Come organizzare una vacanza a piedi e conoscere le sfumature delle nuvole

I consigli di una guida ambientale per provare e tornare ad amare il modo più antico di viaggiare.

Addio soste benzina, orari di treni e/o voli, gomme bucate o motore in panne. Chi decide di viaggiare a piedi come mezzo di spostamento ha solo le proprie gambe. Preziose, forti, a volte incerte, altre stanche, altre ancora esauste. Ma la fatica è un prezzo che si paga volentieri se in cambio si cammina immersi in un panorama mozzafiato, con una colonna sonora rilassante e stimolante accompagnati dal nostro respiro e dall'incedere dei nostri passi sempre più saldi, sicuri e consapevoli. Abbiamo incontrato Laura Ciaghi, guida della Compagnia dei Cammini che insieme ad altri colleghi racconta i 20 itinerari presenti nel libro Cammina Italia (di Luca Giannotti, coordinatore della Compagnia dei Cammini, Ediciclo, 14 euro), per avere qualche consiglio su come iniziare a muovere i primi passi in questa esperienza di viaggio.

Qual è in Italia il viaggio a piedi ideale per chi si avvicina a questo tipo di vacanza?
In Italia ci sono moltissimi cammini di media percorrenza che durano dai cinque ai 15 giorni, ma c'è anche la possibilità di percorrere alcune tappe dei cammini di lunga percorrenza. In questa grande varietà ciascuno può scegliere il cammino che più gli si addice nella combinazione di paesaggi naturali e peculiarità artistiche e culturali che si incontrano nel cammino. Nello scegliere un viaggio al piedi per iniziare, è importante scegliere cammini che abbiano una lunghezza delle tappe intorno ai 10/15 km, e dislivelli giornalieri non superiori a 400/500 metri. Ognuno può trovare la propria combinazione ideale, spesso nemmeno troppo distante da casa. Per iniziare secondo me è utile approcciarsi con un viaggio cosiddetto a stella.

Cos'è il viaggio a stella?
Significa che si fa base in una località e ci si muove in itinerari giornalieri che esplorano le vicinanze: dormire in una baita tra le alpi trentine o piemontesi, in un casale in Toscana o in Tuscia, o in un dammuso pantesco ci permette di esplorare la ricchezza di una valle, di una zona di un'isola con uno zaino leggero. Un'altra bella occasione per un primo approccio sono i cammini nelle piccole isole mediterranee, per esempio quelli che esplorano l'arcipelago delle Egadi o le Eolie o quelli che percorrono un tratto costiero dell'Italia continentale i borghi del Ponente in Liguria, la penisola amalfitana o il delta del Po. Se poi si vuole sperimentarsi in un vero viaggio itinerante portandosi nello zaino tutto il necessario, in Italia ci sono moltissime possibilità; un esempio è il Cammino dei Briganti, tra Lazio e Abruzzo con tappe non troppo lunghe, adatte anche a una prima esperienza con dislivelli affrontabili anche da un neofita. Anche la parte da Siena a Lucca della via Francigena con molte strutture di ospitalità e quindi una certa elasticità nel programmare le tappe.

Un viaggio a piedi comporta sempre un certo impegno...
Si parla di un cammino non di una passeggiata ed è quindi importante prepararsi fisicamente e psicologicamente ad affrontare un'avventura che metterà alla prova gambe, spalle, e piedi ma anche la testa e il cuore. È consigliato quindi prepararsi con un po' di allenamento: magari con qualche camminata giornaliera che abbia lunghezze e dislivelli comparabili alla media delle tappe del percorso. L'imprevisto è parte integrante del viaggio e spesso, se affrontato con un giusto spirito di adattamento diventa la cosa più bella, l'avventura che poi ci ricorderemo e che racconteremo una volta tornati.

Come si stabilisce l'andatura ideale?
L'andatura migliore è quella che ti permette di conversare con chi ti cammina accanto, di cantare anche se solo nella propria testa, di distinguere la genziana dalla genzianella, di notare il murales dipinto che spunta dietro al fienile o il vaso di lavanda alla finestra delle case ancora abitate. Con l'andatura ideale si può notare la sfumatura dei colori delle nuvole e capire se sta arrivando il temporale, si vede il campanile del paese ben prima di arrivarci accanto con i piedi, si sente l'odore della pioggia che sta arrivando e il canto del torrente molto prima di attraversarlo. Con l'andatura ideale si capisce se il vento cambia direzione, si è consapevoli del cammino del sole nel cielo, si ha tempo di scambiare due parole con la persona che si incrocia sul sentiero, di leggere la targa che ricorda i caduti partigiani della zona, di vedere il picchio sull'albero secco nella faggeta, di notare il sorgere della luna anche in pieno giorno.

