Illanguidire su Playa Sofà, scalare le vette della Tents Stairway Mountain, cenare nel sontuoso Cuisine bistrot con cucina a vista e finalmente concedersi un sonno regale nell'esclusiva Private Suite. Una vacanza da sogno? No, semplice creatività nel viaggiare stando a casa, in meno di 60 metri quadri (di media). Battezzare l'ordinario con nomi nuovi e (s)fuggire alla noia della realtà. La quarantena dell'emergenza Coronavirus ha costretto a cancellare viaggi e fughe weekend programmate da tempo, rimodulando le distanze. Ormai cardo e decumano sono fusi in quel corridoio che può diventare alternativamente pista da ballo o palestra, la tangenziale sono le scale, il Grande Raccordo Anulare il giro dell'isolato per portare fuori il cane (e la coda c'è lo stesso). L'unico mezzo per viaggiare stando a casa e per spostarsi davvero è il pensiero. Non ci sono limiti, confini e decreti legge. Lo scroll stupito sulle foto di New York vuota, di Roma deserta e sfavillante nel sole di primavera, di Milano silenziosa, lascia in bocca una sensazione metallica di sgomento. Fa impressione, è il commento che rimbalza ovunque.

Sganciarsi dal quotidiano forzato, però, è possibile. si può sfruttare una nuova grammatica della fantasia, ri-alimentata dalle possibilità 4.0 e da un utilizzo creativo di strumenti che abbiamo sempre usato, va detto, per cazzeggiare liberamente: uno su tutti, Google Street View. Il più famoso e accessibile, salvifico nella costruzione di viaggi virtuali, pura esplorazione e conoscenza in mancanza di movimento fisico. Aiuta a riempire diverse ore studiando e documentandosi su un paese lontano (o anche sul proprio, dove non si può più girare liberamente: quanti aneddoti inediti si possono scovare sulla strada e sul quartiere in cui si abita?). In sostanza, viaggiare tra le banche fotografiche libere, partire da una fotografia e inventarsi una narrazione, concentrarsi sui dettagli di una piazza lontana o immergersi tra le strade virtuali in 3D di Rio de Janeiro, Dakar, Tokyo, è chic e impegna in un gioco che può coinvolgere anche i bambini. Lo ha fatto lo scrittore Reif Larsen, che ha raccontato la sua esperienza personale di viaggi ai tempi del Coronavirus sul New York Times. "Viaggiamo per forzarci a prendere un respiro, per piegare lo spazio e il tempo anche solo per un momento. Andiamo per tornare e apprezzare il qui" racconta lo scrittore, padre di un bimbo di tre anni. Ma cosa succede quando non possiamo far viaggiare il corpo e non riusciamo a raggiungere quel che ci aspettava, e aspettavamo a nostra volta? Si può trovare un surrogato valido, un modo per ricreare, per quanto artificialmente, quel senso di meraviglia e di scoperta che è una delle essenze più belle del viaggiare?

La tecnologia avanzata, ma il nome non deve trarre in inganno, porta a sedersi al computer, aprire le mappe virtuali e farsi trasportare nella scoperta di un luogo inedito. È come viaggiare gratis; con la differenza, per quanto sostanziale, di non doversi trasportare fisicamente in nessun luogo. Si possono fare anche i viaggi lungo la memory lane, riscoprendo luoghi già visitati per capire come sono diventati, arricchendo i propri ricordi con qualche aggiornamento (a volte, va detto, non necessario e pure stupefacente). E perché no, ripassare in passeggiata virtuale in quei luoghi che conoscevamo fisicamente, e riviverli attraverso il 3D. Lì dove la Google Car è andata a 30 all'ora a definire i contorni si sono annidati i ricordi di un bacio, di un pane fresco di boulangerie sbocconcellato su una panchina, la sensazione di una vista panoramica incredibile. È la nostra guida di viaggio già compilata, in attesa di aggiornamento sensazione. Con in sottofondo i suoni delle radio del mondo su Radio.Garden, così che l'atmosfera risponda al viaggio virtuale intrapreso, torniamo su passi percorsi o osiamo tentare un'infarinatura di quel posto magico che ancora non siamo riusciti a vedere, scoprendone i cambiamenti nel corso del tempo, mattoni di una memoria collettiva alla quale possiamo partecipare. Non solo terra terra: Google Street View porta anche a bordo della Stazione Spaziale Internazionale per vedere come si muovono gli astronauti in uno spazio così etereo, compatto e distante. Che, nonostante il panorama, in certi momenti non è tanto diverso dal nostro.

"Trovo affascinante che Google Street View si prefigga di essere un documento oggettivo del nostro mondo. Ma di certo è lontana dall'essere un documento oggettivo. Le persone passano davanti, riempiono le scene con le loro storie. C'è chi si veste con un costume da cavallo, chi lascia bambini davanti a negozi di Gucci. Vediamo la Google Car mentre falciamo il prato e ci sentiamo in obbligo di mostrare al mondo i capezzoli. Funzioniamo così" spiega Larsen. Ma se le quattro pareti di casa sono the limit forzato, la tecnologia è quella che viene in aiuto con i migliori strumenti a disposizione: le semplici webcam del meteo possono ispirare viaggi mentali e storie da raccontare, mostrano panoramiche di paesi piccoli e raccolti, affascinano e rilassano i pensieri con la loro inquadratura fissa. Senza dimenticare il viaggiare con Instagram, attualmente una delle più fornite, ricchissime e variegate banche fotografiche del mondo: un semplice scroll sull'hashtag di un luogo o sulla geolocalizzazione è il primo passo verso un posto che abbiamo sempre sognato di visitare. Viaggiare stando a casa ha tante diramazioni, dalle più immediate alle più sofisticate come la realtà virtuale, non solo curata da Big G ma anche da molte startup più piccole, che attraverso specifici visori regalano la sensazione di essere sdraiati su una spiaggia della Polinesia, a passeggio per Los Angeles, in cima a Machu Picchu, ovunque si vorrebbe essere, direttamente dall'affossato divano di casa. La possibilità tech è sempre più verticale, specifica e affascinante: sul NYT Larsen segnala Night Walk, un tour notturno della street art per le strade di Marsiglia, o Welcome To Pine Point, documentario interattivo su una comunità di minatori del nord del Canada per immergersi realmente all'interno della loro città.

Il viaggio vero, però, è un'altra cosa. È un'esperienza dolorosa, in un certo senso: sollecita i sensi alla novità, apre e chiude finestre mentali, fa porre domande, lascia segni visibili dentro e fuori. Lo sforzo dello spostamento resta impressa nei muscoli e nel cervello. Può essere drammatico e piacevole insieme, può rafforzare legami o distruggerli per sempre. Il surrogato dei viaggi virtuali è nella negazione della fisicità. "Contatto fisico, contatto di superfici, contatti con cibi nuovi, con nuove acque, nuovi odori, nuove luci, nuove lingue. È strano che in questo momento storico, circondati dall'invisibile minaccia di un'infezione, dobbiamo negare ogni contatto, ritirarci, barricare i nostri corpi al mondo". Non sapere quando poter riprendere a prenotare voli/treni/navi per quella tanto agognata fuga fuori città non deve abbatterci. Con video VR, webcam puntate, foto e informazioni poetiche, anche il sakura in Giappone può entrare nel salotto delle nostre memorie di adesso. Sublimare, al momento, è la carta più alta per continuare a sognare.

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