Il villaggio dei sogni dove passare un Natale innevato si trova qui

A 1850 metri d'altezza, costeggiato da un torrente, tra gli chalet di un antico avamposto montano, con vista sul Monte Rosa: Mascognaz è il paradiso da "White Christmas"

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Riccardo Croci Torti

D'inverno, quando le Alpi sono già imbiancate, si raggiunge soltanto in motoslitta: tanto basta a far immaginare il panorama che si stende intorno all'Hotellerie de Mascognaz, complesso di chalet ricavato da un antico villaggio Walser del 1323, e meta ambita – e già al completo – delle vacanze di Natale. I suoi abitanti originari, appunto i Walser, antichi Alemanni di origine germanica, si spostarono qui per motivi non ancora del tutto noti: forse il ritiro dei ghiacciai aveva creato un clima favorevole anche in alta quota, forse c'erano di mezzo degli incentivi, da parte dei loro signori territoriali e conti, per chi colonizzava nuovi territori. L'idea di ristrutturarne quelle che anni fa erano solo rovine, è però venuta a Paolo Vitelli, armatore a capo di Azimut: nella sua idea originaria, i soggiorni negli chalet – oggi circa una ventina riuniti intorno all'edificio centrale, e disposti su una vallata la cui colonna sonora è data dallo scrosciare del Torrente Mascognaz – erano un atto di gentilezza e cortesia verso gli acquirenti dei suoi yacht, che omaggiava di vacanze in quest'angolo incantato di mondo. E gli ospiti ne rimasero talmente rapiti, da convincerlo a trasformare un luogo di proprietà privata in una struttura alberghiera nella quale tutti potessero sperimentare un'atmosfera da villaggio di Natale.

Riccardo Croci Torti

Perdersi sull'altopiano con vista sul Monte Rosa, magari mentre si sorseggia una cioccolata calda al tramonto, è una delle tante esperienze capaci di creare una dimensione sospesa, facendo dimenticare a chi arriva il passare del tempo. Attraversando i pontili in legno che solcano il torrente, oltre allo scroscio placido dell'acqua, si possono sentire pochi altri suoni: sotto la coltre di neve, la sensazione di quiete assoluta è capace di riportare indietro quasi fino al 1300, quando i Walser usavano il forno comune per preparare il pane per tutto il villaggio – oggi lo si usa solo in occasioni speciali, considerato che, con la sua struttura in pietra, e la posizione esposta al freddo, ci mette 5 giorni per raggiungere la temperatura adatta – si andavano ad abbeverare alla fontana, o salivano su, fino alla chiesa di San Grato. Un'atmosfera amata anche da Carla Bruni, ex première dame dell'Eliseo, e da suo marito Sarkozy, che qui tornano quasi ogni anno.

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Non si sa se partecipino alle ciaspolate sui sentieri o alle risalite in montagna con sci ricoperti da pelli di foca – il loro maggiore attrito sul ghiaccio consente velocità nell'impresa – ma certo questo posto sulle Alpi è il paradiso anche degli sciatori, che da qui raggiungono la vicina stazione di Champoluc e si immergono, in velocità, sui pendii innevati. Al ritorno, ci si rinchiude nella spa per concedersi un massaggio rilassante, o farsi un bagno nella vasca idromassaggio con latte d'asina o fieno. Probabilmente non è quello che fa però Paolo Cognetti, scrittore Premio Strega 2017 con Le otto montagne: qui, in Val d'Ayas, poco distante dalla baita dove vive, organizza annualmente il festival culturale Il richiamo della foresta. A trovare in questo posto la pace, e forse anche l'ispirazione, è però un altro scrittore italiano, Alessandro Baricco, poco avvezzo a temi montani, almeno a quanto si può immaginare leggendo i suoi libri. Forse che la montagna abbia lo stesso potere taumaturgico e lenitivo del suo Oceano Mare, il romanzo del 1993 tra i più famosi dell'autore torinese?

Riccardo Croci Torti

Certo anche chi è poco avvezzo ai mestieri creativi, in realtà, negli antichi chalet costruiti con architettura Walser – e quindi base in pietra, struttura in legno – potrebbe trovare improvvisamente l'ispirazione. Le coperte in lana grezza, le pelli abbandonate placidamente sui divani per riscaldarsi mentre si sorseggia del vin brûlé, le assi in legno che riscaldano alla sola vista, riportano alla mente il video natalizio di Last Christmas, triangolo di malinconia di George Michael ambientato proprio sotto il vischio di un qualche chalet del Colorado. Qui però non ci sono tradimenti a rovinare l'umore, ma fondute valdostane e formaggi da degustare con vista sugli alpeggi illuminati dalle lanterne. E un panorama bianco nel quale perdersi con lo sguardo, sognando già l'arrivo del Natale.

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