Che viaggiatori saremo quando sarà tutto finito?

Più responsabili, spendaccioni, territoriali o apolidi del mondo: la nostra nuova anima da traveller sarà il biglietto da visita post-trauma.

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London Shaftesbury Avenue

Non è tanto quanto, ma quanto come. E quando, a corollario. Lo scioglilingua si rincorre nella testa di chi sperava di poter prenotare vacanze, weekend, fughe romantiche. Forse il quando è la questione minore. Prima c'è da capire come viaggeremo in futuro, come s(t)aremo a quarantena finita. Che persone saremo dopo il lockdown e l'annullamento del contatto dei corpi se non quelli più prossimi. E che viaggiatori saremo diventati, a quel punto, sapendo di dover riconquistare tutti quei sensi che sono stati messi in stand by tra le mura di casa? Le domande non sono indiscrete; le risposte lo sono, a volte. Le cercano i globetrotter pronti a riempire sempre gli stessi trolley o zaino, a seconda della tipologia di trasferta. Le cercano i viaggiatori per lavoro con le gambe allenate dal saliscendi da treni/aerei/traghetti, le espressioni piacevolmente annoiate al check in, i tempi calcolati al millimetro data l'abitudine agli spostamenti. I rituali di tornelli e controlli di sicurezza cui aderiamo con solo apparente distacco, in realtà siamo emozionati ogni volta. Gli sbuffi dell'apnea nell'attraversare concentrati gli incroci pieni di persone, da Shibuya a Tokyo fino a Times Square a New York, nella luce artificiale dei cartelloni pubblicitari.

Courtesy/Bagbnb

Quando torneremo a viaggiare, il primo cambiamento sarà già stato dentro di noi, con comportamenti che sulle prime non riusciremo a decodificare. Forse lo comprenderemo interrogandoci nella solitudine domestica ma sapendo che la questione è collettiva, come sarà il nostro approccio ai viaggi dopo la quarantena. "We will travel again. Same bag, new soul" è l'augurio di Bagbnb, scaleup italiana di baggage deposit con sedi tra Europa e USA, che descrive in un claim efficace dove si anniderà il cambio di passo con l'esperienza. Riempiremo quelle valigie di occhi nuovi e guide di viaggio che avremo accumulato e spolverato nelle lunghe settimane di lockdown. La nostra nuova anima di viaggiatori non sarà più la stessa, anche se sulle prime saremo convinti di sì. Ma stiamo già facendoci delle promesse: essere viaggiatori più consapevoli, curiosi, attenti. Goderci una trasferta, per quanto temporanea o professionale, e i suoi correlati di viaggio: mangiare, dormire, riposarsi. Sulla lunga, staccare potrebbe riaffermarsi come forza dell'autodeterminazione. Reimpareremo a viaggiare bene (finirà la sospensione di Schengen?). All'inizio le nuove regole ci sembreranno adattamenti difficili, lentamente verranno allentate. Non sarà nulla come prima, sarà un new normal. E ci concederemo qualcosa che non abbiamo mai fatto durante la scoperta di una città, riscopriremo posti che abbiamo già vissuto. Esploreremo con attenzione i dettagli del bugiardino delle nuove anime di viaggiatori in cui ci saremo trasformati, in una sorta di terapia curativa attraverso il viaggio. Oseremo, finalmente. Roma-Bangkok, una realtà. Il viaggio solitario fino ad un b&b rustico nelle Marche, rifugio per spostare l'asticella della riflessione. Quel Sudamerica che abbiamo cantato con Paolo Conte e ancora mai visto. Impareremo ad alzare gli occhi dalle mappe digitali per allargare lo sguardo verso un orizzonte che supera i limiti dei palazzi storici di Parigi, Berlino, Madrid.

Courtesy/Bagbnb

La voglia di viaggiare non si è spenta, è solo sopita: fuggiamo dalle pareti di casa sognando mete lontane, sgraniamo le foto dei mari dove ci siamo immersi e delle montagne che abbiamo scalato come rosari beneauguranti per un futuro che non possiamo davvero prevedere. Però continuiamo a indagare, ci poniamo dubbi, elaboriamo supposizioni per capire come saremo nel momento in cui potremmo prenotare i viaggi dopo il Coronavirus. Quando ci sentiremo scevri di preoccupazioni, pronti a comprendere come siamo diventati, a fare la giusta ammenda su quella fame tossica di mondo che aveva rovinato il piacere di viaggiare. Chi avrà attraversato il Purgatorio dantesco di autoprivazione necessaria non avrà solo voglia di libertà di viaggiare. Saprà di dover studiare in anticipo gli strumenti utili a non sprecarla.

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