25 anni dopo l'inferno viaggio in Ruanda tra gorilla, ortiche e donne ranger

Reportage di viaggio dalla foresta più ricca d'Africa: per cercare una nuova vita dopo uno dei più cruenti massacri, a partire dalla Natura.

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Kim Leuenberger

Ruanda, pomeriggio inoltrato. Il terreno è bagnato e scivoloso, la pioggia scivola dai cappucci fino sulle guance. Siamo appena usciti dal rifugio nella foresta, dove abbiamo passato un’ora con i gorilla, e siamo entrati nella nebbia mattutina che avvolge le montagne fino a un campo da bassi cespugli. Tengo stretta la mano del mio accompagnatore, Mike, la sua presa, ferma sul mio braccio, sembra una morsa, mi evita un altro probabile incidente e cerco di fare del mio meglio per non cadere tra le ortiche che crescono sulle pendici del vulcano. Chi traccia il sentiero è davanti a noi, tagliando coi machete tutto ciò che ci impedirebbe di avanzare. Camminiamo in un silenzio punteggiato ogni tanto da “attenzione, questo punge”. Abbiamo viaggiato insieme per una settimana e questo è il momento in cui siamo più quieti in assoluto. Credo perché ognuno di noi sta riflettendo su quello che è successo... Solo qualche attimo prima, quando i miei occhi si sono posati su uno di quei giganti gentili avevo abbassato la macchina fotografica e smesso di scattare. Siamo stati più di un’ora con i gorilla, ma sono sembrati 5 minuti o 5 ore allo stesso tempo. Mentre torniamo a piedi al campo, c’è qualcosa di indescrivibile nell’aria. Appagamento. Stupore. Felicità.

Il safari dei gorilla in Ruanda
Kim Leuenberger


Accettazione. Gratitudine. Sto lentamente capendo che nulla sarà mai più lo stesso. Questo incontro è stato il culmine di uno dei viaggi più illuminanti della mia vita, mi ha aperto gli occhi. Tutto ciò che mi è accaduto finora, il bene e il male, mi ha portata fino a qui, e solo per questo lo rifarei di nuovo.

Il safari di Gorilla in Ruanda
Courtesy Photo Kim Leuenberger

25 anni dopo il genocidio il Ruanda è conosciuto ancora e solo per questo passato oscuro, la sua storia getta un’ombra su questa terra dalle mille colline: per più di cento giorni nel luglio del 1994 il Ruanda ha vissuto le atrocità del genocidio più cruento della storia d'Africa che coinvolse prevalentemente l'etnia Tutsi. È un carico pesante che non può non essere associato quando si pronuncia il nome dello stato tra i più piccoli del continente africano. Eppure, appena atterriamo, capiamo subito che le nostre aspettative subiranno scossoni: positivi. In tutto il paese, da Kigali al lago Kivu, le strade sono più pulite di qualunque altro posto in cui sia mai stata, le persone spazzano le foglie cadute e i bambini vanno felicemente a scuola: nuove generazioni crescono allontanandosi da quei fardelli drammatici? I paesaggi sono verdi lussureggianti, le colline rotonde sembrano onde all’orizzonte e la nebbia del mattino aggiunge un tocco di mistero. Non è tutto un paradiso, non può esserlo dopo un passato che ha i suoi strascichi sociali, culturali ed economici: ma l'aria è quella di una rinascita in costante crescita alimentata da forza di volontà.

Le mille colline del Ruanda oggi
Kim Leuenberger

Questa nazione ha cambiato rotta, o almeno ci sta provando, si sta concentrando sull’adattamento e sul modo di avere tutti un interesse in comune (rimbalzano, non a caso, le notizie della nascita di una prima azienda che produce smartphone 100% made in Africa dai prezzi democratici ndr). Con una delle più ricche biodiversità dell’Africa, e gli animali selvaggi che soffrono dall’aumento del bracconaggio e della caccia, il governo del Ruanda non ha altra scelta che l’adattarsi, e cambiare completamente a livello di nazione. Gli ex cacciatori e le loro famiglie oggi lavorano come custodi per favorire il reinserimento della fauna in pericolo e la tutela delle specie animali più uniche al mondo è uno dei pilastri della nuova economia ruandese.

Kim Leuenberger

Il Ruanda ha fermato la mia vita e l'ha fatta ripartire. Ha cambiato per sempre il mio modo di viaggiare e fotografare, di guardare e immortalare. Il Ruanda ha scosso tutte le mie aspettative e mi ha fatto riflettere su quello che conoscevo fino a ora. Mi ha insegnato che il viaggio non è solo guardare e fotografare ma è anche connessione. Connettersi e imparare, dagli uni e dagli altri.

Courtesy Photo Kim Leuenberger
La fotografa di viaggi Kim Leuenberger
Courtesy Photo Kim Leuenberger

** Kim Leuenberger è una fotografa svizzera di 27 anni che ha studiato e vive a Londra. Ambassador Leica Kim ha un blog di viaggi ed è una viaggiatrice seriale, meglio se con un volante tra le mani.

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