la storia della cucina che decolla da Venezia per atterrare sui cinque sensi di ogni ospite di Massimo Livan, mente instancabile cuore appassionato e polpastrelli delicatissimi del Ristorante Canova del Baglioni Hotel Luna a Venezia, il rifugio-coccola vista Piazza San Marco, Canal Grande, Giardini Reali… Della serie: sì, è possibile avere tutta Venezia in punta di cucchiaio.

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Veneziano doc, classe 1972, lo chef del ristorante che magnifica i contrasti sotto una cloche d’argento ha un unico credo “lo studio delle ricette della cucina veneziana per reinterpretarle con uno stile contemporaneo”. Creatività, leggerezza, colore, Mediterraneo, sono le parole chiave del patron del luogo dove in passato si ergeva una chiesa dei Templari, e che oggi è uno scrigno in stile Settecentesco, un salotto dall’atmosfera francese d’antan, un museo di storia dell’arte (alzate per un istante gli occhi dal calice di bollicine per godervi lo spettacolo di una natura della famiglia Polito). P.S. Se desiderate, al Baglioni Hotel Luna di Venezia la colazione si fa all’ombra degli affreschi del Tiepolo.

Diego De Pol

Un viaggio attraverso i secoli e le culture, questa è Venezia, questa è la Venezia del tempio dell’hôtellerie contemporanea, una pinacoteca di cristalli di Murano, porcellane Limoges, mobili intarsiati e lampade orientali, racchiuse in 91 camere e suite (i nomi sono d’autore, ça va sans dire, San Giorgio, Sansovino, Giorgione, Tiepolo) dove hanno dormito da Silvio Pellico ai Leoni d’Oro del Festival del Cinema. E dove stanotte possiamo sognare anche noi, baciando un cioccolatino fondente tra le lenzuola bianco perla e un Casanova tra le braccia.

Diego De Pol
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