Esistono esercizi preparatori e di stretching finale?
È buona prassi fare brevi esercizi di riscaldamento prima di partire in modo da stimolare l'afflusso di sangue ai muscoli, aumentare la temperatura di braccia e gambe e alzare leggermente il ritmo del battito cardiaco. Possiamo cominciare ruotando una alla volta le caviglie con piccoli movimenti per passare poi a riscaldare polpacci, quadricipiti e bicipiti per salire poi a bacino, busto, spalle e collo, che anche se non sono strettamente coinvolti nella camminata, sono chiamati a sorreggere il peso dello zaino e a mantenere equilibrio e postura. Basta dedicare anche solo un quarto d'ora a questa buona pratica, unita a una partenza a ritmi molto lenti, quasi meditativi, per dare gentilmente modo al corpo di riabituarsi al movimento e all'azione. Ugualmente alla sera è bene riallungare e sciogliere i muscoli indolenziti sempre partendo da piedi e caviglie e salendo fino alla testa. Ci sono poi routine specifiche, soprattutto pensate e praticate dalle discipline orientali, molto utili anche eseguite prima o dopo il cammino.

Quali sono le calzature più appropriate?
Come Compagnia dei Cammini chiediamo scarponi alti alla caviglia, per abbassare il rischio di distorsioni alla caviglia, per sostenere meglio le ginocchia che devono comunque portare il peso di uno zaino in aggiunta a quello del corpo, per migliorare la stabilità anche su pendenze elevate o terreni scivolosi o incoerenti. È bene indossare gli scarponi nuovi prima di iniziare un cammino di più giorni, magari utilizzandoli per qualche gita giornaliera o se non ci sono altre possibilità, anche in qualche momento ben scelto nella vita di tutti i giorni. Uno scarpone che ha avuto la possibilità di adattarsi alla forma del piede e di ammorbidire i propri materiali abbassa il rischio di formare le tanto temute vesciche ai piedi quanto utilizzato per tempi prolungati e per più giorni consecutivi.

Come deve essere la suola?
Deve essere il più possibile integra e senza limature laterali che fanno perdere aderenza e che causano un'alterazione della postura. Questa alla lunga può portare a problemi alle articolazioni, soprattutto alle ginocchia. È importante anche esaminare tutto lo scarpone e in particolare la congiunzione tra suola e tomaia: alcune colle con il tempo e gli agenti atmosferici perdono aderenza ed è sempre molto spiacevole passare per l'esperienza di una suola che si scolla dalla tomaia nel bel mezzo di un cammino, soprattutto in punti lontani da centri abitati o particolarmente selvatici. Personalmente soprattutto in estate preferisco le calzature in pelle senza goretex o strati impermeabilizzanti più traspiranti.

Cosa mangiare per nutrirsi e non appesantirsi?
Frutta e verdura cotte o ancora meglio fresche per reintegrare i sali minerali che si perdono con il sudore e la traspirazione, carboidrati e zuccheri per reintegrare l'energia persa. La frutta secca è un alleato prezioso del camminatore perché contiene molta energia e oli buoni in un peso relativamente modesto. Anche albicocche fresche o disseccate e banane sono una buona fonte di potassio da tenere a portata di mano. Il cammino non è il momento adatto per rivoluzionare le proprie abitudini alimentari: non è il momento per diventare vegetariani o vegani o per rinunciare completamente all'alcol o ai latticini se abitualmente li consumiamo. È tuttavia bello utilizzare il cammino per aumentare la propria consapevolezza alimentare e, se si vuole per provare, con gentilezza, qualcosa di diverso: per esempio per un giorno si può non consumare vino o carne e vedere che effetto fa sul nostro corpo e sulla sua capacità di sostenere uno sforzo fisico. In linea generale il mio consiglio è di mantenere le proprie abitudini alimentari con un occhio alla digeribilità dei cibi e a scegliere alimenti che favoriscano l'idratazione e il reintegro dei sali minerali ma anche di apprezzare comunque la cucina locale e andare a cercare qualche piatto tipico e un vino o una birra di produzione locale che permettano di conoscere i luoghi e le comunità attraversate anche dal punto di vista enogastronomico.

