«Viaggio da due anni in Sud America senza prendere aerei: se non ora, quando?»

Due anni zaino in spalla, 30mila chilometri percorsi senza prendere aerei: un viaggiatore italiano spiega i trucchi per spostarsi, risparmiare e organizzare l'itinerario migliore.

King Cormorant colony in the Beagle Channel
xeni4kaGetty Images

Ho sempre sognato un grande viaggio in Sud America on the road. Avevo in mente di girare l'Argentina, il Perù e il Cile. Sette, otto mesi al massimo, mi dicevo. Oggi sono due anni che viaggio zaino in spalla, con circa 30 mila chilometri percorsi, senza prendere aerei. Il viaggio in Sud America era sempre stato un sogno. Un sogno ora diventato realtà.

Ho 37 anni e scrivo da Mompiche, un piccolo villaggio di pescatori nel nord dell'Ecuador. Un paradiso di poche anime adagiato sull'Oceano Pacifico. Ma il mio viaggio parte da molto più a sud, da Santiago del Cile. È lì che sono atterrato dopo un lunghissimo volo partito da Napoli. L’ultimo aereo sul quale sono salito prima di mettermi sulla strada. Onestamente non ho fatto molti preparativi. Volevo un'avventura. Pensavo di rimanere qualche mese, ma da subito mi sono reso conto che ci avrei messo molto di più del tempo programmato. Viaggiare lentamente mi dava la possibilità di conoscere non solo i posti più turistici, seppur bellissimi, ma anche le persone. E così è stato.

El Chalten, Patagonia argentina.
Gianni Criscione

Spesso mi chiedono come faccio a vivere dal punto di vista finanziario. In effetti me lo chiedevo anche io quando leggevo storie del genere. Beh, il segreto è piuttosto semplice: non bisogna spendere molto. Come?

Per prima cosa cerco di evitare di pagare l'alloggio. Faccio volontariato in ostello in cambio di un letto e cibo o anche couchsurfing. Per il volontariato in ostello, il passaparola resta un'opzione buona, ma ci sono molti siti e gruppi in internet che possono aiutare. Workaway è un sito molto diffuso. Personalmente però uso vari gruppi su Facebook, come "voluntarios por el mundo". Basta digitare "voluntarios" o "voluntariado" seguito dal Paese dove desiderate viaggiare e vi appariranno vari risultati. In genere, prima di accettare una proposta, contatto i proprietari dell'ostello o leggo i commenti di chi già c'è stato. Se non avete voglia di lavorare in ostello, scaricate l'applicazione Couchsurfing e completate il vostro profilo. Selezionate la città dove volete andare e leggete le referenze di chi vi ospita. Quando avete individuato qualche profilo che vi interessa, gli scrivete. Se nonostante le referenze (evitate di scrivere a persone con un profilo scarno) vi sentite insicuri, chiedetegli di incontrarvi in un luogo pubblico, tipo un bar. Una chiacchierata vi aiuterà a decidere se vorrete andare in casa di uno sconosciuto. Alloggiare a casa di persone locali vi permette di conoscere da vicino le abitudini reali. Rimane la mia opzione preferita. Rimanendo in ostello conoscerete molti viaggiatori ma non moltissime persone del posto, anche se il passaparola con altri viaggiatori è sempre molto importante, per scambiarsi opinioni o dritte. Un’altra opzione, con le condizioni climatiche adatte, è pernottare in tenda, magari non sempre, così potrete abbattere notevolmente i costi.

Mi sono anche fermato qualche mese a lavorare a San Pedro de Atacama, vendendo tour turistici in un'agenzia con cui ancora collaboro. Come? Semplicemente facendo il giro delle agenzie con il mio cv in mano. Un'amica viaggiatrice mi aveva parlato di San Pedro. Un piccolo paesino turistico nel bel mezzo del deserto. In generale, in ogni Paese ci sono località famose dove poter fermarsi a lavorare un po', occasione anche per ricaricare le batterie. I viaggiatori sono una comunità. Sono loro che si scambiano questo tipo di informazioni. Alcuni posti, per esempio, sono Mancora in Perù, Montañita in Ecuador, Copacabana in Bolivia, Ushuaia in Argentina, San Pedro in Cile. Se vi interessano di più le città, ovviamente cercate nelle capitali. Ci sono più opportunità ma anche più costi e complicazioni burocratiche.

