La mano gigante da vedere in uno dei parchi più belli d'Italia, in Abruzzo

Un'opera d'arte nel legno, la ricerca di un orso da proteggere: viaggio nel polmone d'Italia.

arteparco, alessandro pavone "un tempo è stato"
Courtesy Valentino Mastrella

Post Covid, gli italiani riscoprono il bel Paese e la natura incontaminata. Mare sì, ma anche montagna e il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise - con la sua flora e fauna, le sue valli selvagge, le foreste, le praterie, i fiumi, i laghi, i torrenti e un clima relativamente temperato tutto l’anno – ne è l’esempio. Tutti (o quasi), dunque, tra i monti che tornano così ad avere una nuova centralità, confermandosi sempre di più l’inizio e la fine di tutti gli scenari naturali. Sono in tanti ad amarli da sempre, italiani e non, tra cui il filantropo britannico Paul Lister che nel 2000 acquistò una tenuta nelle Highlands - per ripristinarne la natura originaria ed opporsi al tradizionale modello vittoriano di sport come la caccia e il tiro e pesca - e poi la Sutherland la Alladale Estate (da lui ribattezzata Alladale Wilderness Reserve), fino a fondare The European Nature Trust (TENT), un’organizzazione benefica nata con l’obiettivo di preservare in Europa gli habitat naturalistici più a rischio, raccogliendo fondi per progetti di conservazione in quegli ultimi angoli selvaggi e incontaminati rimasti nel Vecchio Continente. Una voglia di conoscere e di scoprire, la sua, che lo ha portato in Abruzzo tra donazioni (su tutte, quella all’associazione di volontari “Salviamo l’Orso” che si impegna a salvare l’orso bruno marsicano, il più raro) e promozione dei conservation journeys che sono dei veri e propri viaggi nella regione appenninica, il posto dove ognuno può trovare la propria stanza en plein air tutta per sé.

Pescasseroli è divenuto il centro di tutto questo e in quel cuore verde d’Abruzzo, nel paesino di Benedetto Croce - molto amato, tra gli altri, da Ettore Scola (a cui è dedicato il cinema del paese e una rassegna cinematografica), da Dacia Maraini e Paola Cortellesi che lì hanno casa - ogni estate viene organizzata ArteParco, un progetto nato per portare l’arte contemporanea all’interno delle Foreste Vetuste che tre anni fa sono diventate Patrimonio dell’Unesco. La passeggiata che si fa per raggiungerle – a piedi o usando le comode le BMW Active Hybrid E-Bike messe a disposizione - è agevole e molto rilassante: pochi chilometri che creano un percorso “dove ognuno può ‘perdersi’ nell’esplorazione di se stessi e del luogo” - ci spiega il direttore del Parco Luciano Sammarone -fino ad arrivare in un posto in cui la l’arte dialoga con la natura attraverso l’utilizzo esclusivo di materiali ecologici e naturali”. Troverete L’Animale-Vegetale (Il Cuore) dell’artista-designer Marcantonio e gli Specchi Angelici di Matteo Fato - protagonisti delle passate edizioni – per poi scoprire l’opera più suggestiva, Un tempo è stato di Alessandro Pavone.

Courtesy

Trentino, classe 1973, Pavone ha lavorato a lungo con Robert Wilson e l’influenza dell’architetto, dello scenografo e del regista di fama mondiale è ben visibile in questa sua imponente installazione in legno (misura cinque metri per due) realizzata per la terza edizione di questo progetto nato dalla collaborazione tra Ente Parco, il Comune di Pescasseroli e i profumi Parco1923. C’è un tronco di braccio umano dalla cui mano sembra nascere uno degli affascinanti alberi presenti nel Parco, una sua personale riflessione sul legame tra uomo e natura, sulla meraviglia del ciclo della vita, così breve per l’esistenza umana rispetto al mondo naturale. Come il visionario maestro delle luci, anche Pavone ama stupire con meno imponenza e vistosità prediligendo una maggiore attenzione ai dettagli che in questo caso hanno preso ispirazione dall’immagine di un albero che cade a terra al termine della propria esistenza con uno schianto improvviso nel silenzio, assumendo così le sembianze di un braccio umano. Una mano, dunque, che come ci dice l’artista “ha un’espressione che da’ un senso di leggerezza”, quella stessa mano che è fondamentale nella danza (ecco tornare Wilson), ma prima ancora è uno strumento di apprendimento e di conoscenza. Col passare del tempo, quella mano che lui stesso chiamal’occhio dello scultore”, diventerà più morbida e le dita si allargheranno per far spazio alla crescita del tronco che così tornerà alla terra. A novembre, poi, in occasione della tradizionale Festa dell’Albero, evento per ricordare l’importanza ambientale, sociale ed etica della tutela del verde, i bambini delle scuole del territorio saranno coinvolti nella piantumazione di un nuovo albero anche tra le “dita” dell’installazione, completando così il progetto.

Simone Formisani

Il suo è un racconto del ciclo della vita, “una pace suggerita dall’accettazione serena dell’alternarsi delle stagioni”, “una cura per la nuova vita”, “l’empatia dello spettatore con la natura”, “la rinascita dopo il crollo”. Due dita sono unite e le altre sono separate e insieme creano un elegante movimento del palmo in quest’opera costituita da elementi sagomati ricavati da un tronco di larice secolare, sradicato dalla tempesta di Vaia in Trentino nel 2018. ‘Un tempo è stato’ evoca il rapporto indissolubile tra uomo e natura, l’attenzione e il rispetto da parte dell’uomo che sono fondamentali per proteggere l’inestimabile patrimonio naturale. Gli echi di Wilson – gli elementi, la creatività, i componenti estetici e gestuali – sono tutti lì. Sembrano mancare le luci e il sonoro, fondamentali per il coreografo/artista, ma in realtà sono tutti lì, in quella stessa composizione che riflette la sua armonia estetica e nella natura circostante. Basta davvero poco per trovarli.

Umberto Esposito
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