È un viaggio del cuore, della luce, dei colori, che mi ha immerso nella natura, quello che mi ha portato nel Vesterålen, la parte più a nord della Norvegia.

Poco abitato, ma molto da renne, aquile, pulcinelle, otarie, balene e tanto, tantissimo pesce - merluzzo, halibut e salmone - che qui viene pescato, il Vesterålen è una regione che non ti aspetti.

Sì, è vero, spesso il vento sferza forte e il freddo che percepisci, anche quando c'è un sole caldo, è superiore alla reale temperatura, ma poi alzi gli occhi e guardi il cielo, gli alberi, le montagne che cadono a picco nel mare, e percepisci che qui è veramente un paradiso.
Sei in pace con la natura e il resto del creato.
Anche se quel mare, l’oceano, è un pericoloso mare artico, che passa in poche ore da placido, calmo e azzurro a impetuoso, violento, ondoso e nero. Ne sanno qualcosa i pescatori che da sempre lo frequentano per la pesca del merluzzo.

Qui è dove il tempo un po’ non ha tempo. E la gente per spostarsi utilizza l’Hurtigruten

Il postale Hurtigruten
Valeria Balocco

il mitico postale che parte ogni giorno da Bergen, la seconda città del Paese, diretto a Tromsø e, in 11 giorni, naviga nel mare artico e i fiordi toccando 34 porti. I locali lo prendono soprattutto d’inverno quando neve e ghiaccio rendono pericoloso usare l'auto.


Il Vesterålen è la regione dove la gente ha ritmi diversi anche rispetto alla stessa capitale Oslo. «Siamo un nazione ribaltata», spiegano spesso gli abitanti. Così per significare che al nord, anche se il vento è freddo, batte il cuore più caldo dei norvegesi.
La sera c’è poco inquinamento luminoso: si può ammirare nel cielo la via lattea con la stella polare e, se si ha pazienza e la serata è limpida, anche una splendida aurora boreale.

L’aurora boreale
AFP ContributorGetty Images

Il mio viaggio è iniziato a Nyksund, un piccolo paese dove oggi vivono 26 persone, un villaggio di pescatori nato ai primi del 900. Nei tempi gloriosi era popolato da 750 persone: c'erano una scuola, negozi e persino una panetteria. Abbandonato nel 1960, è tornato in vita grazie a un professore di Berlino e ai suoi studenti che, a metà degli anni Ottanta, sono arrivati qui per passarci l'estate. Oggi rivive nei mesi estivi coi turisti, ma è ancora più bello venirci fuori stagione: non perdetelo se capitate da quelle parti, anche perché qui non ci sono luci in paese la sera e il solo il cielo stellato (e magari l'aurora boreale) è uno spettacolo.

Poi è stava la volta di Skipnes, un paese di pescatori nell’isola di Tindsøya che meglio di altri racconta la vita dei norvegesi. Qui, infatti, ha vissuto Anna på Vinje e la sua a storia è simile a quella di tante donne che hanno vissuto in questa regione. Sposata a un pescatore Anna ebbe 10 figli e ne perse in mare (oltre al marito) sei.
Il piccolo paese è stato completamente ristrutturato dal nipote di Anna e si si ripopola d’estate: si può dormire nelle vecchie case dei pescatori o in nuove bellissime "cabin" e mangiare piatti locali a base di pesce.

Il mio viaggio è terminato a Myre, uno dei distretti della pesca del merluzzo tra più importanti al mondo, dove la “pesca” si studia a scuola sin da bambini quando, al termine delle lezioni, si va ad imparare a tagliare le lingue dei merluzzi (che poi si mangiano fritte e sono deliziose!) e si prosegue alla superiori dove si può persino frequentare il college per pescatori.