Laguna escondidas, San Pedro de Atacama, Cile.
Gianni Criscione

Per risparmiare qualche soldo, a volte viaggio in autostop (da Ushuaia a Buenos Aires per esempio) e per non pagare qualche tour offro alle agenzie turistiche un articolo sul mio blog in inglese (yastaah.blogspot.com). Ho anche una pagina Facebook (Yastaah) e un profilo Instagram (@travelling_the_happiness) su cui carico foto dei tour con i dettagli ma anche miei pensieri personali.

C'è qualcosa però su cui non risparmio. Parlo della sicurezza. Cerco di non arrivare mai di notte in una nuova città. Se per strada, per qualche ragione, mi sento insicuro prendo un taxi. Se in ostello c'è una strana atmosfera, vado in un altro. Direi di fidarsi del proprio istinto e di parlare con la gente e gli altri viaggiatori. Con chi lavora in ostello, con chi ti ospita in casa, con il cameriere che ti porta da mangiare. La mia prima domanda quando arrivo in un nuovo posto è sempre la stessa: es tranquillo aquí? E in generale bisogna avere coscienza che si è in un Paese straniero che non si conosce a fondo. Quindi evitare situazioni limite, per esempio dormire in spiaggia o luoghi isolati.

L'unica volta in cui mi sono sentito un po' insicuro è stato qui in Ecuador quando mi sono ritrovato in mezzo a una protesta nazionale molto agitata e partecipata. Non era possibile spostarsi da una città all'altra. In questo caso allertate l'Ambasciata italiana o l'Unità di crisi del Ministero degli Esteri. Vi diranno cosa fare o vi faranno uscire loro dal Paese in cui vi trovate. Ricordate che se in un Paese non è presente la nostra Ambasciata, in quanto europei possiamo contattare tutte le Ambasciate dell'Unione Europea. Sono obbligati ad aiutarvi.

Reserva Nacional de Paracas, Perù.
Gianni Criscione

E poi è fondamentale l'assicurazione sanitaria privata. Ne ho fatta una online e di tanto in tanto la rinnovo. E questa sì che mi è servita. In Bolivia mi sono fratturato la clavicola percorrendo la strada più pericolosa del Sud America, la famigerata "Ruta de la muerte". Sono caduto dalla bicicletta durante un tour organizzato. Dunque ospedale e operazione (pagati dall'assicurazione) e un mese fermo a La Paz prima di poter ripartire. Io l'ho acquistata on line, ma tutte le più comuni assicurazioni hanno un'opzione per i viaggiatori. Attenti solo a cosa include e cosa no (sport estremi, viaggio di ritorno in caso di emergenza, perdita di documenti, assistenza legale ecc.).

La cifra con cui partire dall’Italia dipende dal Paese in cui si inizia il viaggio. Io sono partito con un budget di circa cinquemila euro sapendo che il Cile e la Patagonia, le mie prime tappe, sono una meta molto costosa. La Bolivia, al contrario, è molto economica. In generale, direi di calcolare tra i 10 e i 20 euro giornalieri, incluso il pernottamento. In Ecuador, Perù, Bolivia e Paraguay potrete pranzare per un paio di euro. A volte meno. A Cusco, Perù, dormivo in un ostello che costava 10 soles, circa tre euro, con colazione inclusa. Ostello super sicuro e in centro! Incredibile vero? Cile, Argentina e Uruguay sono più costosi. Ma i 20 euro giornalieri dovrebbero bastare per mangiare e dormire.

Ovviamente questo non include escursioni e attività turistiche. L'entrata al Machu Picchu costa circa 50 euro, solo per fare un esempio. In Cile pagherete tutti i parchi naturali che deciderete visitare. In Argentina è quasi tutto gratuito. In Ecuador, a parte le Galapagos, non pagherete nulla. Ma le Galapagos vi costeranno solo per il viaggio aereo e l'entrata nel parco nazionale circa 400 euro, a cui aggiungere alloggio e cibo.

Cascate dell’Iguazú.
World Photo Walk / 500px

Per quanto riguarda il mio itinerario, da Santiago sono andato verso la Patagonia. Interminabili ore di bus e poi una nave che da Isola Chiloé mi ha portato attraverso i fiordi patagonici a Puerto Cisnes. Poi mi sono diretto verso la mitica Tierra del Fuego fino a Ushuaia, la città più a sud del mondo. Facendo autostop attraverso la pampa argentina, sono arrivato a Buenos Aires, giusto in tempo per vedere il Boca Juniors vincere il campionato e festeggiare con loro alla Bombonera, il mitico stadio.