Servono integratori alimentari soprattutto se si cammina con il caldo?
Se si presta una ragionevole attenzione alla propria alimentazione e si mantiene un ritmo e un impegno di cammino adeguato alla propria preparazione fisica non servono integratori alimentari. Può essere comunque una buona idea tenere un paio di bustine o pastiglie nello zaino se dovessimo avere una crisi di zuccheri o crampi muscolari. Questa deve comunque allertarci a modificare qualcosa nella nostra alimentazione e nella pianificazione del nostro viaggio.

Come si possono coinvolgere i bambini in questa esperienza e da quale età?
I bambini possono essere coinvolti anche da molto piccoli, l'importante è proporre loro cammini di difficoltà adatte e che contengano elementi in grado di mantenere viva la loro attenzione e di stimolarli al raggiungere una meta. A questo fine sono meravigliosi i cammini con gli asini: fedeli compagni di viaggio dal ritmo lento e cadenzato, che aiutano a portare le cose più pesanti, che possono dare un passaggio a bambini e bambine più piccoli quando la stanchezza si fa sentire, che stimolano la curiosità e la voglia di partecipare al viaggio, che aiutano a creare il senso del gruppo e del muoversi in carovana.

Come condividere questa esperienza con individui che hanno tempi diversi?
Se l'obiettivo comune è vivere il cammino in una dimensione di gruppo all'interno di questa cornice comune è possibile mettere insieme sensibilità, attenzioni, tempi e capacità tecniche diverse. La prima cosa e la più importante è capire che a ciascuno di noi, prima o poi, nella propria vita di camminatore/camminatrice, capiterà di essere l'ultimo o l'ultima del gruppo; la persona più lenta o più in difficoltà che magari deve essere aspettata ai bivi o aiutata condividendo il peso dello zaino. Vuoi perché ciascuno di noi inevitabilmente invecchia e perde forma fisica, vuoi perché può capitare a chiunque un malessere, una difficoltà, un infortunio, una giornata no. La seconda cosa è capire che le tempistiche generali del gruppo vanno adattate alla persona più lenta e che non è detto sia sempre la stessa: a volta chi è veloce in salita può avere difficoltà in discesa o viceversa, chi si muove con agilità su terreni scoscesi può trovare faticoso percorrere lunghi tratti di asfalto eccetera.

Un consiglio pratico preziosissimo?
È importante che, soprattutto in salita, ciascuno possa conservare il proprio ritmo di cammino, che ci si aspettarsi ai bivi a prescindere da quanto chiare siano le indicazioni e la direzione da seguire, in modo da ricompattare il gruppo e dare modo a ciascuno e alla guida in particolare di rendersi conto se ci sono difficoltà particolari. Se l'invito a chi cammina con un ritmo più alto è in qualche modo di rallentare, quantomeno nel quadro dei tempi della giornata se non nel ritmo, allo stesso tempo si chiede alle persone più lente un'attenzione a eliminare tempi morti e a utilizzare una serie di accorgimenti per esempio curare bene la preparazione dello zaino in modo da portare solo l'essenziale, tagliare rallentamenti o fermate non necessarie come per esempio quella per fare foto. La dimensione del gruppo in questo modo diventa elemento essenziale del cammino, la quarta dimensione dell'esperienza a fianco della scoperta e dell'osservazione della natura, degli aspetti antropologici e culturali dei luoghi attraversati e un'immersione introspettiva nella propria realtà più intima e spirituale.

Qual è la chiave di un cammino goduto in pienezza?
La gentilezza verso le creature vegetali, minerali e animali con cui entriamo in contatto; la cura nel non lasciare rifiuti, nel rispettare la vita incontrata in tutte le sue forme, nell'avere un impatto ecologico il più basso possibile. Gentilezza verso le persone e le comunità incontrate e attraversate: sono loro che con la presenza e il lavoro mantengono il paesaggio, tengono aperti i sentieri, offrono ospitalità al viandante, creano e custodiscono le opere di arte e ingegno che troviamo sul cammino. Gentilezza verso noi stessi, i nostri tempi, la fatica, gli errori, le esitazioni, i momenti di scoraggiamento o di sconforto, ma anche la gioia dell'arrivo, il godimento della bellezza, la quieta serenità di aver vissuto momenti in pienezza. Gentilezza verso compagni e compagne di cammino di cui, pur condividendo in maniera intensa giornate molto dense e lunghe, affrontando insieme fatiche e difficoltà, spesso conosciamo poco della loro vita quotidiana, dei problemi con cui si misurano a casa, delle dinamiche in cui sono inseriti, della complessità delle loro identità.

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