Altra nave e altro Paese, dall’Argentina sono andato in Uruguay. Spiagge bellissime, mate e tango. Cose che condividono con i cugini argentini. E poi di nuovo verso nord, fino alle cascate più grandi del Sud America a Puerto Iguazú, giusto al confine tra Argentina, Brasile e Paraguay. Da lì ho viaggiato fino ad Asunción in Paraguay, di nuovo nord dell'Argentina, nord del Cile e poi Bolivia passando per l'immenso Salar de Uyuni, un enorme deserto nato dall'evaporazione di un lago salato.

Sono tornato a San Pedro de Atacama in Cile dove mi sono fermato a lavorare quattro mesi e poi mi sono messo di nuovo on the road, destinazione Perù: Cusco, Machu Picchu, la bellissima Huaraz, capitale peruviana del trekking e poi, finalmente, Iquitos nell'Amazzonia.

Salar de Uyuni, Bolivia.
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L'Amazzonia, come la Patagonia, è qualcosa di indescrivibile. È differente da tutto quello che avevo visto prima. Ho deciso perciò di non fare il classico tour organizzato, ma di imbarcarmi in una nave cargo che mi ha portato da Iquitos in Perù fino in Ecuador, in sette giorni di navigazione. Dormivo in amaca mentre la nave seguiva la sua rotta, interrotta ogni tanto dai segnali degli indigeni che volevano scambiare merci. Se siete interessati a questa opzione, dovrete recarvi a Iquitos. Ci sono agenzie specializzate, ma potete anche andare di persona ai vari porti della città e chiedere. Di solito da Iquitos partono barche per Leticia in Colombia, Manaus in Brasile o appunto Ecuador come ho fatto io. Viaggerete con persone del posto ma ci sono sempre almeno un paio di viaggiatori come voi. Le barche sono tendenzialmente sicure ma come sempre valgono i miei consigli sulla sicurezza che ho citato prima. Un'avventura unica, impossibile da ripetere altrove.

Anche in Ecuador ho avuto esperienze forti. Per esempio, ho svolto un volontariato di varie settimane in una comunità indigena che parla Quichua, una lingua simile al Quechua. Insegnavo inglese ad adulti e bambini e davo una mano alla comunità in qualsiasi cosa avessero bisogno (dall'arare campi a costruire case per chi non l'avesse). Qui sono salito su vulcani alti 6000 metri e ho intravisto spiagge paradisiache che, immagino, ritroverò in Colombia nei prossimi mesi.

Amazzonia, Ecuador.
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Quando è il momento di partire? Questo dipende da voi, quanto avete voglia di lasciare tutto e viaggiare in solitaria? Se vi state chiedendo se sia un pazzo, beh sappiate che la mia vita in Italia scorreva come quella di chiunque altro. Mi sono laureato in Lettere e dopo ho preso un dottorato di ricerca in storia. Dopo il dottorato ho vissuto a Manchester per quattro anni, dove ho lavorato, migliorato l’inglese e messo da parte un po' di soldi. In generale le cose sembravano andare piuttosto bene. Fino a quando è arrivato qualche problema al lavoro e poi la fine della relazione con la mia ormai ex ragazza. Iniziavo di nuovo a voler cambiare aria. A questo punto l'idea del viaggio in Sud America è tornata prepotente, era un sogno che avevo messo nel cassetto. Lettera di licenziamento, qualche lacrima di addio, un mese in Italia con la famiglia e via. Avevo 35 anni, qualche soldo messo da parte ed ero solo. Se non ora, quando?

Tirando le somme, mi sento di dire che la parte più difficile di tutto questo è stata decidere di mollare tutto e partire. Quei mesi prima del mio aereo me li ricordo come fossero parte del viaggio. I problemi, le domande, i dubbi, le paure sorgeranno sempre. L'importante è ricordarsi del perché si è deciso di cambiare vita e cosa si sta cercando in quest'avventura. E io lo so che sto cercando: la felicità.

Machu Picchu, Perù.
Gianni Criscione

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